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3月15日

ALLA SCOPERTA DI MARCELLO DELL'UTRI

dell'utri
 
Manca meno di un mese alle prossime elezioni politiche, ed il 13 aprile l'Italia "sceglierà" quali partiti mandare al governo. Purtroppo ritengo che le scelte politiche degli "elettori" italiani spesso siano evocate non dalla informazioni, ma degli spot pubblicitari. Gli italiani sono un popolo ignorante, fra i più ignoranti di questo pianeta. Non è completamente colpa loro, la conoscenza non viene da dentro come diceva Platone, ma bisogna scovarla... E di certo non è possibile farlo se la mente del cittadino è offuscata dalle preoccupazioni o dalle attrazioni che questo mondo di immagini e beni futili ci "offre". Gli imperatori romani, nei periodi di crisi, per evitare che la popolazione si ribellasse le distraeva con i giochi del Colosseo e del Circo Massimo, oggi c'è la televisione che ha sostituito gli antichi monumenti di distrazione... Oggi c'è il tuo catodico che rappresenta il primo , il più grande e durevole "Monumento di Distrazione". Quindi mentre la gente guarda seduta la TV, si infetta di ingnioranza, perché questa nostro strumento mediatico, non ha come scopo informare i cittadini italiani, ma semmai disinformarli, fargli credere che il cielo è blu e l montagne sono azzurre, che la verità non è una cosa assoluta, che i giudici sono criminali atti a ricattare i politici, ed attentare alla democrazia con tentativi di golpe a colpi di avvisi di garanzia. La televisione serve a far credere che le priorità dell'Italia e degli italiani, in campo sicurezza, siano la lotta ai lavavetri ed agli extracomunitari, e non invece la lotta alle criminalità organizzate, che opprimono la libertà, i diritti e lo sviluppo di enormi zone del nostro Paese. E così in questo clima di ignoranza ipnotico, non ci accorgiamo che chi ci governa non lo fa nell'interesse pubblico, ma in quello privato, di pochi, che corrotti dalle le mafie e dai delinquenti dal colletto bianco, legiferano con l'obiettivo di arricchire di denaro e potere loro stessi e i loro amici, a volte definiti "furbetti del quartierino", poche volte definiti criminali incalliti, ma spesso defite peronse per bene, o meglio "bravi ragazzi".
 
Di conseguenza non mi stupisco di vedere seduti in parlamento, e proti a farsi "rinominare" dai partiti, personaggi con a carico pendenze penali gravissime, persone con condanne che farebbero rabbrividire boss camorristi!
 
E' normale che in questa cappa che filtra la vera informazione, e chimicamente la degrada e la trasforma in propaganda faziosa. Ed è normale che il 13 e 14 aprile 2008 gli italiani prederanno la decisione sbagliata: è sicuro che Berlusconi governerà ancora questa nazione, forse non una maggioranza assoluta, magari con una "Grande Coalizione" elogio dell'inciucio, del compromesso e della corruzione! E così "i fuorilegge si occuperanno della legge mentre la legge tenterà di occuparsi di loro!"
 
Quindi il Partito della Libertà figlia della fusione di Alleanza Nazionale e Forza Italia legifererà spinta dagli ideali propagandati dai loro dirigenti e fondatori. E che leggi produrranno se i fondatori e dirigenti di questo partito sono persone del calibro di Marcello Dell'Utri? Perché chi è Marcello Dell'Utri? Alcuni si chiederanno. Che cosa ha fatto? Perché dovremmo temere che un partito diretto e fondato da lui vada al governo?
 
Per rispondere a queste informazioni basterebbe informarsi bene su di lui, ed è ciò che voglio fare in questo Post:
 
 
Marcello Dell'Utri (Palermo, 11 settembre 1941) è un politico italiano.
 
Nel 1974 va a Milano per lavorare presso l'Edilnord, su richiesta di Silvio Berlusconi, per il quale svolge anche la mansione di segretario; segue in particolare i lavori di ristrutturazione della villa di Arcore, dopo che Berlusconi l'ha acquistata ad un prezzo di favore dalla marchesina Annamaria Casati Stampa (di cui Cesare Previti era il tutore legale).
Il 7 luglio porta nella villa di Arcore Vittorio Mangano che viene assunto da Berlusconi nel ruolo di stalliere. Mangano è un giovane mafioso, divenuto successivamente esponente di spicco del clan di Porta Nuova a Palermo, e in quel periodo ha già a suo carico 3 arresti e varie denunce e condanne, nonché una diffida risalente al 1967 come "persona pericolosa". Dopo l'arresto di Mangano sia Berlusconi che Dell'Utri hanno dichiarato ai carabinieri di non essere a conoscenza delle sue attività criminali.
Il 24 ottobre 1976 Dell'Utri si trova insieme a Vittorio Mangano e ad altri mafiosi alla festa di compleanno del boss catanese Antonino Calderone, al ristorante "Le Colline Pistoiesi" di Milano.
Nel 1977 si dimette da Edilnord e viene assunto alla Inim di Rapisarda, che ha relazioni con personalità di spicco della mafia quali Ciancimino e i Cuntrera-Caruana. Diventa poi amministratore delegato della Bresciano Costruzioni, che dopo pochi anni va in bancarotta fraudolenta.
Nel 1980 la Criminalpol di Milano, nell'ambito di un'indagine di droga, intercetta una telefonata tra Mangano e Dell'Utri. In questa telefonata, divenuta celebre, Mangano parla di un "cavallo" e propone a Dell'Utri di entrare nell'affare. Il defunto giudice Borsellino affermò a riguardo in un'intervista:
Collabora a Wikiquote  « Sì, tra l'altro questa tesi dei cavalli - che vogliono dire droga - è una tesi che fu avanzata alla nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta al dibattimento, tanto è che Mangano fu condannato al dibattimento del maxi processo per traffico di droga. »
 
E possibile rivedere e riascoltare l'intervista di Borsellino riguardante l'episodio guardando il seguente video:
 
  
 
 
 

l 19 aprile dello stesso anno è a Londra, dove partecipa al matrimonio di Jimmy Fauci, boss mafioso che gestisce il traffico di droga fra Italia, Gran Bretagna e Canada. Nel 1982 inizia come dirigente la sua attività in Publitalia '80, la società per la raccolta pubblicitaria della Fininvest, di cui diventa Presidente e Amministratore Delegato. Un anno dopo (1983), nell'ambito di un blitz di arresti compiuti a Milano contro la mafia dei casinò, viene trovato nella residenza del boss mafioso catanese Gaetano Corallo. Nel 1984 viene promosso ad amministratore delegato del gruppo Fininvest.

Nel 1992 (gennaio-febbraio) Vincenzo Garraffa, ex senatore del Partito Repubblicano Italiano e presidente della Pallacanestro Trapani, riceve la visita del boss trapanese Vincenzo Virga (poi latitante e condannato per omicidio oggi in carcere): «Mi manda Dell'Utri», dice il boss venuto a riscuotere un presunto credito in nero preteso da Dell'Utri. L'episodio, denunciato da Garraffa, è stato accertato dal tribunale di Milano, che nel maggio 2004 ha condannato Dell'Utri e Virga a 2 anni per tentata estorsione in primo grado, e confermando la condanna in appello nel 2007.

 

E' possibile ascoltare l'intervista di Vincezo Garraffa fatta da Piero Ricca:

  

 

Nel 1993 fonda Forza Italia insieme a Silvio Berlusconi. Nel 1996 è deputato al Parlamento nazionale, dal 1999 è parlamentare europeo e nelle elezioni politiche del 2001 viene eletto (nel collegio 1 di Milano) Senatore della Repubblica.

 

Gianni Babacetto, famoso giornalista, ha rilasicato un racconto abbastanza inquetante riguardo la fondazione di Forza Italia.

  

 

Nel 1995 viene arrestato a Torino con l'accusa di aver inquinato le prove nell'inchiesta sui fondi neri di Publitalia.

Nell'aprile 1996, mentre è imputato a Torino per false fatture e frode fiscale e indagato a Palermo per Mafia, Dell'Utri diventa deputato di Forza Italia in Parlamento.

Nel 1999 viene condannato definitivamente - sentenza passata in giudicato - per frode fiscale e false fatture con una pena di 2 anni e 3 mesi di reclusione. Nello stesso anno viene eletto parlamentare europeo e nel 2001 Senatore della Repubblica. Come senatore ha ricoperto, tra le altre, la carica di Presidente della Commissione per la Biblioteca del Senato, di cui attualmente è membro.

È presidente della Fondazione Biblioteca di via Senato e della Fondazione Il Circolo del Buon Governo. Nel 1999 fonda la rete nazionale di associazioni culturali Il Circolo, nati con l'intento di essere un'area di libero scambio del pensiero liberale e giunti ad avere più di 3000 sedi distribuite su tutto il territorio nazionale e nel 2001 è membro del comitato scientifico che organizza la settima edizione della "Città del libro", rassegna nazionale degli editori, a Campi Salentina (Lecce).

Nel 2002 fonda il settimanale di cultura "Il Domenicale", direttore Angelo Crespi, di cui è tuttora l'editore.

L'8 febbraio 2007 Letizia Moratti, sindaco di Milano, lo nomina direttore artistico del prestigioso Teatro Lirico, provocando le proteste inferocite di Vittorio Sgarbi.

L'11 febbraio 2007 Dell'Utri annuncia di aver ricevuto dai figli di un partigiano deceduto (di cui si rifiuta di rivelare il nome) cinque presunti diari manoscritti da Benito Mussolini, contenenti appunti dal 1935 al 1939. Alcuni storici come Francesco Perfetti si esprimono in favore dell'autenticità, altri come Giovanni Sabatucci, Valerio Castronovo e Denis Mack Smith si esprimono al riguardo con scetticismo. Pochi giorni più tardi L'Espresso annuncia che uno studio smentirebbe l'autenticità dei diari.

Nel 10 settembre 2007 entra nel consiglio d'amministrazione del gruppo editoriale E Polis, che pubblica 15 quotidiani free-press in tutta Italia e diventa presidente della concessionaria di pubblicità, denominata Publiepolis spa. Nel febbraio 2008 dopo appena cinque mesi, si dimette in maniera irrevocabile da entrambi gli incarichi.

 

E questo era un breve riassunto della biografia di Marcelo Dell'Utri.

Ora vorrei che ci si soffermasse sui procedimenti giudiziari a suo carico:

False fatture e frode fiscale

Condannato in Cassazione per false fatture e frode fiscale a due anni e tre mesi di reclusione (patteggiando la pena ed usufruendo dello sconto di pena pari ad un terzo) a Torino.

Tentata estorsione

È stato condannato in primo grado a Milano a due anni di reclusione per tentata estorsione ai danni di Vincenzo Garraffa (imprenditore trapanese), con la complicità del boss Vincenzo Virga (trapanese anche lui). Il 15 maggio 2007 la terza corte d'appello di Milano conferma la condanna a due anni.[6].
Collabora a Wikiquote  « (...). È significativo che Dell'Utri, anziché astenersi dal trattare con la mafia (come la sua autonomia decisionale dal proprietario ed il suo livello culturale avrebbero potuto consentirgli, sempre nell'indimostrata ipotesi che fosse stato lo stesso Berlusconi a chiederglielo), ha scelto, nella piena consapevolezza di tutte le possibili conseguenze, di mediare tra gli interessi di Cosa nostra e gli interessi imprenditoriali di Berlusconi (un industriale, come si è visto, disposto a pagare pur di stare tranquillo) »
 

Concorso esterno in associazione mafiosa

    * Le indagini iniziano nel 1994 con le prime rivelazioni che confluiscono nel fascicolo 6031/94 della Procura di Palermo.
    * Il 9 maggio 1997 il gip di Palermo rinvia a giudizio Dell'Utri, e il processo inizia il 5 novembre dello stesso anno.
    * In data 11 dicembre 2004, il tribunale di Palermo ha condannato Marcello Dell'Utri a nove anni di reclusione con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il senatore è stato anche condannato a due anni di libertà vigilata, oltre all'interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni (per un totale di 70.000 euro) alle parti civili, il Comune e la Provincia di Palermo.

Nel testo che motiva la sentenza si legge:
Collabora a Wikiquote  « La pluralità dell'attività posta in essere da Dell'Utri, per la rilevanza causale espressa, ha costituito un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di Cosa nostra, alla quale è stata, tra l'altro offerta l'opportunità, sempre con la mediazione di Dell'Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell'economia e della finanza, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che politici.  »
 

Calunnia pluriaggravata

Qui si registra una vittoria di Dell'Utri: imputato a Palermo per calunnia aggravata ai danni di alcuni pentiti, è stato successivamente assolto dopo che in primo grado era stato condannato a 9 anni. Secondo l'accusa avrebbe organizzato un complotto con dei falsi pentiti per screditare dei veri pentiti che accusavano lui ed altri imputati. Per questa accusa, il gip di Palermo dispose l'arresto (per un'azione, come giudicò poi il tribunale d'appello in via definitiva, mai avvenuta) di Dell'Utri nel 1999, ma il Parlamento lo bloccò.

Il giudici della quinta sezione di Palermo hanno assolto Marcello Dell'Utri, «per non avere commesso il fatto» in base all'art. 530, secondo comma del codice di procedura penale, dall'accusa di calunnia aggravata, era stato accusato di aver organizzato una combine con alcuni pentiti, per screditare tre collaboratori di giustizia che lo accusavano nel processo per concorso esterno in associazione mafiosa.

La Procura aveva chiesto una condanna di 7 anni.

Lapsus sulla sua vicenda giudiziaria

Durante l'intervista rilasciata a Moby Dick l'11 marzo 1999 Marcello dell'Utri ha affermato:
Collabora a Wikiquote  « Come disse giustamente Luciano Liggio, se esiste l'antimafia vorrà dire che esiste pure la mafia. Io non sto né con la mafia, né con l'antimafia. Almeno non con questa antimafia che complotta contro di me attraverso pentiti pilotati. »
 

ed in conclusione di programma:
Collabora a Wikiquote  « I miei guai dipendono dal fatto che sono mafioso...cioè, volevo dire che sono siciliano. »
 

Su questo fatto il pentito Giusto Di Natale, affermò durante il processo a Dell'Utri (1 marzo 2004):
Collabora a Wikiquote  « Diciamo che a quel tempo eravamo in carcere e tutti si aspettavano una bella uscita del dottore Dell'Utri. Dopo l'intervista - che è andata male perché... o almeno così pensavano in carcere che aveva fatto una figuraccia con quei lapsus freudiani e con il dire allora che lui non sapeva se esisteva la mafia- l'indomani, quando si stava cercando di commentare questa situazione, insomma, si era sparsa la voce che a nessuno era permesso di commentare quell'intervista. [...] questa situazione arrivò dai Galattolo, se non sbaglio c'era pure il dottore Guttauro (Giuseppe Guttadauro, boss di Brancaccio). »

 

Marco Travaglio descrive i rapporti mafiosi di Berlusconi e Dell'Utri:

 

1° PARTE

  

2° PARTE

  

Dopo questo breve riepilogo sui processi giudiziari è possibile approfondire leggendo il testo della "Sentenza dell'Utri":

http://www.narcomafie.it/sentenza_dellutri.pdf

La suddetta sentenza e riassunta seguente articolo pubblicato da "Narcomafie" (http://www.narcomafie.it/articoli_2005/dos_09_2005.htm).

