L'Italia è perduta... Non ha speranza, col tempo la situazione peggiora sempre più! Mastella si è dimesso per lo scandalo che lo ha investito, non prima di aver combinato abbastanza danni: ha fatto in tempo a fare l'indulto, una riforma della giustizia scandalosa, aver fatto trasferire De Magistris e ha ricattato continuamente il governo al quale apparteneva. Ma le sventure di questi tempi sono abbondanti: si, è stato condannato Totò Cuffaro, ma gli sono stati dati solo 5 anni (-3 per l'indulto = sotto i 3 anni di condanna non si finisce in galera) per favoreggiamento e rivelazioni di segreti d'ufficio, ma è stato scandalosamente prosciolto dall'accusa di favoreggiamento alla mafia. Come già anticipato prima De Magistris è stato condannato e gli è stata inibita la possibilità di lavorare come pm e ordinato il trasferimento, come avvenuto precedentemente per la collega Clementina Forleo, alla quale il CSM ha chiesto il trasferimento per incopatibilità ambientale!
Come dice Grillo, prima i magistrati si eliminavano con il tritolo e le pallottole (es. Falcone, Borsellino, Chinnici, ecc...) ora ci pensa il Ministro della Giustizia!
La casta politica si chiude a riccio ogni qual volta che viene messa sul nbanco degli imputati, ed ecco che vengono sfornate leggi contro le intercettazioni, indulti, amnistie, leggi ad personam, "leggi contro presonam", ispettori nei palazzi della giustizia dove si indagano i potenti, grazie a personaggi corrotti, ecc...
Come fanno ad accettarci le comunità internazionali? Se fossi al posto di esponenti dell'UE chiederei l'espulsione dell'Italia dalla Comunità Europea, o se fossi il presidente dell'ONU chiederei delle sanzioni nei nostri confronti!
A questo punto non vedo vie d'uscita, temo che il virus della nostra nazioni possa superare i confini nazionali, ed infettare gli altri paesi. Io credo che a questo punto ci sia una sola soluzione: IL PUGNO DI FERRO!!! L'INSURREZIONE POPOLARE!
LASICILIA.IT
Il presidente della Regione: "Non mi dimetto"
PALERMO - Ha trascorso una notte insonne, dopo la tensione accumulata in questi giorni e la sentenza che ieri la ha condannato a cinque anni di reclusione per favoreggiamento e rivelazione di segreto d'ufficio assolvendolo però dall'accusa più pesante, quella di avere favorito Cosa nostra. Il presidente della Regione Salvatore Cuffaro questa mattina è apparso più disteso; quando è sceso di casa ha trovato ad attenderlo, sotto la sua abitazione, un gruppo di fedelissimi che lo aspettavano fin dalle prime ore dell'alba.
Cuffaro non è riuscito a trattenere la commozione, mentre abbracciava a uno a uno amici e conoscenti. "La cosa che mi dà più gioia - ha detto - e quella di avere finalmente riportato la serenità nella mia famiglia. In questi anni ho vissuto con il rimorso di avere dato ai miei cari un dolore grandissimo: quello di vedermi indagato e processato per collusione alla mafia, io che l'ho sempre combattuta. Oggi il rimorso non c'è più perché questa accusa infamante è stata cancellata e, soprattutto, perchè ho visto finalmente la mia famiglia un po' più serena".
Il presidente ha ribadito la sua intenzione di non dimettersi: "Torno al lavoro, dopo questo calvario, per continuare a fare quello per cui i siciliani mi hanno rieletto, apprezzando la mia scelta di lasciare il Parlamento europeo e il Senato della Repubblica che mi avrebbe consentito di ottenere l'immunità. E' l'unica risposta che posso dare in cambio dello straordinario affetto che mi è stato dimostrato dai siciliani, nel tentativo di ripagare il bene che mi hanno voluto e continuano a volermi".