 

Settembre 2005 

Dossier
La sentenza Dell'Utri

Marcello Dell’Utri è stato il mediatore tra gli interessi di Cosa Nostra e di Silvio Berlusconi. Lo sostengono i giudici di Palermo, che hanno ricostruito quasi trent’anni di frequentazioni pericolose del braccio destro del Cavaliere

Il grande intermediario
Marco Nebiolo

L’11 dicembre 2004 il senatore Marcello Dell’Utri è stato condannato dalla seconda sezione del tribunale di Palermo alla pena di 9 anni di reclusione per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Una sentenza pesante, giunta a dieci anni dall’iscrizione nel registro degli indagati dell’imputato, per un processo a dir poco complesso: sette anni di dibattimento, 257 udienze, centinaia di testimoni ascoltati, 12 giorni di camera di consiglio per raggiungere il verdetto, 1800 pagine di motivazioni. E per ora siamo solo al primo round. Prima di avere la parola fine su questa complicata vicenda ci vorranno diversi anni: ci sarà l’Appello, quasi certamente un ulteriore ricorso in Cassazione, e non è detto che finisca lì.
Per il principio di presunzione di innocenza, il sen. Dell’Utri deve essere considerato non colpevole fino al verdetto definitivo. Tuttavia, avendo ben chiara tale premessa, riteniamo che questa sentenza – solo un passaggio intermedio sulla strada che porterà alla verità processuale – meriti di essere divulgata e conosciuta, fondamentalmente, per tre motivi. Primo, perché riguarda un uomo al centro di alcune delle vicende politiche e imprenditoriali più rilevanti degli anni 80 e 90 e al culmine della sua parabola umana e professionale (non un ex potente, come, per esempio, era ormai Giulio Andreotti a metà degli anni 90). Secondo, perché si fonda non solo su dichiarazioni di pentiti, ma su una serie di fatti, di ammissioni dello stesso imputato, di documenti scritti, fotografici, filmati difficilmente contestabili (al limite diversamente interpretabili). E terzo, perché fornisce uno spaccato incredibilmente nitido di come la mafia e il potere “legale” (politico, finanziario, economico) si tocchino, interagiscano e si nutrano a vicenda grazie ad alcune figure di “raccordo”, solitamente personaggi insospettabili, ben noti agli studiosi del fenomeno mafioso e ai sociologi, ma sempre molto abili a districarsi tra le maglie del processo penale.

Amicizie pericolose. Le motivazioni della sentenza dipingono uno scenario articolato, all’interno del quale Dell’Utri gioca sempre lo stesso ruolo: quello del mediatore tra gli interessi di Cosa Nostra e quelli del grande imprenditore del Nord (e principale uomo politico della cosiddetta seconda Repubblica) Silvio Berlusconi. Un ruolo ambiguo, che Berlusconi in parte avrebbe subito, e del quale, in parte, si sarebbe avvantaggiato.
Ma Dell’Utri com’è entrato in contatto con la mafia? Principalmente attraverso due amicizie pericolose: quella di Gaetano Cinà, presunto mafioso della famiglia del quartiere di Malaspina – imparentato tramite la moglie con boss del calibro di Stefano Bontate e Mimmo Teresi (boss di Santa Maria del Gesù) – coimputato al medesimo processo per associazione mafiosa e condannato a sette anni di reclusione; e quella di Vittorio Mangano (deceduto nel 2000), mafioso della famiglia di Porta Nuova, entrato ed uscito dal carcere più volte tra gli anni 70 e 80 per diverse imputazioni. Amicizie strette a Palermo nei primi anni 70 nell’ambiente della squadra di calcio dilettantistica della Bacigalupo, nella quale Dell’Utri svolgeva l’attività di allenatore e di direttore sportivo. Sono questi due dei nomi più importanti che segnano il processo Dell’Utri. Perché furono, assieme a lui, gli attori principali dell’avvicinamento della mafia a Berlusconi.

Il Cavaliere poteva servire. Sono diverse le ragioni per cui Stefano Bontate (ai vertici di Cosa Nostra negli anni 70) e i suoi sodali erano interessati al Cavaliere. Innanzitutto a scopo di estorsione. Berlusconi era già un importante costruttore e il suo patrimonio faceva gola alla mafia. Ma non solo. Tra la seconda metà degli anni 70 e primi anni 80 Cosa Nostra accumulava ingenti somme di denaro attraverso molteplici attività illecite, ma in primo luogo grazie al businness del narcotraffico. Necessitava quindi di canali sicuri di riciclaggio. Un imprenditore in espansione come Berlusconi, che stava inventando la televisione commerciale, e che presumibilmente aveva bisogno di grandi somme di denaro, poteva, nell’ottica dei mafiosi, servire allo scopo. Non esiste la prova che Berlusconi, entrato in contatto con Cosa Nostra come “vittima”, abbia fatto buon viso a cattivo gioco e si sia prestato come “riciclatore”, accettando Cosa Nostra come socio occulto della sua avventura imprenditoriale. Tuttavia, i periti dell’accusa e della difesa non sono stati in grado di ricostruire l’origine di circa 113 miliardi di vecchie lire affluiti nelle Holding Fininvest tra il 1975 e il 1983 (vale a dire circa 250-300 milioni di euro attuali) e dei quali non è stato possibile ricostruire l’origine. Il perito della difesa, il dott. Iovenitti, ha dichiarato che alcuni di quei finanziamenti sono inspiegabili e «potenzialmente non trasparenti».

I timori per l’Anonima sequestri. Ma quando inizia l’avvicinamento tra Berlusconi e la mafia? Nel 1974 Dell’Utri, nonostante la recente promozione negli uffici della direzione generale di Palermo della Sicilcasse, si dimette per trasferirsi nel capoluogo lombardo dall’amico Berlusconi (conosciuto all’Università Statale di Milano) e diventare il suo segretario particolare. Deve seguire i lavori di ristrutturazione della villa di Arcore, ma il vero problema che assilla il Cavaliere in quel periodo è quello della sicurezza: teme, per sè e la sua famiglia, di essere, in quanto imprenditore lombardo emergente, nel mirino dell’“Anonima sequestri”. Timore fondato visto che tra il 1972 e il 1979, nel milanese, vengono perpetrati oltre 70 rapimenti a scopo di estorsione. Per far fronte a tale minaccia, secondo i giudici, inizia, il rapporto con Cosa Nostra e inizia a delinearsi il ruolo di Dell’Utri. Questi infatti, su suggerimento di Cinà, propone a Berlusconi di assumere ad Arcore, come fattore, proprio Vittorio Mangano. Il quale, naturalmente, non si sarebbe limitato alla cura del parco e degli animali della villa, ma avrebbe rivestito il ruolo di garante di Cosa Nostra presso Berlusconi. Secondo il pentito Di Carlo (il cui racconto è confermato da altri collaboratori) la decisione di assumere Mangano viene presa dopo un incontro avvenuto a Milano tra Berlusconi, Mimmo Teresi e il super boss Stefano Bontate, a cui partecipa personalmente lo stesso Di Carlo. Al di là dei racconti dei collaboratori, tuttavia, non esistono riscontri ulteriori di questa riunione. Quel che è certo è che grazie a Cinà e a Dell’Utri, Mangano si trasferisce ad Arcore. È plausibile che la personalità criminale dello stalliere fosse ignota a Dell’Utri? Secondo i giudici no: Mangano, durante il suo soggiorno a villa San Martino viene arrestato per scontare una condanna per truffa. Tuttavia, dopo il suo rilascio torna tranquillamente al suo posto di lavoro e non viene licenziato. Non solo, un amico di Berlusconi, il principe D’Angerio, subisce un tentativo di rapimento uscendo dalla villa dopo una serata con il Cavaliere. I giornali locali cominciano a parlare del siciliano residente ad Arcore. Solo allora – è il 1976 – Mangano, nonostante che Fedele Confalonieri e Dell’Utri avessero tentato di dissuaderlo, decide di lasciare Berlusconi.
Tuttavia, anche dopo questi episodi, i rapporti con Mangano sarebbero continuati per molti anni, almeno fino al 1993-1994.

Lo “stalliere” ritorna. Nel 1980 Mangano viene arrestato da Giovanni Falcone nell’ambito di indagini sul traffico di stupefacenti tra Italia e Usa. Poco prima del suo arresto, la Criminalpol di Milano intercetta una telefonata tra l’ex fattore e Dell’Utri in cui il primo dice al secondo di avere un affare da proporgli e di «avere il cavallo che fa per lui». Molto si è discusso sul significato di questa espressione. In una intervista concessa pochi giorni prima di essere ucciso, Paolo Borsellino dichiarò che Mangano, parlando di cavalli, faceva riferimento a partite di droga. Quel che è provato è che dopo l’allontanamento da Arcore Dell’Utri continua ad avere rapporti con il mafioso di Porta Nuova. E che questi rapporti continuano anche dopo il lungo periodo di carcerazione degli anni 80.
Mangano infatti ricompare prepotentemente in questa storia circa 20 anni dopo i primi contatti con Dell’Utri e Berlusconi. Quando Berlusconi decide di entrare in politica e la costituzione di Forza Italia è già in una fase operativa, l’ex stalliere, secondo i pentiti Cannella e Calvaruso, contatta Dell’Utri in nome e per conto di Cosa Nostra, che, dopo la caduta della Prima Repubblica, è in cerca di nuovi referenti politici. Dell’Utri nel 1993 non è più solamente il segretario personale di Berlusconi, il tramite per raggiungere le sue aziende e il suo denaro. È diventato il suo braccio destro politico, l’organizzatore di Forza Italia, ed è tra coloro che più si sono battuti per la discesa in campo del Cavaliere. Intanto Mangano è diventato reggente della famiglia di Porta Nuova.
Cosa vuole da Dell’Utri? Cerca garanzie sul fatto che il nuovo partito, in cambio dell’appoggio elettorale della mafia, risponderà ad alcune esigenze politiche di Cosa Nostra: alleggerimento del 41 bis (carcere duro), della legge sui beni confiscati e del 416 bis (associazione di stampo mafioso). Ne parla tra gli altri il pentito Savatore Cucuzza, ritenuto dai giudici «un collaborante di sicura attendibilità, dotato di notevoli capacità intellettive e dialettiche, già positivamente apprezzato con riferimento ad altri argomenti». Cucuzza ha parlato di un paio di incontri avvenuti prima di giugno del 1994, tra Mangano e Dell’Utri. Di questi incontri esiste una prova documentale: le agende dello stesso Dell’Utri, che riportano due appuntamenti avvenuti il 2 e il 30 novembre 1993. Il senatore ha cercato di giustificarsi dicendo che Mangano (noto mafioso, già imprigionato per truffa e narcotraffico...) era solito andare a trovarlo nel suo ufficio (a Milano, non proprio comodo per chi vive a Palermo…) per esporgli non meglio precisati problemi di carattere personale.
Dopo questi incontri alcuni pentiti affermano che dentro Cosa Nostra è circolato l’ordine di appoggiare Forza Italia in quanto Marcello Dell’Utri avrebbe dato ampie rassicurazioni circa la possibilità di assecondare le richieste fatte dalla mafia.

La raccomandazione dell’amico Cinà. Sicuramente quella con Mangano non è l’unica frequentazione pericolosa di Dell’Utri. Il 19 aprile 1980, a Londra, partecipa al matrimonio tra Girolamo Maria Fauci e Shanon Green. Fauci è un pregiudicato che gestisce il traffico di stupefacenti per conto delle famiglie Caruana-Cuntrera tra Canada, Gran Bretagna e Italia. Dell’Utri è accompagnato da Cinà. Al ricevimento sono presenti anche Mimmo Teresi e il futuro pentito Di Carlo (quello che parlò dell’incontro a Milano nel 1974 tra Berlusconi, Dell’Utri, Bontate e Teresi). Della partecipazione al matrimonio londinese di Fauci ha parlato il Di Carlo, ma è lo stesso Dell’Utri a confermare la sua presenza, dicendo però che lui si trovava a Londra per visitare una mostra sui Vichinghi e che fu condotto al ricevimento dall’amico Cinà.
Ma già nel 1977 Dell’Utri, dopo aver lasciato Silvio Berlusconi, che, secondo l’imputato, non credeva abbastanza nelle sue capacità manageriali, va a lavorare presso Filippo Alberto Rapisarda, «personaggio complesso – scrivono i giudici – i cui rapporti con diversi soggetti vicini alla criminalità organizzata, più volte emersi nel corso del dibattimento, non paiono sufficientemente chiariti». Secondo quanto emerso nel processo, il senatore azzurro viene assunto grazie alla raccomandazione di Cinà, evidentemente persona capace di influenzare Rapisarda, allora alla guida della Inim (terzo gruppo immobiliare italiano) nonostante sia – ufficialmente – solo il modesto titolare di una lavanderia. Dell’Utri diventa amministratore delegato della “Bresciano costruzioni”, un’azienda del suo gruppo, che in poco tempo fallisce. Rapisarda fugge all’estero, ospite in Venezuela dei narcotrafficanti Cuntrera-Caruana e si muove grazie a un passaporto intestato al fratello gemello di Dell’Utri, Alberto.
Lo sconto sul pizzo.
C’è poi il capitolo del pizzo pagato a Cosa Nostra da Berlusconi e dalle sue aziende. Secondo diversi pentiti, Berlusconi pagava sia all’epoca di Bontate sia dopo la sua uccisione (1981) quando, dopo la seconda guerra di mafia, a comandare erano i Corleonesi. Lo stesso Rapisarda ha dichiarato di aver saputo da Dell’Utri che, grazie alla sua mediazione, Berlusconi aveva pagato meno di quanto gli fosse richiesto. Dell’Utri ha ammesso di aver formulato queste dichiarazioni a Rapisarda, ma sostiene di averlo fatto per mera “vanteria”. Difficile capire la mentalità di chi si vanta di conoscere grandi boss mafiosi e di essere in grado di trattare con loro. Comunque le affermazioni dei pentiti unite alle dichiarazione del testimone Rapisarda, confermano ancora una volta il ruolo svolto da Dell’Utri: mediatore tra Cosa Nostra e Gruppo Berlusconi.
All’improvviso, Berlusconi all’inizio degli anni 80 richiama Dell’Utri alla sua corte e lo nomina in un ruolo strategico per il suo Gruppo: ai vertici di Publitalia 80, la società concessionaria della pubblicità per la Fininvest. Iniziativa curiosa, viste le perplessità precedentemente dimostrate sulle sue capacità dirigenziali e considerata la cattiva prova di sé data presso la “Bresciano costruzioni” di Rapisarda.
Quello che il tribunale ritiene pienamente provato è che anche sotto il dominio di Riina, la Fininvest, tramite Dell’Utri e Cinà, continua a pagare Cosa Nostra. E i rapporti continuano negli anni 90. Nel 1990, per esempio, la Standa di Catania subisce alcuni attentati a scopo estorsivo. Dietro queste azioni c’è Nitto Santapaola, capomafia di Catania, molto vicino a Riina. Secondo i pentiti e un testimone, Dell’Utri incontra Santapaola per cercare una mediazione. Quel che è certo è che gli attentati cessano all’improvviso e che la Standa non sporge denuncia.

I buchi neri. I fatti presi in considerazione dai giudici Leonardo Guarnotta (componente, negli anni 80, assieme a Falcone, Borsellino, Di Lello, del pool guidato da Caponnetto e già presidente del collegio che ha assolto in primo grado Calogero Mannino), Gabriella Di Marco e Giuseppe Sgadari sono innumerevoli, è non è possibile trattarli tutti in questa sede, neppure sommariamente. Rinviamo per l’approfondimento alla lettura degli stralci che pubblichiamo di seguito, e al nostro sito Internet (www.narcomafie.it) per il testo integrale della sentenza.
Cio che va ribadito è che il quadro probatorio è complesso, fondato su prove documentali, filmati, fotografie, dichiarazioni di pentiti e di testimoni, nonché su dichiarazioni e ammissioni dello stesso imputato. Il quale ha tenuto una condotta processuale tutt’altro che encomiabile, visto il tentativo di inquinamento delle prove effettuato cercando di minare la credibilità di alcuni collaboratori attraverso dichiarazioni pilotate di falsi pentiti.
Rimangono tuttavia dei buchi neri in questa ricostruzione processuale. Dell’Utri è stato una pedina utile alla mafia, anzi fondamentale, esclusivamente per il suo ruolo di amico e collaboratore dell’attuale Presidente del Consiglio, che interessava alle cosche sotto diversi profili. E nonostante non si trattasse di un processo contro Berlusconi, la sua presenza ha aleggiato nell’aula del tribunale in tutti questi anni e rimbalza continuamente nelle pagine della sentenza. Berlusconi avrebbe potuto chiarire molti lati poco chiari di questa vicenda e diradare ogni fumus, ogni sospetto sul suo conto. Avrebbe potuto chiarire nei dettagli le modalità e il contesto dell’assunzione e dell’allontanamento di Mangano; avrebbe potuto chiarire la natura del rapporto con Dell’Utri, prima considerato un manager poco dotato e dopo il fallimento di Rapisarda nominato a capo di Publitalia; avrebbe potuto spiegare il senso di tante intercettazioni telefoniche in cui parla con disinvoltura di attentati e richieste di estorsione mai denunciate; avrebbe potuto chiarire l’origine di certi oscuri finanziamenti delle holding Fininvest tra il 1975 e il 1983. E tanto altro ancora. Purtroppo il 26 novembre 2002, quando i magistrati si recarono a Palazzo Chigi per sottoporgli queste e altre domande, il Presidente del Consiglio scelse di avvalersi della facoltà di non rispondere. Un suo diritto, senza dubbio. Il cui esercizio ha lasciato intatto, intorno alla verità, una densa coltre di nebbia.

 

“Un consapevole e valido apporto a Cosa Nostra”
Pubblichiamo di seguito alcuni stralci tratti dalla sentenza di condanna del senatore Dell’Utri. I titoletti di inizio paragrafo sono a cura della redazione. Eventuali errori di forma sono invece da attribuirsi all’originalità del documento.

Dal capitolo primo
LA CONOSCENZA CON CINÀ GAETANO
E MANGANO
VITTORIO

L’arrivo di Mangano ad Arcore. […] Alla stregua delle emergenze probatorie finora richiamate, costituisce un dato sostanzialmente non più contestabile (stante le sostanziali ammissioni provenienti dai soggetti direttamente protagonisti della vicenda) l’arrivo di Mangano ad Arcore per intermediazione dell’imputato Dell’Utri e del coimputato Cinà, come pure le particolari mansioni che il Mangano medesimo era stato chiamato a svolgere in quella tenuta.
Questi innegabili dati di fatto, considerata la particolare caratura criminale che in quegli anni Mangano stava assumendo, per la fitta trama di rapporti con personaggi di spicco all’interno della organizzazione mafiosa “cosa nostra” e operanti in quel periodo nel milanese (si tratta, anche in questo caso, di acquisizioni probatorie in parte definitivamente accertate anche in altri procedimenti e che sostanzialmente non possono essere più messe in discussione, sulle quali ci si soffermerà in modo più specifico in altra parte della sentenza), rimarrebbero privi di una ragionevole spiegazione ove si trascurasse di tenere conto di un particolare “modus operandi”, negli anni ’70, della criminalità organizzata di stanza a Milano.
Trattasi di numerosi sequestri di persona a scopo di estorsione, posti in essere in quel periodo, in relazione ai quali si deve univocamente intendere (come peraltro è dato leggere tra le righe delle dichiarazioni dello stesso imputato, sopra richiamate), la funzione di “garanzia e protezione “ che Mangano era chiamato a svolgere, a tutela della sicurezza del suo datore di lavoro e dei suoi più stretti familiari, in un momento in cui si era deciso il trasferimento di Berlusconi nella tenuta di Arcore, appena acquistata, trasferimento che in sé comportava inevitabili ricadute in termini di sicurezza anche per i familiari dell’imprenditore rispetto alla precedente sistemazione milanese.
Un canale di collegamento. […] Tutte le considerazioni che precedono non lasciano residuare alcun dubbio circa la “mediazione” concretamente svolta dagli odierni imputati i quali, costituendo uno specifico canale di collegamento tra l’organizzazione mafiosa “cosa nostra” (nella persona del suo più importante esponente dell’epoca, Stefano Bontate) e l’imprenditore milanese Silvio Berlusconi (in evidente e rapida ascesa sulla scena economica di quella ricca regione) hanno con ciò posto in essere una condotta idonea a costituire un consapevole e valido apporto al consolidamento e rafforzamento del sodalizio mafioso, sempre pronto a cercare nuovi canali attraverso i quali riciclare i (già allora) imponenti introiti ricavati dalle attività illecite gestite ma anche, e più semplicemente, nuove fonti di guadagno attraverso la imposizione di indebite esazioni, con la conseguente configurabilità a carico di entrambi gli imputati del reato associativo in contestazione, nei termini che verranno più adeguatamente tratteggiati nella parte della sentenza riservata alle considerazioni conclusive.
Secondo il disegno di Bontate. […] In conclusione, se l’attivo coinvolgimento del Mangano nella organizzazione del sequestro D’Angerio poteva costituire agli occhi di Berlusconi violazione di quel mandato di garante assunto all’atto del suo trasferimento ad Arcore (tanto da indurlo, secondo quanto riferito da Cocuzza, ad un irrigidimento dei suoi rapporti col Mangano), il complesso delle emergenze probatorie finora richiamate lascia chiaramente intendere che questo episodio, in realtà, era destinato ad inserirsi in una più complessa strategia destinata ad avvicinare e legare maggiormente l’imprenditore Berlusconi alla organizzazione criminale, secondo un disegno al quale non appaiono affatto estranei i vertici di quel sodalizio, ed in particolare lo stesso Stefano Bontate, come viene confermato dalla attiva partecipazione al sequestro dei Grado e dello stesso Vernengo Pietro, tutti uomini d’onore della “famiglia” di Santa Maria di Gesù a capo della quale era appunto il Bontate.
Per quanto riguarda il periodo immediatamente successivo al sequestro D’Angerio, è certo che Mangano rimase nella villa di Arcore almeno fino al 27 dicembre 1974, data in cui venne tratto in arresto per scontare una pena di mesi dieci e giorni 15 di reclusione (alla quale era stato condannato per il reato di truffa) e in quel luogo fece ritorno quando venne scarcerato il 22 gennaio 1975.
Gli elementi che si ricavano dalle emergenze processuali non sono invece univoci nel dimostrare il successivo periodo di permanenza del Mangano nella villa di Arcore e non consentono di datare con certezza il suo allontanamento.
[…] Peraltro, è bene non dimenticare che il dato concernente l’allontanamento di Mangano da Arcore non riguarda la posizione dell’imputato Dell’Utri, il quale non ha mai interrotto i suoi rapporti con il Mangano, pur essendo ben consapevole, alla luce delle sue stesse ammissioni, della caratura criminale del personaggio.

 

Berlusconi ovviamente ha un altro pare sulla situazione penale e morale di Marcello Dell'Utri:

  

 

Concludendo: i fatti qui descritti, mettono in rilievo le inquietanti conoscenze e gli episodi che certamente non volgono a favore della reputazione del dis-Onorevole Marcello Dell'Utri. Le condanne sono dei fatti non delle opinioni come spesso si vuole fa credere, altri episodi, come quelli descritti da Borsellino, non sono comprovati, anche perché il suo lavoro è stato interrotto poche settimane dopo l'intervista, dall'attentato di via D'Amelia, che lo ha visto vittima insieme agli uomini della scorta.

Quindi cosa possiamo fare noi per impedire che certi loschi personaggi dirigano la nostra amata nazione? Dobbiamo informarci, informare, guardare i fatti e non le parole, non fargli dormire sonni tranquilli, contestarli e denunciare pubblicamente quando l'incontriamo. Dobbiamo reagire. Dobbiamo essere cittadini attivi come fanno Piero Ricca e i ragazzi di Qui Milano Libera; Lecco Libera; Roma Libera; Bologna Libera e Torino Libera.

  


1月30日

LA MARCIA SU ROMA!!!

 
 
 
 
Se Berlusconi scende a Roma, ci vado anche io per portargli in dono un po' di uova!!! Chi è con me? Lui ha detto che saranno milioni gli italiani che scenderanno in piazza per protestare, minacciando così il Presidente della Repubblica, ma è sicuro che scenderanno contro Napolitano? Facciamogli una sorpresa!!!
 
Dal Blog di Beppe Grillo:
 
 
Lo psiconano minaccia la marcia su Roma se non si vota subito con la legge porcata che fece approvare in tutta fretta nel 2006. La legge mantenuta in vita allegramente per due anni dal centro sinistra TOGLIE al cittadino il voto di preferenza. Vuol dire, ad esempio, che Cuffaro e Cirino Pomicino possono essere eletti senatori da Casini e da Berlusconi e i cittadini possono solo stare a guardare.
Testa d’asfalto non le manda a dire sul rinvio delle elezioni: "Milioni di italiani si riverserebbero a Roma per chiederle”. Bossi ha
rincarato la dose: “Se non si va al voto facciamo la rivoluzione. Ci mancano un po' di armi, ma prima o poi quelle le troviamo”. Qualche simpatizzante gli ha inviato dei proiettili calibro 38, così si porta avanti con le munizioni. In un Paese normale queste persone sarebbero almeno agli arresti domiciliari.
Il probabile futuro capo del governo, del quale abbiamo perso il numero di prescrizioni, ha
un paio di processi aperti. Uno per corruzione in atti giudiziari insieme all'avvocato David Mills che dovrebbe concludersi ad aprile. Straordinaria coincidenza con le elezioni anticipate. E per il quale rischia sei anni di carcere. Un altro per presunti fondi neri relativi ai diritti tv di Mediaset. In nessuna democrazia del mondo una persona potrebbe candidarsi premier con due processi a carico. Pensate a Obama o a Hilary accusati di corruzione. Ho il sospetto che l’Italia non sia più, da tempo, una democrazia, ma una dittatura morbida.
Alla marcia su Roma va data una risposta ferma e implacabile. Italiani!!!!!!!!!!
Tutti alla “Gita su Roma”. Se lo psiconano suonerà le sue trombe, noi suoneremo le nostre campane. In caso di marcia organizzerò una gita turistica di massa nella Città Eterna. Il percorso si snoderà attraverso le sedi di partito. Un’occasione irripetibile per vedere dal vivo i ruderi della politica. E fotografare i nostri dipendenti. Un evento da raccontare ai nipoti. Meglio della caduta del Muro di Berlino. Italiani!!!!!!!!!
1月23日

LETTERA DI ANTONIO DI PIETRO A PRODI

 
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Riporto la lettera che Antonio Di Pietro a scritto al Presidente del Cosiglio Romano Prodi, riguardante la condanna di cinque anni al Presidente della Regione Sicilia, Totò Cuffaro:
 
 
 
Il Ministro delle Infrastrutture

al Presidente del Consiglio dei Ministri
On.le Prof. Romano PRODI

e, p.c., al Ministro della giustizia
On.le Prof. Romano PRODI

al Ministro dell’interno
on. prof. Giuliano AMATO
 
al Ministro degli affari regionali
on. Linda LANZILLOTTA

OGGETTO: Sospensione dalla carica di Presidente della Regione Siciliana dell’On.le
Salvatore Cuffaro.
 
come Ti è noto, il 18 gennaio scorso il Tribunale di Palermo ha pronunciato sentenza di condanna per favoreggiamento e rivelazione di segreto nei confronti del Presidente della Regione siciliana.
I fatti addebitati al Presidente Cuffaro ed accertati dal Tribunale con la sentenza di primo grado, emergono nella loro estrema gravità, non solo per come attestato dalla pesante pena irrogata (cinque anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici), ma soprattutto in quanto si tratta di comportamenti di favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio su indagini riguardanti affiliati mafiosi.
Al riguardo mi preme sottolineare due ordini di considerazioni.
In primo luogo, la condivisione sulle modalità per intervenire sulla vicenda, facendo puntuale applicazione di quanto già l’ordinamento vigente impone. Infatti, al riguardo, l’articolo 15, comma 4-bis della legge 19 marzo 1990, n. 55, prevede la sospensione di diritto, anche in caso di condanna non definitiva, tra gli altri, per ipotesi di delitti di favoreggiamento personale o reale, commesso in relazione ai delitti indicati nel comma 1, lett. a) dello stesso articolo 15. Nel novero di tali reati figura, tra gli altri, quello previsto dall’articolo 416-bis del codice penale, e cioè quello di associazione di tipo mafioso. Dagli atti risulta che la condotta di favoreggiamento posta in essere dall’on.le Cuffaro è stata riconosciuta dal Tribunale, sebbene in forma non specificamente aggravata, in favore di
affiliati alla predetta associazione, e pertanto comunque “in relazione” allo stesso titolo di delitto, come espressamente richiede la disposizione normativa in esame.
Peraltro, anche la sopravvenuta abrogazione del citato articolo 55 ad opera dell’articolo 274 del testo unico degli enti locali, approvato con decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267, ne ha comunque mantenuto salda la vigenza quanto ai (tra gli altri) consiglieri regionali, come prevede il citato articolo 274, comma 1, lett. p).
Come è noto, il percorso istituzionale prevede, ai sensi dell’articolo 15, comma 4-ter della legge n. 55 del 1990, che proprio il Presidente del Consiglio dei Ministri, sentiti il Ministro per gli affari regionali e il Ministro dell’interno, adotta il provvedimento che accerta la sospensione. Tale esito, come è evidente, discende, per fatti di gravità così gravemente acclarata, dall’esigenza di garantire, nelle more dell’accertamento giudiziale definitivo, la tutela dell’interesse pubblico, leso dalla permanenza in carica e dallo svolgimento delle relative funzioni istituzionali da un soggetto rispetto al quale è stato accertato il venir meno di un requisito essenziale per continuare a ricoprire un ufficio pubblico elettivo.
Ma, soprattutto, mi preme mettere in evidenza una seconda considerazione.
Come Ministro della Repubblica, e soprattutto come cittadino, sono sconcertato dalla reazione che ha caratterizzato il comportamento del Presidente della Regione Sicilia rispetto alla sentenza che lo ha condannato e che, a chiunque abbia dignità e rispetto verso le istituzioni, avrebbe dovuto suggerire soltanto di prendere la decisione di dimettersi e farsi da parte per tutelare sopra ogni altra esigenza la necessità che le istituzioni pubbliche al cui servizio esclusivo ciascuno dovrebbe operare, non rimangano anche indirettamente o minimamente turbate o pregiudicate nella loro credibilità di fronte alla collettività da fatti di tale estrema gravità.
Ritengo, pertanto, che il Governo non possa rimanere inerte rispetto alla vicenda in questione e che sia indispensabile l’adozione di misure concrete, in conformità a quanto previsto dall’ordinamento, volte ad assicurare il primato della legge ed il pieno rispetto del principio di legalità, restituendo, in tal modo, credibilità ed autorevolezza alle istituzioni dello Stato.
Non solo, in questa vicenda, emerge l’esigenza di dare integrale attuazione a quanto già prevede l’ordinamento, come segnalato. Quanto soprattutto risulta impossibile non provvedere con la massima urgenza.
Si tratta di un adempimento doveroso, per il rispetto che tutti dobbiamo alle istituzioni e alla legge. Ma, ancora prima, per il debito morale che ancora dobbiamo saldare con le tante, troppe vittime della mafia e con i loro congiunti, testimoni perenni di come l’impegno etico e civile sul quale è costruita la nostra speranza di convivenza ordinata, capace di non arretrare neppure di fronte al sacrificio più estremo e alla violenza più odiosa, non può certo tollerare per un solo giorno ancora un’ombra così inquietante su istituzioni talmente prestigiose.
Mai come in questa vicenda l’esigenza di fare, e far presto, costituisce la doverosa forma di adempimento della legge che deve distinguere una classe dirigente degna di questo appellativo da una solo ipocrita e meschina.
Sono convinto che non sei sordo a queste esigenze, e in maniera condivisa sapremo esprimerne la risposta più convinta e degna del rispetto che anche così si deve a chi ha preferito sacrificarsi alla mafia, più che rivelarle segreti d’ufficio.
Antonio Di Pietro
1月19日