Il governatore ha anche commentato la richiesta di dimissioni avanzate da alcuni esponenti dell'opposizione: "Avevo detto che mi sarei dimesso se fossi stato condannato per un reato infamante come quello di avere favorito la mafia, questo non è successo. Cuffaro rimane al lavoro fino al 2011, non si farà attrarre da chimere di candidature alle nazionali perché dopo quello che hanno fatto i siciliani per me è giusto che io rimanga qui a lavorare".
"Io ho rispettato la magistratura essendo un imputato modello - continua -, ora mi aspetto che i pm facciano lo stesso nei miei confronti. Ci sono tre gradi di giudizio: sono riuscito a dimostrare l'infondatezza del reato più infamante, quella di avere favorito la mafia, sono convinto che negli altri due gradi sarò assolto anche dalle altre accuse".
"Il tribunale - sottolinea il governatore - ha cancellato l'accusa che io sia colluso con la mafia o, come sostengono i miei avvocati, che abbia anche favorito il singolo boss. Per il semplice fatto che io avrei rivelato queste notizie, ammesso che fosse vero, al medico Domenico Miceli e all'imprenditore Michele Aiello, che non erano indagati per mafia".
Cuffaro ripercorre anche quello che definisce il suo lunghissimo "calvario" giudiziario, cominciato nel 2003 con l'accusa di corruzione, poi archiviata, "per avere preso una tangente da una persona che non era nemmeno indagata. Questa tangente l'avrei presa nel '93 in cambio di un decreto firmato dall'on Salvo Lima. L'accusa di corruzione è caduta intanto perché un parlamentare europeo non firma decreti, ma questo è poca cosa rispetto al fatto che nel '93 l'on. Lima era già morto da 18 mesi".
Il presidente della Regione osserva: "Sarebbe bastato un po' più di attenzione da parte dei pm che allora seguivano l'inchiesta per evitare che si facesse tanto clamore". Cuffaro ricorda poi che l'indagine era stata avviata su input di un pentito "tale Lanzalaco, che parlava da oltre dieci anni e che fino ad allora non aveva detto niente di me".
Caduta l'accusa di corruzione, rimaneva quella di concorso in associazione mafiosa: "Hanno messo sotto sopra la mia vita - sottolinea il governatore -, quella dei miei familiari, dei miei amici, forse anche dei miei elettori; hanno messo sotto controllo due milioni di telefonate e vent'anni della mia vita politica. Dopo di ciò hanno dovuto archiviare il reato di concorso per trasformarlo in favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. Il tribunale ieri ha finalmente cancellato anche l'accusa che io sia colluso con la mafia".
Cuffaro ha detto di avere ricevuto centinaia di telefonate da esponenti politici e istituzionali, "da Casini a Cesa, da Berlusconi a Cossiga", ma ha sottolineato di essere stato colpito "dall'afflato collettivo della gente comune, migliaia di persone che si sono strette attorno a me per dimostrarmi il loro affetto". Il governatore ha aggiunto di essere rimasto particolarmente commosso da una signora novantenne, moglie del pittore Gianbecchina: "E' arrivata di corsa davanti al portone di casa mia per abbracciarmi tra le lacrime. E' stata una cosa che mi ha toccato profondamente".
Dopo avere preso un caffè nel bar vicino casa, davanti a Villa Sperlinga, sempre assediato dai suoi sostenitori Cuffaro ha rilasciato alcune interviste televisive. In mattinata sarà a Palazzo d'Orleans, sede della presidenza della Regione, per "tornare al lavoro", come aveva dichiarato ieri subito dopo avere assistito alla lettura del verdetto che lo scagiona dall'accusa di mafia.
19/01/2008
Le altre condanne:
“Talpe alla Dda”, le altre condanne I giudici della terza sezione del tribunale di Palermo, presieduta da Vittorio Alcamo, oltre alla condanna a cinque anni di carcere per il presidente della Regione Salvatore Cuffaro, hanno condannato, nel complesso, a 40 anni di carcere gli altri imputati del processo, con una sola assoluzione.