IN QUESTO MONDO DI LADRI... IN QUESTA ITALIA DI MAFIOSI

 
   
 
L'Italia è perduta... Non ha speranza, col tempo la situazione peggiora sempre più! Mastella si è dimesso per lo scandalo che lo ha investito, non prima di aver combinato abbastanza danni: ha fatto in tempo a fare l'indulto, una riforma della giustizia scandalosa, aver fatto trasferire De Magistris e ha ricattato continuamente il governo al quale apparteneva. Ma le sventure di questi tempi sono abbondanti: si, è stato condannato Totò Cuffaro, ma gli sono stati dati solo 5 anni (-3 per l'indulto = sotto i 3 anni di condanna non si finisce in galera) per favoreggiamento e rivelazioni di segreti d'ufficio, ma è stato scandalosamente prosciolto dall'accusa di favoreggiamento alla mafia. Come già anticipato prima De Magistris è stato condannato e gli è stata inibita la possibilità di lavorare come pm e ordinato il trasferimento, come avvenuto precedentemente per la collega Clementina Forleo, alla quale il CSM ha chiesto il trasferimento per incopatibilità ambientale!
Come dice Grillo, prima i magistrati si eliminavano con il tritolo e le pallottole (es. Falcone, Borsellino, Chinnici, ecc...) ora ci pensa il Ministro della Giustizia!
La casta politica si chiude a riccio ogni qual volta che viene messa sul nbanco degli imputati, ed ecco che vengono sfornate leggi contro le intercettazioni, indulti, amnistie, leggi ad personam, "leggi contro presonam", ispettori nei palazzi della giustizia dove si indagano i potenti, grazie a personaggi corrotti, ecc...
Come fanno ad accettarci le comunità internazionali? Se fossi al posto di esponenti dell'UE chiederei l'espulsione dell'Italia dalla Comunità Europea, o se fossi il presidente dell'ONU chiederei delle sanzioni nei nostri confronti!
A questo punto non vedo vie d'uscita, temo che il virus della nostra nazioni possa superare i confini nazionali, ed infettare gli altri paesi. Io credo che a questo punto ci sia una sola soluzione: IL PUGNO DI FERRO!!! L'INSURREZIONE POPOLARE!
 
 
 
LASICILIA.IT
 
 
Il presidente della Regione: "Non mi dimetto"  

PALERMO - Ha trascorso una notte insonne, dopo la tensione accumulata in questi giorni e la sentenza che ieri la ha condannato a cinque anni di reclusione per favoreggiamento e rivelazione di segreto d'ufficio assolvendolo però dall'accusa più pesante, quella di avere favorito Cosa nostra. Il presidente della Regione Salvatore Cuffaro questa mattina è apparso più disteso; quando è sceso di casa ha trovato ad attenderlo, sotto la sua abitazione, un gruppo di fedelissimi che lo aspettavano fin dalle prime ore dell'alba.
Cuffaro non è riuscito a trattenere la commozione, mentre abbracciava a uno a uno amici e conoscenti. "La cosa che mi dà più gioia - ha detto - e quella di avere finalmente riportato la serenità nella mia famiglia. In questi anni ho vissuto con il rimorso di avere dato ai miei cari un dolore grandissimo: quello di vedermi indagato e processato per collusione alla mafia, io che l'ho sempre combattuta. Oggi il rimorso non c'è più perché questa accusa infamante è stata cancellata e, soprattutto, perchè ho visto finalmente la mia famiglia un po' più serena".
Il presidente ha ribadito la sua intenzione di non dimettersi: "Torno al lavoro, dopo questo calvario, per continuare a fare quello per cui i siciliani mi hanno rieletto, apprezzando la mia scelta di lasciare il Parlamento europeo e il Senato della Repubblica che mi avrebbe consentito di ottenere l'immunità. E' l'unica risposta che posso dare in cambio dello straordinario affetto che mi è stato dimostrato dai siciliani, nel tentativo di ripagare il bene che mi hanno voluto e continuano a volermi".
Il governatore ha anche commentato la richiesta di dimissioni avanzate da alcuni esponenti dell'opposizione: "Avevo detto che mi sarei dimesso se fossi stato condannato per un reato infamante come quello di avere favorito la mafia, questo non è successo. Cuffaro rimane al lavoro fino al 2011, non si farà attrarre da chimere di candidature alle nazionali perché dopo quello che hanno fatto i siciliani per me è giusto che io rimanga qui a lavorare".
"Io ho rispettato la magistratura essendo un imputato modello - continua -, ora mi aspetto che i pm facciano lo stesso nei miei confronti. Ci sono tre gradi di giudizio: sono riuscito a dimostrare l'infondatezza del reato più infamante, quella di avere favorito la mafia, sono convinto che negli altri due gradi sarò assolto anche dalle altre accuse".
"Il tribunale - sottolinea il governatore - ha cancellato l'accusa che io sia colluso con la mafia o, come sostengono i miei avvocati, che abbia anche favorito il singolo boss. Per il semplice fatto che io avrei rivelato queste notizie, ammesso che fosse vero, al medico Domenico Miceli e all'imprenditore Michele Aiello, che non erano indagati per mafia".
Cuffaro ripercorre anche quello che definisce il suo lunghissimo "calvario" giudiziario, cominciato nel 2003 con l'accusa di corruzione, poi archiviata, "per avere preso una tangente da una persona  che non era nemmeno indagata. Questa tangente l'avrei presa nel '93 in cambio di un decreto firmato dall'on Salvo Lima. L'accusa di corruzione è caduta intanto perché un parlamentare europeo non firma decreti, ma questo è poca cosa rispetto al fatto che nel '93 l'on. Lima era già morto da 18 mesi".
Il presidente della Regione osserva: "Sarebbe bastato un po' più di attenzione da parte dei pm che allora seguivano l'inchiesta per evitare che si facesse tanto clamore". Cuffaro ricorda poi che l'indagine era stata avviata su input di un pentito "tale Lanzalaco, che parlava da oltre dieci anni e che fino ad allora non aveva detto niente di me".
Caduta l'accusa di corruzione, rimaneva quella di concorso in associazione mafiosa: "Hanno messo sotto sopra la mia vita - sottolinea il governatore -, quella dei miei familiari, dei miei amici, forse anche dei miei elettori; hanno messo sotto controllo due milioni di telefonate e vent'anni della mia vita politica. Dopo di ciò hanno dovuto archiviare il reato di concorso per trasformarlo in favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. Il tribunale ieri ha finalmente cancellato anche l'accusa che io sia colluso con la mafia".
Cuffaro ha detto di avere ricevuto centinaia di telefonate da esponenti politici e istituzionali, "da Casini a Cesa, da Berlusconi a Cossiga", ma ha sottolineato di essere stato colpito "dall'afflato collettivo della gente comune, migliaia di persone che si sono strette attorno a me per dimostrarmi il loro affetto". Il governatore ha aggiunto di essere rimasto particolarmente commosso da una signora novantenne, moglie del pittore Gianbecchina: "E' arrivata di corsa davanti al portone di casa mia per abbracciarmi tra le lacrime. E' stata una cosa che mi ha toccato profondamente".
Dopo avere preso un caffè nel bar vicino casa, davanti a Villa Sperlinga, sempre assediato dai suoi sostenitori Cuffaro ha rilasciato alcune interviste televisive. In mattinata sarà a Palazzo d'Orleans, sede della presidenza della Regione, per "tornare al lavoro", come aveva dichiarato ieri subito dopo avere assistito alla lettura del verdetto che lo scagiona dall'accusa di mafia. 
19/01/2008 
 
 
   
 
 
Le altre condanne:
 
 

Talpe alla Dda”, le altre condanne I giudici della terza sezione del tribunale di Palermo, presieduta da Vittorio Alcamo, oltre alla condanna a cinque anni di carcere per il presidente della Regione Salvatore Cuffaro, hanno condannato, nel complesso, a 40 anni di carcere gli altri imputati del processo, con una sola assoluzione.


- L’ex manager della sanità privata Michele Aiello è stato condannato a 14 anni di reclusione. Le accuse erano di associazione mafiosa, rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio, truffa, accesso abusivo al sistema informatico della Procura e corruzione;
- Il maresciallo del Ros Giorgio Riolo, accusato di associazione mafiosa, rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio, accesso abusivo al sistema informatico della Procura, corruzione e interferenze illecite nella vita privata altrui, ha subito una condanna a 7 anni;
- Il radiologo Aldo Carcione, imputato di rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio e accesso abusivo al sistema informatico della Procura è stato condannato a 4 anni e 6 mesi;
- Pena di 6 mesi inflitta all’ex segretaria della Procura Antonella Buttitta per rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio e accesso abusivo al sistema informatico della Procura;
- 1 anno a Roberto Rotondo e 3 anni a Giacomo Venezia per favoreggiamento;
- 9 mesi a Michele Giambruno per truffa e corruzione;
- Accusati di corruzione, Adriano La Barbera, Salvatore Prestigiacomo e Angelo Calaciura, hanno subito condanne rispettivamente per anni 2, mesi 9, e anni 2;
- Lorenzo Iannì, accusato di truffa è stato condannato a 4 anni e 6 mesi e a 1500 euro di multa;
- Assolto Domenico Olivieri, accusato di truffa;
- Le società “Atm – Alte Tecnologie Medicali” e “Diagnostica per immagini Villa Santa Teresa”, entrambe accusate di truffa, si sono viste concedere le attenuanti generiche e infliggere condanne al pagamento di, rispettivamente, 400 mila e 600 mila euro.

cuffaro mafioso 

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Grasso-Cuffaro, è polemica
Botta e risposta a distanza tra i due all'indomani della sentenza sulle talpe alla Dda. Il procuratore nazionale antimafia: "Favorì i singoli indagati per mafia". Il governatore: "Non ha letto la sentenza?".


PALERMO - Sulla sentenza del processo per le talpe alla Dda si registra uno scontro tra accusa e difesa sul capo di imputazione per il quale i giudici della terza sezione del tribunale hanno ritenuto colpevole il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, di favoreggiamento semplice e rivelazione di segreto d'ufficio, senza l'aggravante prevista dall'articolo 7 per avere avvantaggiato Cosa Nostra.
Tutto ruota attorno all'aiuto che, secondo quanto sostenuto dal procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso e dal Procuratore di Palermo Francesco Messineo, Cuffaro avrebbe fornito a "singoli indagati per mafia" anche se non all'organizzazione Cosa Nostra nel suo complesso. Una tesi che viene invece confutata dai difensori di Cuffaro, per i quali non ci sarebbe alcun favoreggiamento a boss mafiosi.
L'imputazione di favoreggiamento fa riferimento al capo "Q" in cui si legge: "per il delitto di cui agli artt. 81 cpv., 110, 378 commi 1 e 2, c.p. e 7 l. n. 203/1991, per avere, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, in concorso con altri soggetti ignoti e con Antonio Borzacchelli, maresciallo dell'Arma dei Carabinieri in aspettativa perchè eletto deputato dell'Assemblea Regionale Siciliana, aiutato, con le modalità di cui al capo che precede (la rivelazione del segreto d'ufficio ndr), Domenico Miceli, Salvatore Aragona e Giuseppe Guttadauro, sottoposti ad indagine, il primo per il delitto di cui agli artt. 110 e 416 bis c.p.(concorso esterno in associazione mafiosa ndr), il secondo ed il terzo per il delitto di cui all'art. 416 bis c.p. (associazione mafiosa ndr), ad eludere le investigazioni che li riguardavano, commettendo il fatto al  fine di agevolare l'attività dell'organizzazione mafiosa Cosa Nostra; In Palermo ed altrove, nella primavera - estate del 2001".
Immediata la risposta di Cuffaro: "Probabilmente il procuratore non ha letto la sentenza per intero. È stata studiata dai miei avvocati e sostiene che non solo non è stato favorito l'intero sistema mafioso ma neanche il singolo mafioso. Non ho motivo di non credere ai miei avvocati".
"Certamente cinque anni sono tanti - dice Cuffaro - nei prossimi giorni, quando avremo letto per intero le motivazioni che la Corte darà, io e i miei avvocati sosterremo le ragioni del mio comportamento. So di non aver violato alcun segreto d'ufficio perchè non avevo nessun segreto e nessuna notizia da dare".
19/01/2008 

 

 

AMMAZZATECITUTTI.ORG

http://www.ammazzatecitutti.org/editoriale/luigi-de-magistris-trasferito-ingiustizia-fatta.php

Luigi De Magistris trasferito: ingiustizia è fatta.       

Il Consiglio Superiore della Magistratura, evidentemente appesantito in maniera determinante dalla sua componente politica, con la decisione della sua sezione disciplinare di disporre il trasferimento di sede ed il cambio di funzioni giudiziarie per il dr. Luigi De Magistris ha scritto una delle pagine più dolorose e ingiuste della sua storia.
I componenti del Csm, presieduti dall’ex democristiano avellinese Nicola Mancino, anziché dare un segnale di coraggio e di dignità istituzionale, hanno deciso di chinare il capo pavidamente schierandosi dalla parte dei poteri forti.
Quei poteri che De Magistris aveva inchiodato, per la prima volta nella storia della Calabria, alle loro immonde responsabilità di predoni e responsabili del latrocinio pluridecennale che aveva portato un fiume enorme di denaro nelle loro tasche, facendo scivolare la Calabria sempre più in basso nelle classifiche nazionali per disoccupazione, povertà, disperazione.
Quei poteri forti che tramite alcuni rappresentanti giustamente inquisiti da De Magistris non hanno avuto remore a dire esplicitamente nelle loro losche telefonate che bisognava “farlo fuori”.
E così oggi ingiustizia è fatta.
Incredulità e sgomento sono i primi sentimenti che ci sentiamo di esprimere di fronte alla sentenza della sezione disciplinare del Csm. Questa condanna non solo ha il sapore della beffa, ma ci indigna nel pensare al ghigno di sollievo che nell’ascoltarla avranno avuto i ben noti personaggi pesantemente coinvolti nel sacco della Calabria.
Anche se Luigi De Magistris dovesse aver commesso qualche errore formale, qualche imperfezione burocratica nelle sue procedure, riteniamo che molto più sereno e benevolo doveva essere il giudizio disciplinare, soprattutto in considerazione dell’enorme mole di lavoro svolta, con pochissimi mezzi, da questo giovane magistrato.
Oggi invece questi possibili errori e queste umane imperfezioni sono stati presi, a nostro avviso, a pretesto per comminare una condanna non al metodo, come ci si vuole far credere, ma al merito delle inchieste.
Noi tutti ci stringiamo attorno al dr. De Magistris, gli testimoniamo pubblicamente la nostra stima immutata e lo incitiamo a percorrere tutte le strade possibili per appellare questa iniqua decisione.
Non lo faccia solo per il suo onore, lo faccia per tutti i calabresi onesti e per i centomila cittadini che hanno sottoscritto la petizione a suo favore.

Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo;
Sonia Alfano, figlia del giornalista Beppe;
Rosanna Scopelliti, figlia del giudice Antonino;
Aldo Pecora, portavoce di “Ammazzateci tutti”;
Emiliano Morrone, direttore resp. “La Voce di Fiore” e autore di “La società sparente”;
Giovanni Pecora, coordinamento “Rete per la Calabria”;
Giorgio Durante, presidente “Calabrialibre”;
Francesco Lo Giudice, Movimento del Sole,
Francesco Saverio Alessio, Ass. Emigrati.it e autore di “La società sparente”;
Francesco Precenzano, presidente “Gens”;
Francesco Siciliano, legale associazioni antimafia calabresi;
Gianfranco Saccomanno, legale associazioni antimafia calabresi e presidente Ass. “Città del Sole”

di Redazione    
sabato 19 gennaio 2008

forleo e de magistris  forleo e de magistris

 

 

http://www.ammazzatecitutti.org/ultime/moglie-mastella-arrestata-per-concussione.php

Moglie Mastella arrestata per concussione

ROMA (Reuters) - La procura di Santa Maria Capua Vetere ha disposto gli arresti domiciliari per Sandra Lonardo, presidente del Consiglio regionale della Campania e moglie del ministro della Giustizia Clemente Mastella, con l'accusa di concussione.
Lo hanno confermato in mattinata fonti governative, mentre la moglie del Guardasigilli aveva detto di aver appreso del provvedimento che la riguarderebbe dalla tv e di sentirsi "assolutamente serena".
L'ordinanza di arresto le è stata recapitata nel primo pomeriggio a Ceppaloni (in provincia di Benevento), dove abita la famiglia Mastella , ha detto un portavoce della Lonardo.
"Apprendo dalla televisione una notizia sconcertante, che sarebbero stati disposti gli arresti domiciliari nei miei confronti per tentata concussione. Mi sento assolutamente serena, non ho nulla da temere e fornirò all'autorità giudiziaria qualunque chiarimento che mi venga richiesto", ha affermato Lonardo.
Il provvedimento restrittivo è stato deciso nell'ambito dell'inchiesta condotta dai magistrati di Santa Maria Capua Vetere sulla sanità campana.
Raggiunto questa mattina al telefono da Reuters, il procuratore capo della cittadina casertana Mariano Massei ha detto di non poter confermare né smentire la notizia, aggiungendo che la procura emetterà in merito un comunicato più tardi.
"Se c'è una violazione del segreto d'ufficio, ognuno ne risponderà penalmente", ha sottolineato, riferendosi alle anticipazioni dei media.
"NESSUNA DAZIONE DI DENARO, SOLO UN CONTRASTO POLITICO"
Il legale della famiglia Mastella, Titta Madia, ha fatto sapere che "non c'è in ballo una dazione di danaro o altri vantaggi, ma solo un contrasto di carattere politico fra la signora Mastella e il direttore dell'ospedale di Caserta relativamente alla nomina di un medico".
L'avvocato ha aggiunto che l'ordinanza di custodia cautelare è firmata dal gip Francesco Chiaromonte su richiesta del pm Alessandro Cimmino.
"Credo che anche questo sia l'amaro prezzo che, insieme a mio marito, stiamo pagando per la difesa dei valori cattolici in politica, dei principi di moderazione e tolleranza contro ogni fanatismo ed estremismo. Affronto tranquilla anche questa battaglia", conclude il comunicato della moglie del leader dell'Udeur.
L'inchiesta ha portato all'emissione di quattro provvedimenti di custodia cautelare in carcere, 19 arresti domiciliari -- tra questi il capogruppo dell'Udeur in consiglio regionale e un consigliere dell'Udeur -- e tre sospensioni da pubblica funzione, una delle quali riguarda il prefetto di Benevento, Giuseppe Urbano. Lo hanno riferito fonti giudiziarie e della Regione.
L'inchiesta coinvolge due assessori regionali della Campania, entrambi dell'Udeur, il partito di Mastella: Luigi Nocera, responsabile dell'Ambiente, e Andrea Abbamonte, responsabile del personale. Lo hanno riferito fonti della Regione, che non hanno saputo dire se siano stati emessi provvedimenti restrittivi verso di loro.
In seguito alla vicenda, questa mattina in Aula alla Camera il ministro Mastella ha annunciato le sue dimissioni.
"Sono fiera di lui, è un uomo eccezionale, ma non ne avevo dubbi", ha commentato ai microfoni del Tg1 la signora Mastella, aggiungendo che al contrario del marito lei non ha alcuna intenzione di lasciare il suo posto di presidente del Consiglio regionale della Campania.
"Ha dimostrato quello che è: un uomo per bene. Continueremo insieme le nostre battaglie".
 
di Redazione    
giovedì 17 gennaio 2008

moglie e mastella 

 

Ed ecco il discorso di dimissione di Clemente Mastella, accompagnato da vergognosi scroscianti applausi di tutta la camera ad eccezione dei parlamentari dei Verdi e Dell'Italia dei Valori:

 

Prima Parte

   

 

Seconda Parte

   

 

L'unico commento contrario al discorso di Mastella avvenuto il giorno precendente:

 

1月15日

SGARBI. NO COMMENT!

 
                           Sgarbi con Truffa
 
Certa gente dovrebbe essere condannata a far ripetere sempre le loro stronzate in pubblico finché non stramazzino per la vergogna!
Riporto parte della punta di Confronti andata in onda il 4 gennaio 2008 alle 23.15 su Rai 2, dove vedava affrontarsi Vittorio Sgarbi e Marco Travaglio.
 
 
Magistratura
 
 
 
 
Etica pubblica
 
        
 
 
Per chi non lo sapesse Wiipedia riporta l'eperienze che Vittorio Sgarbi ha avuto con la Giustizia: 
 
Nel 1996, con sentenza definitiva della Pretura di Venezia, è stato condannato a 6 mesi e 10 giorni di reclusione per il reato di falso e truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, per produzione di documenti falsi e assenteismo mentre era dipendente del Ministero dei Beni culturali, con la qualifica di funzionario ai Beni artistici e culturali del Veneto. Condannato a pagare un indennizzo fissato dalla corte, il critico d'arte si giustificò affermando che la sua assenza dall'ufficio dipendeva dall'impegno per la redazione d'un catalogo d'arte [citazione necessaria].
Il 14 agosto 1998, dopo la morte di Luigi Lombardini, in un'intervista a Il Giornale ne attribuisce la responsabilità alle «inchieste politiche di Caselli [...] uomo di Violante», in quanto «il suicido di Lombardini ha evidenziato la natura esclusivamente politica dell'azione di Caselli e i suoi» che «impudentemente frugano nella sua tomba [...] sul suo cadavere»; il 17 agosto, ignorando i ringraziamenti dell'avvocato di Lombardini per la correttezza dell'interrogatorio e l'identico pronunciamento del CSM, ne chiede «l'immediato arresto» nonché la «sospensione dal servizio e dallo stipendio». Alla successiva querela, l'intervistatore Renato Farina ed il direttore Mario Cervi scelgono il patteggiamento, mentre Sgarbi la via del processo; ad una delle udienze «non si presenta in Tribunale (a Desio) dicendo di essere a Bologna per un altro processo; il giudice telefona a Bologna e scopre che lì Sgarbi ha fatto lo stesso sostenendo di essere a Desio». Per queste affermazioni nel 1998 verrà condannato dalla Cassazione per diffamazione aggravata sulle indagini del pool antimafia di Palermo, guidato da Gian Carlo Caselli, oltre a 1.000 € di multa.
Da questo pronunciamento si origina un'altra polemica sull'interpretazione della sentenza, che viene diffusa dai media italiani come una condanna per aver definito le indagini "politiche", esercitando il suo diritto di critica e provocando le forti reazioni e prese di posizione da parte di Francesco Cossiga, Ettore Randazzo, Fabrizio Cicchitto e Niccolò Ghedini. Questa ricostruzione viene duramente contestata da Marco Travaglio perché «criticare significa affermare che un'inchiesta è infondata, una sentenza è sbagliata. Ma sostenere che un PM e l'intera sua Procura sono al servizio di un partito, agiscono per finalità politiche, usano la mafia contro lo stato, non è criticare: è attribuire una serie di reati gravissimi, i più gravi che possa commettere un magistrato».
 
 
Forse queste informazioni dimostrano in che modo Sgarbi ha accumulato competenze riguardati Magistratura ed Etica!
12月21日

INTERCATTAZIONE TELEFONICA: SACCA' - BERLUSCONI

 

   saccà Berlusconi_S_

Riporto l'articolo dell'espresso nel quele viene riportata l'intercettazione fra Agostino Saccà (dirigente Rai) e Silvio Berlusconi:

 
Pronto Silvio, sono Saccà
Il testo e l’audio della conversazione tra il manager Rai e il Cavaliere: “Lei è amato nel paese, glielo dico senza piangeria”. Dai giochi in azienda, alla fissa di Bossi per il Barbarossa fino alle scritture per le attrici: “Sto cercando di avere la maggioranza in Senato”
 
VERBALE: di trascrizione di conversazioni telefoniche in arrivo ed in partenza sull'utenza avente il numero XXX XXXXXXX in uso a Saccà Agostino, come da decreto del 05.06.2007 emesso dalla Procura della Repubblica di Napoli a firma del Dott. Dr. Vincenzo PISCITELLI
Data: 21/06/2007
Ora: 18:40:09 Durata: 0:07:17
 

S.S. = Segretaria Saccà
S. = Saccà
S.P. = Segretaria Presidente
P. = Presidente

S: Pronto.
S.S.: Direttore, glielo passano.
S: Si,.. pronto.
S.P.: Si Direttore, le passo il Presidente.
S: Si, grazie.
P: Agostino!
S: Presidente! Buonasera ..come sta ... Presidente...
P: Si sopravvive...
S: Eh .. vabbè, ma alla grande, voglio dire, anche se tra difficoltà, cioè io ... lei è sempre più amato nel paese ...
P: Politicamente sul piano zero ...
S: Si.
P: ... Socialmente, mi scambiano ... mi hanno scambiato per il papa..
S: Appunto dico, lei è amato proprio nel paese, guardi glielo dico senza nessuna piangeria ...
P: Sono fatto... oggetto di attenzione di cui sono indegno ...
S: Eh .. ma è stupendo, perchè c'era un bisogno ... c'è un vuoto ... che .. che lei copre anche emotivamente ... cioè vuol dire ... per cui la gente .. proprio ... è cosi ... lo registriamo...
P: E' una cosa imbarazzante ..
S: Ma è bellissima, però
P: Vabbè .. allora?
S: Presidente io la disturbo per questo, per una cosa fondamentale, volevo dirle alcune cose della Rai importanti in questo momento, perchè abbiamo faticato tanto per conservare la maggioranza .. eh, la maggioranza cinque è importante anche in questo passaggio, riusciamo a conservarla per un anno dopo la ... ma è strategica questa cosa, ma se la stanno giocando in una maniera .. stupida ... proprio, cioè ... quindi, volevo.. lei già lo sa ... perchè le avevo... volevo darle questo allarme, perchè, allora, se abbiamo la maggioranza in consiglio, e quindi abbiamo una forte importanza, questa maggioranza non la smonta più nessuno ormai dopo la decisione...

P: si, ... non capisco Urbani che fa lo stronzo, no?!
S: Mah! Allora ... Urbani, io non .. non lo so .. penso che in questi giorni sono stati più i nostri alleati ... che hanno un pò .. no! ... lui forse ha fatto un errore su Minoli ...e l'altra volta ... eh .. però sono stati un pò .. AN e anche la Lega, che per un piatto di lenticchie hanno spaccato la maggioranza ... dopo quindici giorni, in cui la maggioranza era uscita saldissima dalle aule giudiziarie, cioè quello che non è riuscito con specie ...
P: Mamma mia, vabbè, adesso io ho dovuto ... interessarmi di questa cosa....
S: Gli è riuscito con Speciale .. gli è riuscito forse con quello della Polizia ...
P: .. adesso li richiamo .. a ..(parola incomprensibile) ...
S: Li richiami lei all'ordine .. Presidente ...
P: Daccordo.
S: .. perchè abbiamo una grande vittoria .. qui in azienda stavamo riprendendo ...anche con Sensi ... Ingiro (fonetico) ..
P: vabbè .. va bè .. adesso vediamo, vediamo un pò. Senti, io ... poi avevo bisogno di vederti ..
S: Si.
P: perchè c'è Bossi che mi sta facendo una testa tanto ..
S: si .. si ..
P: .. con questo cavolo di .. fiction .. di Barbarossa ..
S: Barbarossa è a posto per quello che riguarda .. per quello che riguarda Rai fiction, cioè in qualunque momento ...
P: allora mi fai una cortesia ...
S: si
P: puoi chiamare la loro soldatessa che hanno dentro il consiglio ..
S: si.
P: .. dicendogli testualmente che io t'ho chiamato ...
S: vabbene, vabbene ..
P: ...che tu mi hai dato garanzia che è a posto ..
S: si, si è tutto a posto ..
P: .. chiamala, perchè ieri sera ..
S: la chiamo subito Presidente ...
P: ... a cena con lei e con Bossi, Bossi mi ha detto, ma insomma .. di qui di là ... dice ... Ecco, se tu potevi fare sta roba ...mi faresti una cortesia.
S: allora diciamola tutta ... diciamola tutta Presidente .. cosi lei la sa tutta, intanto il signor regista ha fatto un errore madornale perchè un mese fa ... ha dato .. e loro lo sanno .. ha dato un'intervista alla Padania, dicendo che aveva parlato con Bossi e che era tutto... io, ero riuscito a rimetterla in moto la cosa, che era tutto a posto perchè aveva parlato col Senatur .. bla, bla, bla ... il giorno dopo il corriere scrive ...