- L’ex manager della sanità privata Michele Aiello è stato condannato a 14 anni di reclusione. Le accuse erano di associazione mafiosa, rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio, truffa, accesso abusivo al sistema informatico della Procura e corruzione;
- Il maresciallo del Ros Giorgio Riolo, accusato di associazione mafiosa, rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio, accesso abusivo al sistema informatico della Procura, corruzione e interferenze illecite nella vita privata altrui, ha subito una condanna a 7 anni;
- Il radiologo Aldo Carcione, imputato di rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio e accesso abusivo al sistema informatico della Procura è stato condannato a 4 anni e 6 mesi;
- Pena di 6 mesi inflitta all’ex segretaria della Procura Antonella Buttitta per rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio e accesso abusivo al sistema informatico della Procura;
- 1 anno a Roberto Rotondo e 3 anni a Giacomo Venezia per favoreggiamento;
- 9 mesi a Michele Giambruno per truffa e corruzione;
- Accusati di corruzione, Adriano La Barbera, Salvatore Prestigiacomo e Angelo Calaciura, hanno subito condanne rispettivamente per anni 2, mesi 9, e anni 2;
- Lorenzo Iannì, accusato di truffa è stato condannato a 4 anni e 6 mesi e a 1500 euro di multa;
- Assolto Domenico Olivieri, accusato di truffa;
- Le società “Atm – Alte Tecnologie Medicali” e “Diagnostica per immagini Villa Santa Teresa”, entrambe accusate di truffa, si sono viste concedere le attenuanti generiche e infliggere condanne al pagamento di, rispettivamente, 400 mila e 600 mila euro.
Grasso-Cuffaro, è polemica
Botta e risposta a distanza tra i due all'indomani della sentenza sulle talpe alla Dda. Il procuratore nazionale antimafia: "Favorì i singoli indagati per mafia". Il governatore: "Non ha letto la sentenza?".
PALERMO - Sulla sentenza del processo per le talpe alla Dda si registra uno scontro tra accusa e difesa sul capo di imputazione per il quale i giudici della terza sezione del tribunale hanno ritenuto colpevole il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, di favoreggiamento semplice e rivelazione di segreto d'ufficio, senza l'aggravante prevista dall'articolo 7 per avere avvantaggiato Cosa Nostra.
Tutto ruota attorno all'aiuto che, secondo quanto sostenuto dal procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso e dal Procuratore di Palermo Francesco Messineo, Cuffaro avrebbe fornito a "singoli indagati per mafia" anche se non all'organizzazione Cosa Nostra nel suo complesso. Una tesi che viene invece confutata dai difensori di Cuffaro, per i quali non ci sarebbe alcun favoreggiamento a boss mafiosi.
L'imputazione di favoreggiamento fa riferimento al capo "Q" in cui si legge: "per il delitto di cui agli artt. 81 cpv., 110, 378 commi 1 e 2, c.p. e 7 l. n. 203/1991, per avere, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, in concorso con altri soggetti ignoti e con Antonio Borzacchelli, maresciallo dell'Arma dei Carabinieri in aspettativa perchè eletto deputato dell'Assemblea Regionale Siciliana, aiutato, con le modalità di cui al capo che precede (la rivelazione del segreto d'ufficio ndr), Domenico Miceli, Salvatore Aragona e Giuseppe Guttadauro, sottoposti ad indagine, il primo per il delitto di cui agli artt. 110 e 416 bis c.p.(concorso esterno in associazione mafiosa ndr), il secondo ed il terzo per il delitto di cui all'art. 416 bis c.p. (associazione mafiosa ndr), ad eludere le investigazioni che li riguardavano, commettendo il fatto al fine di agevolare l'attività dell'organizzazione mafiosa Cosa Nostra; In Palermo ed altrove, nella primavera - estate del 2001".
Immediata la risposta di Cuffaro: "Probabilmente il procuratore non ha letto la sentenza per intero. È stata studiata dai miei avvocati e sostiene che non solo non è stato favorito l'intero sistema mafioso ma neanche il singolo mafioso. Non ho motivo di non credere ai miei avvocati".
"Certamente cinque anni sono tanti - dice Cuffaro - nei prossimi giorni, quando avremo letto per intero le motivazioni che la Corte darà, io e i miei avvocati sosterremo le ragioni del mio comportamento. So di non aver violato alcun segreto d'ufficio perchè non avevo nessun segreto e nessuna notizia da dare".
19/01/2008
AMMAZZATECITUTTI.ORG
http://www.ammazzatecitutti.org/editoriale/luigi-de-magistris-trasferito-ingiustizia-fatta.php
Luigi De Magistris trasferito: ingiustizia è fatta.
Il Consiglio Superiore della Magistratura, evidentemente appesantito in maniera determinante dalla sua componente politica, con la decisione della sua sezione disciplinare di disporre il trasferimento di sede ed il cambio di funzioni giudiziarie per il dr. Luigi De Magistris ha scritto una delle pagine più dolorose e ingiuste della sua storia.
I componenti del Csm, presieduti dall’ex democristiano avellinese Nicola Mancino, anziché dare un segnale di coraggio e di dignità istituzionale, hanno deciso di chinare il capo pavidamente schierandosi dalla parte dei poteri forti.
Quei poteri che De Magistris aveva inchiodato, per la prima volta nella storia della Calabria, alle loro immonde responsabilità di predoni e responsabili del latrocinio pluridecennale che aveva portato un fiume enorme di denaro nelle loro tasche, facendo scivolare la Calabria sempre più in basso nelle classifiche nazionali per disoccupazione, povertà, disperazione.
Quei poteri forti che tramite alcuni rappresentanti giustamente inquisiti da De Magistris non hanno avuto remore a dire esplicitamente nelle loro losche telefonate che bisognava “farlo fuori”.
E così oggi ingiustizia è fatta.
Incredulità e sgomento sono i primi sentimenti che ci sentiamo di esprimere di fronte alla sentenza della sezione disciplinare del Csm. Questa condanna non solo ha il sapore della beffa, ma ci indigna nel pensare al ghigno di sollievo che nell’ascoltarla avranno avuto i ben noti personaggi pesantemente coinvolti nel sacco della Calabria.
Anche se Luigi De Magistris dovesse aver commesso qualche errore formale, qualche imperfezione burocratica nelle sue procedure, riteniamo che molto più sereno e benevolo doveva essere il giudizio disciplinare, soprattutto in considerazione dell’enorme mole di lavoro svolta, con pochissimi mezzi, da questo giovane magistrato.
Oggi invece questi possibili errori e queste umane imperfezioni sono stati presi, a nostro avviso, a pretesto per comminare una condanna non al metodo, come ci si vuole far credere, ma al merito delle inchieste.
Noi tutti ci stringiamo attorno al dr. De Magistris, gli testimoniamo pubblicamente la nostra stima immutata e lo incitiamo a percorrere tutte le strade possibili per appellare questa iniqua decisione.
Non lo faccia solo per il suo onore, lo faccia per tutti i calabresi onesti e per i centomila cittadini che hanno sottoscritto la petizione a suo favore.
Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo;
Sonia Alfano, figlia del giornalista Beppe;
Rosanna Scopelliti, figlia del giudice Antonino;
Aldo Pecora, portavoce di “Ammazzateci tutti”;
Emiliano Morrone, direttore resp. “La Voce di Fiore” e autore di “La società sparente”;
Giovanni Pecora, coordinamento “Rete per la Calabria”;
Giorgio Durante, presidente “Calabrialibre”;
Francesco Lo Giudice, Movimento del Sole,
Francesco Saverio Alessio, Ass. Emigrati.it e autore di “La società sparente”;
Francesco Precenzano, presidente “Gens”;
Francesco Siciliano, legale associazioni antimafia calabresi;
Gianfranco Saccomanno, legale associazioni antimafia calabresi e presidente Ass. “Città del Sole”
di Redazione
sabato 19 gennaio 2008
http://www.ammazzatecitutti.org/ultime/moglie-mastella-arrestata-per-concussione.php
Moglie Mastella arrestata per concussione
ROMA (Reuters) - La procura di Santa Maria Capua Vetere ha disposto gli arresti domiciliari per Sandra Lonardo, presidente del Consiglio regionale della Campania e moglie del ministro della Giustizia Clemente Mastella, con l'accusa di concussione.