P: esiste ... (parola incomprensibile) ...
S: in due pezzi, dicendo, Saccà fa quello che gli chiede la ..(parola incomprensibile) le mando poi gli articoli ... così...
P: chi è il regista?
S: il regista è Martinelli, che è un bravo regista, però è uno stupido,un ingenuo, un cretino proprio...
P: uhm ...
S: un cretino, mi ha messo in una condizione molto difficile, perchè mi ha scritto un articolo sul corrier della sera ... e poi non contento, Grasso sul Magazine del corriere della sera ... scrive il potente Saccà fa quello che gli dice Berlusconi e basta ... ecc. .. che poi, non è vero, lei non mi ha chiesto mai ...
P: allora ascoltami...
S: lei è l'unica persona che non mi ha chiesto mai niente ... vogliodire ...
P: io qualche volta di donne ... e ti chiedo ... perchè ..
S: si, ... ma mai ...
P: ... per sollevare il morale del capo .. (ridendo)
S: eh esatto, voglio dire ... ma, mi ha lasciato una libertà culturale di ... ideale totale .. voglio dire .. totale .. e questo lo sanno tutti, allora perchè, e, malgrado questo, io sono stato chiamato poi dal Presidente, dal Direttore Generale: "Mah! Com'è sta cosa!?" Questa cosa vale perchè, vale perchè Barbarossa è Barbarossa, perchè Legnano è Legnano...
P: certo, certo ..
S: perchè i Comuni a Milano hanno segnato la civiltà dell'occidente .. voglio dire ..
P: daccordo .. vabbene ...
S: Quindi, adesso io la chiamo subito ecc. ... Presidente, poi quando lei ha un attimo di ...
P: la settimana prossima sto a Roma ... vieni a trovarmi quando vuoi ..
S: eh .. vediamo ..
P: ... chiama la Marinella lunedi ...
S: mi metto daccordo con Marinella ...
P: .. lunedi che ci mettiamo daccordo, vabbene. Senti, tu mi puoi fare ricevere due persone ...
S: assolutamente...
P: .. perchè io sono veramente dilaniato dalle richieste di coso ....
S: assolutamente ..
P: con la Elena Russo non c'era più niente da fare? Non c'è modo...?
S: no .. c'è un progetto interessante .. adesso io la chiamo ..
P: gli puoi fare una chiamata? La Elena Russo; e poi la Evelina Manna. Non centro niente io, è una cosa ... diciamo ... di...
S: chi mi dà il numero?
P: Evelina Manna ... io non c'è l'ho ...
S: chiamo ..
P: no, guarda su Internet ..
S: vabbè, la trovo, non è un problema ... me la trovo io ..
P: ti spiego che cos'è questa qui ..
S: ma no, Presidente non mi deve spiegare niente ..
P: no, te lo spiego: io stò cercando di avere ...
S: Presedente, lei è la persona più civile, più corretta..
P: allora ... è questione di .. (parola incomprensibile, le voci si accavallano) ....
S: ma questo nome è un problema mio ...
P: io stò cercando ... di aver la maggioranza in Senato ...
S: capito tutto ...
P: eh .. questa Evelina Manna può essere .. perchè mi è stata richiesta da qualcuno ... con cui sto trattando ...
S: presidente ... a questo proposito, quando ci vediamo, io gli posso dire qualcosa che riguarda la Calabria .. interessante ...
P: molto bene...
S: .. perchè c'è stato un errore, in una prima fase c'è stato un errore per la persona che ha mediato il rappor ... poi glielo dico a voce ...
P: .. che non andava bene?
S: .. non andava bene ..
P: devo farlo io direttamente.
S: esatto, non andava bene per nulla ..
P: va bene ...
S: poi le dico meglio ... Presidente ..
P: va bene, io sto lavorando in operazione libertaggio .. l'ho chiamata così, va bene?
S: va bene ...
P: va bene .. se puoi chiamare questa signora qui ...
S: la chiamo .. e poi quando ...
P: Evelina Manna ...
S: .. ci vediamo le riferisco ..
P: .. e anche Elena Russo ... grazie, ci sentiamo ..
S: vabbene ... allora arrivederla Presidente ...
P: la settimana prossima ci vediamo ...
S: .. oh .. metta le mani però su sta maggioranza ... perchè veramente io ho rischiato tanto per avere la maggioranza in consiglio ....
P: faccio questo .. anche se ...
S: ... e si è sciolta dopo la set ... abbiamo fatto una figura barbina!
P: va bene ...
S: .. ma non per colpa .. mi creda ... di Urbani ....
P: daccordo ...
S: Urbani fa altre cazzate ...
P: Si, si va bene!
S: grazie Presidente ..
P: grazie ciao ... ci vediamo la settimana prossima.
(20 dicembre 2007)
 
Chi volesse ascoltare l'intercettazione può andare alla seguente pagina web:
 
 
12月4日

Il mio V-Day

 
Lo so che sono passati quasi tre mesi dal V-Day, ma ho voluto scrivere quelche riga sull'evento solo ora perché volevo mettere i video della giotna, e solo adesso mi sono messo ad uploadarli su youtube.
 
Sono state dette molte cose riguardo la manifestazione, il più erano stronzate, tipo quelle dette da Mauro Mazza, direttore del TG2 nel suo telegiornale, anticipato servizio altrettanto scandaloso!
 
Qui sotto riporatato:
 
 
 
 
 
La cosa sconcertante è il fatto che il direttore Mazza, non aveva idea di cosa stesse parlando, visto che le telecamere del suo "stupendo" telegiornale nenache c'erano al V-Day di Bologna, nonostante la sua redazione fosse stete preventivamente avvisata dell'evento dagli organizzatori della manifestazione! Il fatto che le sue telecemre non erano presenti a Bologno lo dimostra il servizio, visto che le immagini sono dei telefoni dei manifestanti!
Forse lui sperava ci dimenticassimo che lui avesse detto quelle parole, ma io invoco tutti nel riproporre continuamente le sue parole, in modo tale che tutti sappiano che stronzate dicono i telegenornali italiani!!! Neanche il nostro Emilio si è sbilanciato tanto! Sono rimasto sgomento quando in diretta ho ascoltato quelle parole!
La prima cosa che ho fatto dopo aver ascoltato in diretta quelle parole, la mia reazione: ho chiuso la mandibola, spalancata per l'indignazione e l'incredulità, mi sono alzato, per fortuna ero seduto, sarebbe stato pericoloso ascoltare quelle parole in piedi, e infine mi sono messo davanti al mio pc per scrivere una e-mail di protesta ed indignazione al direttore Mazza, spero di non essere stato l'unico.
 
Comunque ce ne sono state tante altre di parole, come quelle che additavano Grillo, e i cittadini che sono andati a firmare la proposta di legge popolare per avere "Parlamento Pulito" dai pregiudicati, come una massa antipolitica, oppure quelle che ha detto qualceh giorno fa Casini, ad "Otto e Mezzo" di Ferrara, su La7, dove condivideva l'idea che uno che avesse commesso reati contro la pubblica amministrazione non dovesse essere eletto come parlamentare, "ma non come dice Grillo che chi ha una condanna per non aver pagato una debba dimettersi", logicamente Ferrara che non è un giornalista gli ha dato ragione, perché un vero giornalista gli avrebbe ricordato che nella lista degli Onorevoli Wanted non c'era neanche uno condannato per reati come non aver pagato una multa, ma la maggior parte è composta da corruttori, da chi ha preso tangenti ecc... e nel suo partito, cioé l'UDC ci sono dueeuroparlamentari: Vito Bonsignore condannato a 2 anni per tentata corruzione per un appalto dell'Ospedali di Asti; e Aldo Praticello condannato per finanziamento illecito (non proprio due multe non pagate!!!).
 
La storia vera è un'altra, ed è che il parlamento italiano puzza! Puzza di vecchio e di corruzione. E lo scorso 8 settembre sono state raccolte più di 300.000 firme (sarebbero state più di un milione se non fossero finiti i fogli per la raccolta firme) per dire che il popolo italiano, l'unico sovrano di qeusta nazione, non vuole più essere rappresentato da criminali condannati.
 
 
Il mio Vaffanculo Day è stato meno entusiasmante di quello di Bologna, ma molto bello, e mia ha riempito di orgoglio.
E' iniziato a piazza San Babila, dove c'era il ritrovo con i miei amici Fabio, Francesco ed Enzo, quest'ultimo ha portato con se altri due amici; lì abbiamo firmato la proposta di legge e fatto le foto con gli "Amici di Grillo"; dopo ci siamo diretti in via Beltrami e li abbiamo aspettato che arrivasse Di Pietro, e qualche minuto dopo:
 
 
 
Ho filamto personalmente le immagini.
 
 
All'arrivo del Ministro, mi sono piombato su di lui per stringergli la mano, esprimere la mia stiama nei suoi confronti, a fotografarlo e riprenderlo con il mio cellulare.
 
 
 
Dopo io e i miei amici siamo andati a mangiare verso il Duomo, e siamo tornati in via Beltrami, lì ci siamo imbattuti in Pellizzari, che nel verci riprenderlo ci ha salutato facendo una V con la mano, ho continuato a riprenderlo metre i ragazzi di Qui Milano Libera lo intervistavano. Alla fine di tutto siamo tornati a casa, e appena arrivato mi sono connesso con il computer sui siti che riprendevano il V-Day di Bologna, e vedendolo mi sono pentito di non esserci andato.
 
Comunque felice ed orgoglio di ciò a cui ho partecipato, a fine serata mi sono serenamente addormentato.
 
 
12月2日

MONDADORI DAY

 
mondaday02sg9
 
Il 27 ottobre io e il mio amico Cesco abbiamo partecipato al Mondadoi Day, una manifestazione di protesta e di denucia contro l'acquisizione illecita della Mondadori da parte di Silvio Berlusconi. Questa è un'iniziativa di Qui Milano Libera (http://www.quimilanolibera.net/index.php/2007/10/14/mondadori-day/) e diretta da Piero Ricca, già incontraro in questo blog.
 
Ecco la sentanza sul Lodo Mondadori che ha portato alla condanna in terzo grado di Cesare Previti, avvocato di Berlusconi, colui che ha fatto in modo che Il Nano Malefico, acquisisse illecitamente la casa editrice:
 
 
 
Qui sotto i video della giornata:
 
  
 
  
8月16日

IL V-DAY NON HA CONFINI

 

   

 

 

Ad oggi, 16 agosto 2007, circa 153.000 persone si sono iscritte al Vaffanculo Day organizzato per l'8 settembre 2007.

Il V-Day non ha confini, si espande come un virus senza controllo, anche nel resto del mondo: Beppe Grillo chiama, e il popolo degli onesti sparsi in tutto il globo risponde!

Spero che per il giorno delle manifestazioni, il numero dei partecipanti possa almeno essere il doppio di quelli che sono oggi, in modo da mandare un messaggio chiaro e forte alla classe politica italiana: Basta! E' arrivato il momento di cambiare! Ma non cambiare nel modo in cui diceva Tancredi nel "Il gattoparto" di Tommasi Di Lampedusa, e cioè cambiare per far si che le cose non cambino; ma cambiare veramente! L'Italia e gli italiani ha bisogno di discontinuità dalla Prima e dalla Seconda Repubblica. Ci vuole una Terza e definiva Repubblica, seria e giusta, senza più corruzione e conflitti d'interessi. Il Sistema Italia deve cambiare.

 

Lancio un invito a tutti coloro che vogliono partecipare al V-Day e che intendono espandere il virus: da oggi fino all''8 settembre mettiamo una fascia al braccio con su scritto V-Day, così la gente vedendo continuamente attorno tutte queste persone si chiederà cosa significa.

 

V-DAY

 

 

P.S.: Ecco l'inno del V-Day

 

 

 

 

 

 

7月16日

ELEZIONI TRUCCATE


 
Sono mesi che Silvio Berlusconi grida all'Italia intera che le elezioni sono truccate. Subito dopo il risultato elettorale, ha insistito per ricontare le schede, poi ha contestato che chi vince per 24.000 voti non può governare da solo, ma deve scegliere un'intesa con l'opposizione perché la maggioranza del governo è estremamente risicata. Ha provato di tutto, da quando si è insediato il governo Prodi, non ha smesso di fare richieste di nuove elezioni. Insomma, sembra un bambino che non vuole accettare di aver perso. Ma lui aveva ragione, le elezioni sono state truccate. Persino ha avuto al prova: sarebbe uscito un video dove dimostrerebbe che l'Unione ha truccato le elezioni degli italiani all'estero, con schede già precombilate.
 
Ma chi meglio di lui poteva sapere che le elezioni sono state truccate?! Ne è stato l'autore! Non capisce come diavolo ha fatto a perdere le elezioni nonostante le avesse truccate.
 
 
Vedete cosa scriveva Beppe Grillo dal suo blog quasi un mese prima delle elezioni politiche di arpile:
 
 
24 Marzo 2006
Il “Diario” di Enrico Deaglio è uscito oggi con un numero dedicato a possibili brogli elettorali dovuti allo scrutinio elettronico che sarà utilizzato per la prima volta in Italia nelle elezioni politiche grazie al decreto legge del 3 gennaio 2006.
Le regioni interessate sono quattro: Lazio, Liguria, Puglia, Sardegna, per un totale di 12.680 sezioni e undici milioni di elettori.
Lo scrutinio elettronico prevede che un operatore inserisca i dati su un computer in ogni sezione, i dati vengano copiati su una chiavetta usb, le chiavi siano inserite in un computer che le invia quindi al Ministero dell'Interno.
Questa operazione, non necessaria e non richiesta da nessuno, costa 34 milioni di euro, è stata assegnata a trattativa privata per motivi di urgenza, “stante il brevissimo lasso di tempo disponibile” secondo Stanca, è stata vinta, tra le altre aziende, da Accenture, EDS e Telecom Italia.
Deaglio fa notare che il figlio del ministro dell'Interno Pisanu è partner in Accenture e che EDS è la società coinvolta nei presunti brogli elettorali in Florida nell’elezione di Bush.
Deaglio aggiunge che in caso di contestazioni ci vorrebbero mesi per confrontare il voto cartaceo con quello elettronico.
Mesi di instabilità assoluta e con un Presidente della Repubblica in uscita.

L’applicazione informatica usata per lo scrutinio elettronico è inoltre oggetto di contestazione da parte della Ales, un'azienda italiana che ne rivendica la paternità che a suo avviso le sarebbe stata sottratta dalla EDS e di cui pubblico la lettera che il suo amministratore mi ha inviato alcuni giorni fa insieme a
un documento e un'intervista.

“ Gentile Beppe Grillo,
mi chiamo Antonio Puddu, sono l’amministratore di una piccola società informatica con sede in Sardegna, la Ales s.r.l. Nel 2001 abbiamo ideato una soluzione innovativa per lo “scrutinio elettronico”, che nel 2004 è stato sperimentato con la nostra collaborazione in 1500 sezioni elettorali.
Nel 2005 ci è stato “scippato” dalla EDS Italia S.p.A., una multinazionale alla quale avevamo venduto 2500 licenze per lasperimentazione del 2004.
Un mese fa abbiamo citato EDS Italia in giudizio al tribunale di Roma, chiedendo risarcimento per i danni subiti dalla mia società che ammontano a oltre 9 milioni di euro, e abbiamo diffidato il Ministero dell’Interno e il Ministero dell’Innovazione dall’usare nella prossima sperimentazione un numero di licenze che superasse le 2500 da noi vendute. Infatti per la sperimentazione in occasione delle elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006 dovrebbero servirne circa 12.500. Distinti saluti”.

Antonio Puddu.

Non so voi, ma io sento uno strano odore nell'aria, di cosa sarà?
 
 
 
31 Marzo 2006
 
Se scrivo ancora dello scrutinio elettronico è perchè sono preoccupato, la cosa peggiore che possa capitare a un comico. Dopo la denuncia della scorsa settimana il ministro Pisanu si è mosso subito: ha annunciato che querelerà Diario e che istituirà, con apposito decreto, una commissione bipartisan “preposta alla verifica delle attività di scrutinio elettronico e di trasmissione telematica dei dati”.
Ma a cosa serve il comitato se si tratta di semplice sperimentazione? A cosa serve se lo scrutinio cartaceo prevale su quello elettronico?

Riporta Diario di oggi:
“Mentre nelle due precedenti esperienze si trattava di una semplice sperimentazione, per le elezioni politiche di aprile si è fatto un ulteriore passo in avanti dando valore giuridico anche allo scrutinio informatizzato – si legge in un comunicato del ministero dell’Innovazione del 10 febbraio. La sperimentazione - precisa un comunicato del ministero dell’Interno del 24 marzo – si affiancherà alle tradizionali operazione cartacee che, ovviamente, manterranno la loro preminente validità giuridica”.
E’ l’avverbio “preminente”, che mi fa sentire uno strano odore nell’aria.
Preminente quando, in che situazione? In caso di contestazioni?
Ma sappiamo benissimo cosa succederebbe in caso di contestazioni dello scrutinio di quattro regioni chiave come Liguria, Lazio, Sardegna e Puglia che contano 11 milioni di voti, regioni in bilico in cui pochi voti possono far vincere una o l’altra coalizione: succederebbe il caos.
Da Diario: “Nel Lazio, per esempio, basta prendere un solo voto in più della coalizione avversaria per guadagnare i tre senatori concessi dal premio di maggioranza regionale”.

Riporta ancora Diario:
“Saltati i prefetti e reso meno determinante il Viminale, i dati elettorali di quattro regioni d’Italia saranno nelle mani del ministero (senza portafoglio) dell’Innovazione di Lucio Stanca, che in realtà è un dipartimento della presidenza del Consiglio. Insomma: saranno nelle mani di Silvio Berlusconi, che li comunicherà infine al Viminale”.

Questo scrutinio elettronico puzza, con l’informatica e con Internet non ha nulla a che fare. Un ragazzo inserisce i dati in un computer e li controlla con il presidente di seggio, li copia su una chiavetta Usb, se la mette in tasca e la porta da un’altra parte dove c’è un altro computer, quasi sempre un edificio scolastico, da qui i dati con le linee sicure di Telecom Italia sono inviati a Roma.
Ma questa è roba da paleolitico, da Gianni e Pinotto, da Stancosauro ed elefantino.
 
Il numero di Diario scritto da Deaglio su possibili elezioni truccate del 24-3-2006:
 
Il documento inviato dall'amministratore dell'Ales:
 
Intervista all'amministratore dell'Ales:
 
Il numero di Diario del 31-3-2006:
 
 
E infine invito tutti a guardare gratuitamete il film-documentario: "UCCIDETE LA DEMOCREZIA!"
E' molto bello ed estremamente interessate. Lo consiglio vivamente.
 
7月12日

PARLAMENTO PULITO: PROPOSTA DI LEGGE POPOLARE

 
 
 
 
 
 
 
Dal blog di Beppe Grillo:
 

Martedì ho depositato alla Cassazione a Roma una richiesta di legge popolare per un Parlamento Pulito insieme ai (meravigliosi) ragazzi del MeetUp di Roma.
Dalla Gazzetta Ufficiale:

“Ai sensi degli articoli 7 e 48 della legge 25 maggio 1970, n.
352, si annuncia che la Cancelleria della Corte Suprema di
Cassazione, in data 10 luglio 2007 ha raccolto a verbale e dato atto
della dichiarazione resa da dieci cittadini italiani, muniti dei
prescritti certificati di iscrizione nelle liste elettorali, di voler
promuovere una proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo:
"Riforma della legge elettorale della Camera e del Senato
riguardante i criteri di candidabilita' ed eleggibilita', i casi di
revoca e decadenza del mandato e le modalita' di espressione della
preferenza da parte degli elettori".


I tre punti della proposta sono:

1- NO AI PARLAMENTARI CONDANNATI. No ai 25 parlamentari condannati in Parlamento - Nessun cittadino italiano può candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva, o in primo e secondo grado e in attesa di giudizio finale.

2- DUE LEGISLATURE. No ai parlamentari di professione da 20 e 30 anni in Parlamento - Nessun cittadino italiano può essere eletto in parlamento per più di due legislature. La regola è valida retroattivamente.

3- ELEZIONE DIRETTA. No ai parlamentari scelti dai segretari di partito - I candidati al parlamento devono essere votati dai cittadini con la preferenza diretta.


La richiesta di legge popolare sarà accolta se vengono raggiunte almeno 50.000 firme autenticate.
L’otto settembre in tutta Italia ci sarà la raccolta di firme organizzata dai gruppi dei Meetup di tutta Italia (cerca la tua città) e dalle associazioni che vorranno aderire.

Non perdete questa occasione per ripulire il Parlamento.

V-day
V-day
V-day

7月11日

LA QUESTIONE MORALE

 
 
 
 
Riporto la lettera di Piero Ricca:
 
SITO BLOCCATO DALLA FINANZA (www.pieroricca.org)
"Sono Piero Ricca.
CARI AMICI, NON POSSO AGGIORNARE IL BLOG. Mi è stato chiuso con atto della procura di Roma, un “sequestro preventivo” notificatomi alle 14,00 di oggi da due agenti della guardia di finanza del “nucleo speciale contro le frodi telematiche”, venuti da Roma. Il sequestro proviene da una querela per diffamazione presentata da Emilio Fede nei miei confronti per la famosa contestazione al circolo della stampa. Con il medesimo provedimento hanno cancellato un mio post relativo alla vicenda Fede e i commenti in calce. Non hanno potuto, per motivi tecnici, togliere il video da youtube.
Naturalmente farò immediata richiesta di dissequestro. Intanto posso solo scrivere queste righe in questa sede. Fra poco manderò un comunicato ai siti amici, e vi chiedo fin d’ora di farlo girare.
Con Fede ce la vedremo in tribunale, magari davanti a uno dei magistrati diffamati e spiati negli anni del governo del suo datore di lavoro.
E continueremo a criticare lui e i suoi simili sulla pubblica piazza, in nuove manifestazioni di dissenso.
Nessuno riuscirà a sequestrare la libertà di espressione, mia e degli amici di Qui Milano Libera e del blog: questo è certo.
Grazie a tutti." A presto, Piero.
 
 
Ed ecco il viedo della della vicendanda incriniminata:
 
 
7月8日

DIFFONDIAMO IL V-DAY

 
Gli organizzatori del V-Day hanno lanciato una proposta per diffondere il V-Day: ogni qual volta che ci si trova in presenza di telecamere televisive o fotografi dei vari giornali, facciamo in modo che compaia il saluto del V-Day. In tale modo, i media che fanno di tutto per tenere all'oscuro la notizia dell'orgnanizzazione di questa manifestazione, ci aiuterenno incosapevolmente a diffondere il messaggio.
 
 
 
7月2日

INFORMAZIONE IMBAVAGLIATA

 
Il mio blog si intitola "Apriamo gli Occhi" perché mi sono reso conto che in Italia esiste una censura più spessa è più solida della cortina di ferro dell'Unione Sovietica. Non riusciamo a ricevere informazioni dall'estero, e non riusciamo nemmeno a sentire le informazioni che in nostri stessi concittadini forniscono all'interno del nostro Paese. Paese poi... sembriamo una repubblica delle banane! Ma che dico, ci sono Stati sud-americani più seri del nostro!
In questo Paese l'infromazione libera è più unica che rara: quelli che dovrebbero parlare vengono zittiti e censurati, chi invece dovrebbe essere veramente censurato, anzi radiato dall'albo dei giornalisti. Invece quest'ultimi hanno la possibilità di parlare e scaricare merda dentro casa nostra attraverso la televisione. La riforma sull'informazione, che vorrebbe impedire la pubblicazione delle intercettazioni sui gionali fino alla fine dei processi, è una legge voluta sia da destra che da sinistra, e abbiamo pututo aver modo di accorcergi che ogni volta che una proposta di legge è stata votata sia dalla maggioranza che dall'opposizione, è passata una legge vergona, che nella maggioranza dei casi serviva a salvare il culo degli stessi che l'hanno votata, o dei loro "amici" (vedi indulto).
Questa legge assolutamente non deve passare!
Antonio Di Pietro che è in prima linea nel contrapporsi a questa proposta di legge ha organizzato il 25 giugno scorso un convegno per denunciare la sconparsa dell'infromazione:
 
 
 
 
 
Riporto il video del convegno del 25 giugno 2007
 
 
 
 
 
7月1日

PERCHE' E' IMPORTANTE PARTECIPARE AL V-DAY

 
Il V-Day potrebbe essere una grossa opportunità per cambiare le cose in Italia, in meglio. Non è un'occasione  che capita spesso; bisogna essere presenti perché i politici, i giornalisti e tutto ciò che c'è di corrotto in questa nazione, possano capire che non ce la facciamo più! Ora basta! La pazienza è finita! Dobbiamo essere in tanti per far sì che lo sdegno gridato all'unisono da tutte le nostre voci, arrivi alle loro orecchie, tormentandoli e impedendogli di dormire sereni la notte. Diciamo loro BASTA e andate tutti a fanculo. Presentiamoci tutti davanti ai comuni delle nostre città e gridiamogli tutti in coro, fino a peredere la voce, VAFFANCULO!!!
 
Riporto quì il video completo di Beppe Grillo al parlamento europeo, il quale spiega i perché che hanno portato all'organizzazione del V-Day.
 
 
 

URAGANO MASTELLA/2

 
Il Ministro di Indulto e Ingiustizia Clemente Mastella, è un uomo senza macchia ed è sempre coscente che qualunque cosa eglia faccia, non debba un giorno vergognarsi; lui non ha timore di rispondere a semplici domande, magari fatte da un suo cittadino, un uomo per il quale lui dovrebbe lavorare e il che ha il diritto ad essere informato riguardo a proposte di legge presentate suoi ministri. Perché mai non dovrebbe rispondere ad una domanda tipo questa: ma la legge sulle intercettazioni, da lei proposta, non è un modo per imbavagliare l'informazione? Perché il Sig. Ministro non dovrebbe rispondere? Lui non si vergogna di quello che fa, e quindi non ha problemi a rispondere! Chi dice il contrario è un sovversivo che intende calunniare quella brava persona di Don Clemente.
 
Ma...
 
 
[Qui Milano Libera] Incontro con Mastella
Caricato da Theblogtvcityzen
 
6月27日

V-DAY AL PARLAMENTO EUROPEO

 
 
 
Guardatelo e fatelo girare.
 
 
 
 
 
Beppe Grillo manda il suo secondo messaggio dal suo blog, l'8 settembre 2007 bisogna esserci, tutti in piazza per protestare contro una classe politica che ha smesso da anni di occuparsi della cosa comune. Si fanno solo i loro affari, fanno leggi per non finire in galesra, entrambi gli schieramenti scalano banche. Politici che decidono di mandarti in pensione a 60 anni, quando loro ci vanno dopo 30 mesi e con una pensione che è più del doppio della tua.
Mandiamoli a casa, organizziamo una Tangentopoli Popolare.
 
Agli uomoni di buona volontà chiedo di partecipire al Vaffanculo Day!!!
6月25日

ALLARME URAGANO: MASTELLA STA PER ABBATTERSI SULLA NOSTRA NAZIONE

 
 
La temperatura del nostro pianeta si sta alzando e il numero e l'intensità degli uragani aumenta, un esempio fu Katrina nell'estate di tre anni fa negli Stati Uniti. Ma l'uragano che sta per abbattersi sull'Italia in questa estate ha ben altre origini, che sono: la mancanza di buon senso che hanno avuto qualche elettore quando ha votato per l'UDEUR, e la scelta (forse non volontaria, ma sotto ricatto politico) di nominare come Ministro della Giustizia Clemente Mastella e non un ex-magistrato come Antonio Di Pietro (forse si aveva paure che potesse migliorare il sitema giudiziario). Ora quel "criminale" del nostro "Ministro di Indulto e Ingiustizia " ha presentato una proposta di legge per riformare il sistema giudiziario, basata sui seguenti punti:
 
- Legittima Difesa solo per la tutela della persona e non per beni e cose
- Accorciamento dei tempi processuali
- Riduzione dei margini di discrazionalità del giudice nell'applicazione delle pene
- Concorso di reato solo se chi lo commette apporta un contributo reale alla realizzazioe del fatto
- Rivisitazione dell'intero sistema sanzionatorio volta ad un maggiore ricorso a sanzioni interdittive, riparatorie e pecuniarie
 
 
 
Questi punti sono approfonditi nel seguente articolo dell'ANSA del 20 giugno 2007:
 
 
ECCO LA BOZZA DEL NUOVO CODICE PENALE
 
LEGITTIMA DIFESA SOLO PER TUTELA PERSONA
Chi, aggredito in un luogo isolato o nella propria abitazione, superi i limiti della legittima difesa in situazioni di pericolo per la vita, per l'integrità fisica, per la libertà personale e sessuale, non commette reato. E' una delle novità introdotte dalla bozza di riforma del codice penale presentata al ministro della Giustizia Clemente Mastella dalla commissione di tecnici - magistrati, legali e studiosi - incaricata di modificare la parte generale del codice Rocco. La bozza, dopo il vaglio del Guardasigilli, sara' presentata al Consiglio dei Ministri.

Il progetto, che si compone di 57 norme, all'art. 15 introduce tra la "cosiddette cause soggettive di esclusione della responsabilità " "l'eccesso dei limiti della legittima difesa per grave turbamento psichico, timore o panico, in situazioni oggettive di rilevante pericolo per la vita, l'integrità fisica, per la libertà personale o per la libertà sessuale di un soggetto aggredito in luoghi isolati o chiusi o comunque di minorata difesa".

"Si tratta certamente - spiega Piergiorgio Morosini, gup a Palermo e componente della commissione che ha iniziato i lavori a luglio del 2006 - di un allargamento delle maglie dell' istituto della legittima difesa ma, a differenza del passato, a vantaggio della persona e della vita e non della sfera  patrimoniale".  

SENTENZA IN 5 ANNI PENA PRESCRIZIONE
Razionalizzare i tempi della giustizia introducendo, pena la prescrizione del reato, termini massimi per l'esercizio dell'azione penale e per l'emanazione delle sentenze. E' uno dei punti chiave del progetto di riforma del codice penale

La normativa stabilisce termini massimi per l'esercizio dell'azione penale e per l'emissione della sentenza di primo grado che non potrà giungere oltre i 5 anni dalla richiesta di rinvio a giudizio. Due anni, invece, il termine massimo previsto per la pronuncia del dispositivo che conclude ogni eventuale successivo grado di giudizio. Quanto al termine massimo per l'esercizio dell'azione penale l'art. 44 della bozza prevede che  il reato si prescrive se trascorrono più di 12 anni tra la consumazione dello stesso e la richiesta di rinvio a giudizio nel caso di delitti puniti con pena non inferiore a 10 anni; più di 8 anni per i reati puniti con pena non inferiore a 5 anni; più di 7 per i reati puniti con pena inferiore a 5 anni.

"Abbiamo cercato - spiega il gup di Palermo, Piergiorgio Morosini, componente della commissione - di assicurare tempi ragionevoli di durata del processo con le risorse che avevamo, senza aggravi per la giustizia. E il mezzo migliore ci sembrava l'introduzione della prescrizione dei reati per fasi.   Chiaramente, per processi particolarmente complessi, come i maxi dibattimenti di mafia, verranno introdotti sospensioni dei termini di prescrizione".

SU PENA RIDOTTA DISCREZIONALITA' GIUDICE
Eliminazione delle circostanze attenuanti generiche e obbligo per il giudice di indicare specificamente nelle motivazioni della sentenza i criteri  seguiti nella quantificazione della pena: sono alcune delle novità introdotte dalla bozza di riforma del codice penale.

"Il fine - spiega il gup Piergiorgio Morosini, componente della commissione - è quello di ridurre i margini di discrezionalità nell'applicazione della pena di cui ora godono i giudici. D'altro canto, introducendo principi certi nella commisurazione delle pene volevamo evitare le cosiddette  condanne esemplari".

Nella bozza di riforma, inoltre, viene abolito l'ergastolo, sostituito con la pena massima di 38 anni di carcere, e vengono introdotte pene prescrittive come le prestazioni volontarie di attività non retribuita a favore della collettività.

CONCORSO IN REATO SOLO SE APPORTO REALE
Concorre nel reato chi "apporta un contributo causale alla realizzazione del fatto". E' il nuovo testo della norma sul concorso di persone nel reato,  introdotto dall'articolo 21 della bozza di riforma del Codice Penale.

Il legislatore richiede, dunque, per la sussistenza del concorso un contributo concreto. Una novità che potrebbe avere ripercussioni soprattutto sulla fattispecie del concorso in associazione mafiosa, finora mai tipizzata specificamente nel codice.

"Nel caso del concorso esterno in associazione mafiosa - spiega il giudice Piergiorgio Morosini, che ha partecipato alla redazione della bozza - si richiede che venga apportato un contributo specifico all'associazione criminale. La norma  è frutto di una sintesi di quanto prevedeva il codice Zanardelli, in vigore prima del codice Rocco e, soprattutto, della sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione emessa nel 2005 al processo Mannino. I giudici indicarono proprio la concretezza del contributo arrecato alla mafia come discrimine per la prospettazione del concorso".

RIVISTO INTERO SISTEMA SANZIONATORIO
Il progetto di riforma della Commissione Pisapia rivede l' intero sistema sanzionatorio, con un maggiore ricorso a sanzioni interdittive, riparatorie e pecuniarie che vanno nella direzione auspicata anche dal Capodello Stato, Giorgio Napolitano, nel corso della sua visita a Rebibbia, all'inizio di maggio: il carcere deve essere considerato come 'extrema ratio' ed eventualità da riservare ai casi più gravi.

La riforma del codice penale messa a punto dai 19 esperti della Commissione Pisapia fa cadere la distinzione tra delitti e contravvenzioni: resta come unica categoria quella dei reati. Fondamentale il principio di offensività: non sarà punibile un fatto se a seguito della sua commissione non c'é stata una effettiva lesione del bene o dell'interesse protetto dalla norma.

Nella bozza Pisapia, inoltre, è stato definito con piùprecisione il dolo, così da evitare confusione con i reaticolposi.  Definizione più attenta anche della responsabilità penale, per esempio rispetto al concorso di persone, così da evitare discrezionalità interpretative del giudice.

Cambia anche il sistema sanzionatorio: oltre al carcere, vengono previste anche le pene interdittive, prescrittive e la detenzione domiciliare. Nella sentenza di condanna, il giudice potrà disporre pene alternative al carcere (mentre nell'attuale sistema è il tribunale di sorveglianza a stabilirle).

Un esempio: se un furto o uno scippo vengono commessi per la prima volta, il giudice può decidere, ad esempio, la permanenza domiciliare durante il fine settimana, oppure lavori socialmente utili per il risarcimento del danno, divieto di frequentazione in determinati luoghi, ecc.

La previsione di un maggiore ricorso alle sanzioni alternative al carcere dovrebbe avere come effetto una riduzione del sovraffollamento negli istituti penitenziari, dove assistenti sociali e agenti penitenziari potranno lavorare con l' obiettivo di più sicurezza e più reinserimento sociale.

Tra le novità della bozza Pisapia, infine, si torna al passato sulla legittima difesa, cancellando quella norma voluta dalla Lega Nord, la scorsa legislatura, sull' uso legittimo delle armi.
 
 
 
 
Quanto riguarda il primo punto non ho nulla da replicare, anzi semmai avrei da fare un elogio, visto che fino a qualche hanno fa si veniva inquisti se si reagiva ad una violenza.
 
Il secondo punto tratta l'accorciamento dei tempi processuali, del quale l'Italia ha un necessario bisogno, ma assolutamente non mi piace come viene affrontato: siccome in questa nazione non ci sono già abbastanza prescrizioni, soprattutto nei confronti di uomini potenti, si è voluto aggiungere altre possibilità per il perseguito di non incorrere in una pena. Avrebbero dovuto aggiungere sospensione dei termini di prescrizine non solo per processi estremamente complessi e lunghi come i maxi-dibarttimenti di mafia, ma anche per processi per reati finanziari, corruzione... insomma tutti quei reati che coinvolgono una grande percentuale di uomini politici e potenti della nostra nazione. Infatti mi sembra si stata fatta a posta per salvare il c..o a quelle persone, e il sospetto diviene più certo quando penso al fatto che la maggioranza ha steso questa bozza di legge con l'intesa dell'opposizione, il quale leader e non solo, avrebbe tutto l'interesse personale per votare si a questa proposta di legge.
 
Il terzo punto è il più grave, perché oltre a inibire la propietà di intermpretazione della da parte dei giudici, la quale cosa mi lascia indifferente, hanno messo lì, tanto perché si annoiavano e non sapevano che scrivere l'abolizione dell'ergastolo! Sostituendo il carcere a vita con un pena massiama che non superi i 38 anni. Ora 38 anni sono molti, ma per chi si è macchiato di reati di mafia, boss di Cosa Nostra, N'drangheta, Camorra e Sacra Corona, se ancora vivi potrebbero uscrire! E' scadaloso! E' pericolosissimo, lo dice anche il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso (vi è un articolo che parla proprio di questo nell'intervento precedente intitolato "ALLARME MAFIA: NUOVA FAIDA ALL'ORIZZONTE, del 23/06/2007): se la legge passa si metterebbero in circolazioni uan grande quantità di mafiosi e scatenare anche uan sanguinosa guerra di mafia, alimentata dalla voglia di rivincita degli ex-ergastolani liberi.
 
Il quarto punto dice che per essere condannati per concorso in un reato, come il concorso esterno in associazione mafiosa (per il quale sono stati perseguiti l'europarlamentare di FI e fondatoe del partito dello stesso partito, Marcello Dell'Utri e il leader di quel partito, l'ex-premier Silvio Berlusconi) è necessario che l'imputato abbia apportato un reale contributo alla realizzazione del fatto, e non basta che ci sia da parte dell'imputato una reale intenzione, e poi darebbe agli avvocati difensori del probabile reo un'appiglio in più dove attaaccarsi, in quanto potrebbe essere difficile dimostrare se l'azione compiuta possa aver apportato un reale contriboto al fatto.
 
Il quarto punto prevede una rivisitaizone dell'intero sisteme sanzionantoriaio il quale non ho nulla da ridire al momento, ma fanno sempre in tempo a cambiare in peggio la proposta di legge quando andà discussa nelle camere.
 
 
La riforma della giustizia, comunque non si ferma qua, non tratta faccende puramente riguardanti l'aspetto giudiziario, ma spazia anche nel campo dell'informazione: si vuole imbavaglire qualla rara, anzie direi uniche fonti di informazione ancora libere. Vogliono presentare una legge che impedisca ai gionalisti di pubblicare intercettazioni fino alla fine del processo. Questo perché hanno paura che qualcuno possa raccontare le schifezze che fanno.
 
Ascoltate Antonio Di Pietro, il quale si sta battendo contro queste proposte di legge:
 
 
 
 
Inoltre riporto la stessa lettera che è pubblicata sul blog di Beppe Grillo che Di Pietro ha scritto al comico:
 
Caro Beppe,
ti scrivo per denunciare il tentativo di imbavagliare l’informazione con la legge contro le intercettazioni in prossima votazione al Senato.
L’Italia dei Valori proporrà degli emendamenti per cambiare la legge. Se non verranno accettati voteremo contro, anche se il Governo dovesse mettere la fiducia. I nostri emendamenti si propongono di eliminare le pesanti sanzioni, anche penali, ai giornalisti, che sono l’anello debole della catena, e di garantire la possibilità di accedere alle intercettazioni durante le indagini preliminari una volta messe a disposizione delle parti e riconosciute rilevanti ai fini penali.
Con la nuova legge, a causa della durata dei processi, in Italia non si saprebbe mai nulla. Non saremmo venuti, ad esempio, a conoscenza dei colloqui tra Fazio e Fiorani, e Fazio sarebbe ancora Governatore della Banca d’Italia.
I politici cercano di proteggere sé stessi, negando ai cittadini la possibilità di verificare la loro condotta “politica”, sottolineo “politica” e non penale. Le intercettazioni di D’Alema e Fassino, come quelle dei politici legati a Berlusconi, hanno infatti un significato “politico” e, per questo, non possono e non devono essere sottratte alla valutazione degli elettori. Trovo comunque deprimente che la politica si interessi di banche e non dei problemi dei cittadini.
La stessa Corte Europea dei diritti dell’uomo ha dato pienamente ragione alla nostra decisione di non votare al Senato il testo sulle intercettazioni. Lo ha fatto con una recente sentenza che ha condannato la Francia per violazione della libertà di espressione in relazione ad una condanna dei tribunali francesi di due giornalisti per la pubblicazione di un libro sul sistema di intercettazioni illegali durante la presidenza Mitterrand.
Se i giudici francesi avevano privilegiato il segreto istruttorio, la Corte Europea ha invece rafforzato il ruolo della stampa nella diffusione di fatti rilevanti, in particolare se coinvolgono politici.
Se è legittimo, dice la Corte Europea, tutelare il segreto istruttorio, su questa esigenza prevale il diritto di informare. Inoltre, l’applicazione di una pena (anche se pecuniaria) e l’affermazione della responsabilità civile del giornalista hanno un chiaro effetto dissuasivo nell’esercizio della libertà di stampa.
Ecco perché siamo impegnati a presidiare questa libertà nella commissione giustizia prima, in Senato poi, dove presenteremo emendamenti rigorosi per evitare che l’informazione sia imbavagliata.
6月17日

V-DAY

 

8 Settembre 2007 - Vaffanculo Day

http://www.beppegrillo.it/2007/06/vaffanculoday.html#comments

 

 
  
 

Riporto il commento di un altro ragazzo:

CRONACHE MARZIANE (ESTATE 2010)

L'umanità guarda con stupore il civismo degli Italiani. Tutto è cominciato dopo l'8/9/2007, giorno del V-DAY organizzato da Beppe Grillo. Oggi, niente è più come prima.
Qualche esempio?
Il libro "LA CASTA" fa parte del programma di studio fin dalle elementari.
Camera, Senato, Quirinale, UE, Comunità Montane, Provincie, Regioni ed altri Enti Locali sono stati diminuiti drasticamente, come consiglieri, personale, buste paga, uscite, parco macchine, benefit, beni immobili, affitti, uffici di rappresentanza, vitalizi, ecc.
I Consiglieri Comunali e di quartiere non prendono più i gettoni di presenza, ma eseguono le mansioni con solo un rimborso spese.
L'acqua non è più privatizzata.
I reati di evasione fiscale, falso in bilancio, ecc. fanno finire i responsabili in carcere ed i loro beni confiscati.
Le cosche mafiose e camorristiche sono fallite! Per forza, nessuno consuma più un grammo di droga.
Gli ipermercati, i centri commerciali, le multisala, sono fallite!
Gli italiani sono tornati a fare la spesa nel negozio sotto casa o si coltivano l'orto.
La raccolta di pomodori in Puglia viene gestita da cooperative che vendono ai negozianti senza intermediari a far lievitare i prezzi.
Schiavisti in galera a marcire.
I bambini a scuola studiano, e i genitori hanno ricominciato a dargli qualche ceffone.
Le TV? C'è un canale senza pubblicità e gli italiani guardano solo quello, e gli sponsor non hanno più un euro. E non ci sono più i partiti a rompere i coglioni!
E non c'è più Bruno Vespa!!!
E i vecchi politici? Nessuno è stato rieletto, non hanno arraffato la pensione, non sono stati sistemati in quegli enti succhia soldi che, per l'appunto, non esistono più.
Oggi sono depressi, fanno la fila nelle ASL, i loro autisti guidano i pulmini del Comune, gli ex bodyguard sono in galera o al controllo marciapiedi davanti agli asili.
La corruzione è sparita (non c'è un euro!)
Il calcio è finito.
Il mondo sta seguendo l'esempio!

 

 
4月5日

SANTO SILVIO

 

Santo Silvio da Arcore, povero lui, come dice il Santino che ho nel mio portafoglio, “che liberò l’Italia dalla giustizia e dall’ugualianza.

Povero uomo perseguitato dalle toghe rosse, lui che ama tanto questa nazione, ed essa la ripaga perseguitandolo ingiustamente!

Diamo una leggera occhiata su cosa questi Magistrati cattivoni e comunisti l'hanno inquisito fino ad ora e vediamo che risultati ha portato, questo inutile accanirsi verso un uomo che merita solo l'adorazione e non la persecuzione, ma lui come Cristo viene portato davanti ai Sacerdoti del Tempio e viene giudicato, perseguitato e infine CROCIFISSO, ma tutto sarà stato inutile, perché egli risorgerà dopo tre giorni, grazie alla Legge Pecorella.

 

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La Corte di Cassazione ha ribadito che, riguardo ai casi di prescrizione dovuta alla concessione di attenuanti, "Qualora l'applicazione della causa estintiva della prescrizione del reato sia conseguenza della concessione di attenuanti, la sentenza si caratterizza per un previo riconoscimento di colpevolezza dell'imputato ed è fonte per costui di pregiudizio" (Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza n. 5069 del 21 maggio 1996).

Di seguito le sentenze di colpevolezza che ricadono nella categoria dei reati estinti con la concessione di attenuanti:

Lodo Mondadori, corruzione giudiziaria (attenuanti generiche, sentenza definitiva);

Caso All Iberian 1, 23 miliardi di tangenti a Craxi (attenuanti generiche, sentenza definitiva);

Sme-Ariosto 1 - imputazione sui 434.404 dollari a Renato Squillante, corruzione giudiziaria (attenuanti generiche in I grado, appello cancellato dalla legge Pecorella);

Caso Lentini, falso in bilancio (attenuanti generiche e nuova legge intervenuta, sentenza definitiva).

 

Sentenze di colpevolezza che ricadono nella categoria dei reati estinti per intervenuta amnistia:

Falsa testimonianza P2 (amnistiato, sentenza definitiva);

Terreni Macherio, imputazione per uno dei due falsi in bilancio (amnistiato, sentenza definitiva).

 

Sentenze di colpevolezza che ricadono nella categoria delle imputazioni che non costituiscono più reato:

Caso All Iberian 2 (falso in bilancio, sentenza di I grado).

 

Assoluzioni per insufficienza di prove:

Caso All Iberian 2 (falso in bilancio, sentenza di I grado);

Sme-Ariosto 1 - imputazione su vendita Iri, corruzione giudiziaria (insufficienza di prove in I grado, appello cancellato dalla legge Pecorella);

4 Tangenti alla guardia di finanza (insufficienza di prove per stabilire se le abbia autorizzate Silvio Berlusconi o il fratello Paolo, sentenza definitiva);

Medusa cinematografica, falso in bilancio (assoluzione con formula dubitativa, in quanto per la sua ricchezza potrebbe non essersene accorto, sentenza definitiva);

Sme-Ariosto 2, falso in bilancio (stralciato in base alla nuova legge sul falso in bilancio).

 

Assoluzioni nel merito:

Sme-Ariosto 1 - imputazione su due versamenti a Renato Squillante, corruzione giudiziaria (assoluzione piena in I grado, appello cancellato dalla legge Pecorella) ;

Terreni Macherio, imputazione per appropriazione indebita, frode fiscale, e uno dei due falsi in bilancio (assoluzione nel merito, sentenza definitiva).

 

Indagini archiviate:

Bilanci Fininvest, falso in bilancio e appropriazione indebita (calcolo prescrizione in base alla nuova legge sul falso in bilancio);

Consolidato Fininvest, falso in bilancio (calcolo prescrizione in base alla nuova legge sul falso in bilancio);

spartizione pubblicitaria Rai-Fininvest (archiviazione per insufficienza di prove);

traffico di droga (l'indagine non ha rilevato nulla di penalmente perseguibile);

tangenti fiscali Pay-tv;

Stragi 92-93, concorso in strage (scadenza dei termini d'indagine);

Concorso esterno in associazione mafiosa assieme a Marcello Dell'Utri, riciclaggio di denaro sporco (scadenza dei termini d'indagine).

 

Procedimenti in corso:

Diritti televisivi, falso in bilancio, frode fiscale, appropriazione indebita (indagini in corso);

Tangenti a David Mills, corruzione giudiziaria (rinviato a giudizio);

Telecinco, violazione della legge antitrust spagnola e altri reati (ripreso dopo che Berlusconi ha lasciato il Governo).