Lo hanno confermato in mattinata fonti governative, mentre la moglie del Guardasigilli aveva detto di aver appreso del provvedimento che la riguarderebbe dalla tv e di sentirsi "assolutamente serena".
L'ordinanza di arresto le è stata recapitata nel primo pomeriggio a Ceppaloni (in provincia di Benevento), dove abita la famiglia Mastella , ha detto un portavoce della Lonardo.
"Apprendo dalla televisione una notizia sconcertante, che sarebbero stati disposti gli arresti domiciliari nei miei confronti per tentata concussione. Mi sento assolutamente serena, non ho nulla da temere e fornirò all'autorità giudiziaria qualunque chiarimento che mi venga richiesto", ha affermato Lonardo.
Il provvedimento restrittivo è stato deciso nell'ambito dell'inchiesta condotta dai magistrati di Santa Maria Capua Vetere sulla sanità campana.
Raggiunto questa mattina al telefono da Reuters, il procuratore capo della cittadina casertana Mariano Massei ha detto di non poter confermare né smentire la notizia, aggiungendo che la procura emetterà in merito un comunicato più tardi.
"Se c'è una violazione del segreto d'ufficio, ognuno ne risponderà penalmente", ha sottolineato, riferendosi alle anticipazioni dei media.
"NESSUNA DAZIONE DI DENARO, SOLO UN CONTRASTO POLITICO"
Il legale della famiglia Mastella, Titta Madia, ha fatto sapere che "non c'è in ballo una dazione di danaro o altri vantaggi, ma solo un contrasto di carattere politico fra la signora Mastella e il direttore dell'ospedale di Caserta relativamente alla nomina di un medico".
L'avvocato ha aggiunto che l'ordinanza di custodia cautelare è firmata dal gip Francesco Chiaromonte su richiesta del pm Alessandro Cimmino.
"Credo che anche questo sia l'amaro prezzo che, insieme a mio marito, stiamo pagando per la difesa dei valori cattolici in politica, dei principi di moderazione e tolleranza contro ogni fanatismo ed estremismo. Affronto tranquilla anche questa battaglia", conclude il comunicato della moglie del leader dell'Udeur.
L'inchiesta ha portato all'emissione di quattro provvedimenti di custodia cautelare in carcere, 19 arresti domiciliari -- tra questi il capogruppo dell'Udeur in consiglio regionale e un consigliere dell'Udeur -- e tre sospensioni da pubblica funzione, una delle quali riguarda il prefetto di Benevento, Giuseppe Urbano. Lo hanno riferito fonti giudiziarie e della Regione.
L'inchiesta coinvolge due assessori regionali della Campania, entrambi dell'Udeur, il partito di Mastella: Luigi Nocera, responsabile dell'Ambiente, e Andrea Abbamonte, responsabile del personale. Lo hanno riferito fonti della Regione, che non hanno saputo dire se siano stati emessi provvedimenti restrittivi verso di loro.
In seguito alla vicenda, questa mattina in Aula alla Camera il ministro Mastella ha annunciato le sue dimissioni.
"Sono fiera di lui, è un uomo eccezionale, ma non ne avevo dubbi", ha commentato ai microfoni del Tg1 la signora Mastella, aggiungendo che al contrario del marito lei non ha alcuna intenzione di lasciare il suo posto di presidente del Consiglio regionale della Campania.
"Ha dimostrato quello che è: un uomo per bene. Continueremo insieme le nostre battaglie".
di Redazione
giovedì 17 gennaio 2008
Ed ecco il discorso di dimissione di Clemente Mastella, accompagnato da vergognosi scroscianti applausi di tutta la camera ad eccezione dei parlamentari dei Verdi e Dell'Italia dei Valori:
Prima Parte
Seconda Parte
L'unico commento contrario al discorso di Mastella avvenuto il giorno precendente: