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    July 22

    LETTERA A TOTO' CUFFARO

     

    L’altro ieri, cercando su internet informazioni su Totò Cuffaro, Presidente della Regione Sicilia, mi sono imbattuto nel suo sito intenet (www.totocuffaro.it), e ho iniziato a dare un’occhiata, e il mio sguardo si è soffermato sulla sua lettera di ringraziameto ai siciliani (qui sotto riportata).

     

    http://www.totocuffaro.it/program_ringr/ringraziamento/grazie_elettori.html

    A tutti i siciliani, Grazie 

    Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno scelto di votarmi da ogni angolo di questa nostra amata terra di Sicilia.
    La scelta elettorale, compiuta nelle regole della libertà e della democrazia, esprime senza equivoci l’approvazione di un’esperienza politica di governo durata cinque anni e la volontà di proseguire nell’opera di innovazione e sviluppo intrapresa. Questo risultato rappresenta per me la forza e l’incoraggiamento più grande, per tenere saldo il timone alla guida del Governo, così come una nave incede sicura verso il suo orizzonte.
    Ringrazio tutti i Siciliani, anche quelli che non mi hanno votato, poiché li sento comunque vicini in quanto membri della grande famiglia di questa singolare Isola. Per me essi rappresentano la voce critica, quella dei fratelli che hanno un’opinione diversa, ma nella convinzione di volere il bene comune.
    Il mio metodo politico è nel dialogo e nel confronto delle posizioni. Ho già detto pubblicamente a Rita Borsellino di aver apprezzato la condivisione di una campagna elettorale senza scontri e polemiche. Farò certamente tesoro di ogni suggerimento, specie sulle questioni più urgenti, come quelle dell’occupazione e del precariato. Ogni contributo veramente costruttivo, distante dalle demagogie e dagli slogans, sarà apprezzato da me e dal mio Governo, riconoscendone merito ai suoi estensori.
    Spero che l’opposizione politica si traduca in un quotidiano e virtuoso impegno verso gli obiettivi della crescita e dello sviluppo della nostra terra, superando la stagione dei veleni e delle strumentali denigrazioni. Insieme, dobbiamo continuare a sbarrare il passo a tutte le mafie, senza tregua: da quelle che colpiscono e offendono la società siciliana con attività criminali d’ogni genere, a quelle che usano l’intelletto per fomentare aggressioni e congiure, destabilizzando le Istituzioni.Ai miei amici di partito, ai tanti sostenitori e collaboratori, agli eletti sotto le bandiere e gli emblemi della Casa delle Libertà, rivolgo il sentimento sincero della gratitudine per la determinazione, l’entusiasmo, la lealtà e l’intelligenza che hanno condotto a questo risultato elettorale.Il mio abbraccio caloroso a tutti i Siciliani.

    Totò Cuffaro

    Quello che ho letto in queste parole del Presidente Cuffaro mi hanno spinto a scrivergli una lettera, che qui pubblico:  Egregio Presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, le scrivo in merito alla lettera che lei ha scritto ai siciliani per ringraziarli di averlo votato. Premetto io non sono siciliano, abito a Milano, ma ho trovato molto interessanti alcuni punti di ciò che ha scritto. Ad esempio, lei scrive “Ringrazio tutti i Siciliani, anche quelli che non mi hanno votato, poiché li sento comunque vicini in quanto membri della GRANDE FAMIGLIA di questa singolare Isola.”  Le vorrei domadare: per caso, per grande Famiglia lei intende Cosa Nostra? Lo chiedo perchè mi risulta che lei ha partecipato ad eventi di alcune famiglie mafiose, come nel 2000, quando è stato, insiemieme al Min. Mastella, testimone di nozze di Campanella (braccio destro del Boss Mandalà) che forniva i documenti falsi a Provenzano durante la sua latitanza.

    La sua lettera continua e dice:“Il mio metodo politico è nel dialogo e nel confronto delle posizioni” Nel dialogo? Può darsi, ma quando le vengono rivolte critiche ed accuse da parte dell’opposizione politica, lei da risposte strane, che danno una impressione intimidatoria del tipo, non so se le ricorda, ma sono sue: “Lei sa tutto Onorevole Forgione, sa troppe cose… Anche quelle che noi non sappiamo e che normali cittadini non sanno, ma anche quello che non si dovrebbe sapere. E credo che questo non sia né giusto… E vorremmo capire perché lei sa tutto questo; anche perché mi risulta che lei non ha pratiche divinatorie.”

    Qualora volesse riascoltare le sue parole può farlo andando su questo link: http://www.youtube.com/watch?v=9fZY2Zu-KD4&mode=related&search=

      

    Lo so che lei con quelle parole vuole far credere che si stia chiedendo come abbia fatto l’Onorevole Forgione a venire a conoscenza delle informazioni che ha enunciato, ma mi sembra che lei voglia far passare sottobanco un altro messaggio… Non so, magari io mi sbaglio, sono prevenuto, ma ascoltandola mi ha fatto venire in mente un altro discorso, quello del Boss Michele Greco: http://www.youtube.com/watch?v=Aqqv0hsLrFQ&mode=related&search=

      

    Ascoltando Michele Greco, sicuramente si capisce che dietro quelle parole c’è una minaccia, neanche tanto velata, per chi sa ascoltare. Adesso io non voglio assolutamente paragonarla a Michele Greco, quello è un Boss Mafioso che si è macchiato di efferati reati, ma trovo un modo di parlare che vi accomuna, forse sarà che antrambi avete frequentato le stesse “Famiglie” non so…

    Infine vorrei portarle in esame un’ultima sua frase: “Insieme, dobbiamo continuare a sbarrare il passo a tutte le mafie, senza tregua: da quelle che colpiscono e offendono la società siciliana con attività criminali d’ogni genere, a quelle che usano l’intelletto per fomentare aggressioni e congiure, destabilizzando le Istituzioni.” Riguardo queste parole ho due cose da esprimere: primo, se vuole davvero sbarrare la strada a tutte le mafie, spriamo che non sia vero il reato per il quale lei viene accusato, e cioé: “concorso esterno in associazione mafiosa” nell’ambito dell’inchiesta sui rappoti tra clan di Brancaccio e ambienti della politica locale. Speriamo proprio che lei sia innocente, perché altrimenti le sue azioni contradirrebbero le sue parole. Ma purtroppo devo ammettere che non credo molto nella sua innocenza: ho ascoltato le parole delle intercettazioni e mi inducono più a presupporre che lei possa essere veramente colpevole. Sono sicuro che le ha ascoltate anche lei, ma se volesse risentirle, così magari potrebbe capire perché penso questo: http://www.youtube.com/watch?v=4rbmkc3vgxI&mode=related&search=

      

    Secondo, lei parla di mafie che usano l’intelletto per fometare aggressioni e congiure, destabilizzando le istituzioni, ma forse si è dimenticato che lei qualche anno fa, fece proprio questo: utilizzando il suo itelletto, aggredì ed insultò Giovanni Falcone, se non se lo ricorda apra la seguente pagina web, così potrà rinfrescale la memoria.

    http://www.youtube.com/watch?v=F5MZmJLMQ9Y&mode=related&search=

      

    Dopo averle riascoltate, si VERGOGNI!!! Perché come disse lei, “La mafia fa schifo!” ma io aggiungo, anche Lei!!! Le parole che espresse all’epoca, dimostrano che lei ha sempre favorito i mafiosi e la mafia, e si è contrapposto a chi la combatteva.

    Grazie per l’attenzione, spero in una sua risposta.

     

    Chinque volesse scrivere come ho fatto io a Totò Cuffaro può farlo mandando una e-mail a t.cuffaro@libero.it

     
     
    July 19

    PAOLO BORSELLINO E' VIVO!

     
     
     
     
     
    Sono già passati quindici anni da quel tragico e doloroso attenatato in Via D'Amelio, dove perse la vita il Giudice Paolo Borsellino insiema a cinque uomini della scorta: Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio), Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Cinquantasei giorni prima il giudice dovette dire addio al suo amico e collega del pool anti-mafia Giovanni Falcone, ucciso nell'attentato di Capaci; con tale evento si formò nella mente di Paolo Borsellino la certezza che presto avrebbe avuto lo stesso destino, e purtroppo ebbe ragione.
     
    Il libro Intoccabili, di Saverio Lodato e Marco Travaglio racconta proprio della convinzione di Borsellino e della designazione di Gian Carlo Caselli come suo erede:
     
    "Borsellino... ...In un covegno di "Società Civile" a Milano incrocia Gian Carlo Caselli, presidente di una sezione della Corte d'Assise di Torino, giudice pluridecorato nella lotta al terrorismo e membro del primo pool d'Italia ai tempi della Brigate rosse. A fine lavori, prima di indilarsi nell'auto blindata per rientrare precipitosamente a Palermo, il giudice siciliano manda un ufficiale dei Carabinieri a comuncare al collega piemontese un messaggio-testamento: "Il dottor Borsellino le manda a dire che non è ancora venuto il momento di andare in pensione". Sulle prime Caselli rimane perplesso, quasi risentito: presiedere la Corte d'Assise e distribuire ergastoli a terroristi, mafiosi e assassini è tutt'altro che un'attività da pensionati. Ma il 19 luglio, appena giunge notizia della strage di via D'Amelio, ripensa a quelle parole. Borsellino sapeva di avere i giorni contati ("A Palermo è già arrivato il tritolo per me" aveva confidato a un paio di amici intimi) e l'aveva messo in preallerta.
     
     Nonostante sia passato molto tempo dalla sua morte, egli è ancora presente fra noi, per il popolo dell'anti-mafia, lui è ancora vivo, nei ricordi dei cittadini, le sue idee ancore permangono forti e salde come prima.
     
     
    Gian Carlo Caselli lo scorso anno, il 19 luglio 2006 scrisse un articolo/lettera al suo predecessore:
     
    "CARO BORSELLINO ,LA MAFIA NON ESISTE?
    Sembra un secolo fa. E invece sono solo 14 gli anni trascorsi dalla strage di via d’Amelio che causò la morte di Paolo Borsellino e dei ragazzi che erano con lui in quell’orribile 19 luglio del ‘92. Sembra un secolo perché sembra voglia ritornare il tempo... che la mafia non esiste. Subito dopo gli omicidi di Falcone e Borsellino l’enormità della violenza mafiosa produsse una mobilitazione senza precedenti nella società civile, insieme ad un forte recupero di entusiasmo e di efficienza nelle forze dell’ordine e nella magistratura. Conseguentemente vi fu un’imponente serie di indiscutibili successi nell’azione repressiva.

    Quest’azione è continuata anche in seguito: lo prova il recente arresto di Provenzano (dopo quelli degli anni passati di Riina, Brusca, Aglieri, Bagarella, Graviano, Santapaola e tantissimi altri). Ma qualcosa è via via cambiato, rispetto al periodo successivo alle stragi. E oggi sembra a volte riaffiorare prepotente, in certi media e in ampi settori della politica (con contaminazioni anche a sinistra), la perversa tendenza a dire o far credere - come tanti anni fa - che la mafia non esiste. Certo, nessuno osa dirlo esplicitamente, con la brutale schiettezza che tempo addietro caratterizzava fior di notabili, compresi cardinali e procuratori generali. Le tecniche si affinano, oggi si è meno rozzi e ci si limita a non perdere occasione per provare a ridurre "Cosa nostra" ad organizzazione criminale sanguinaria, sì, ma tutto sommato anche folcloristica. Emblematiche, al riguardo, sono certe cronache su Provenzano che intrecciano prostata e cicoria, pannoloni e pizzini, vangeli e macchine per scrivere antidiluviane, covi mezzo diroccati, squallidi e sporchi, con rotoli di banconote, santini e formaggi custoditi alla rinfusa.

    E le T-schirt della vergogna con le scritte «Mafia made in Italy», per le quali in tanti ci si è giustamente indignati, sembrano un po’ figlie di questo "nuovo" clima: che può anche indurre i più spregiudicati o irresponsabili ad osare la mercificazione - con contestuale banalizzazione - di ciò che ancora poco tempo fa era, almeno pubblicamente, impresentabile. Del resto, la tendenza a ridurre la mafia ad un’organizzazione criminale un po’ folcloristica emerge addirittura dalla relazione della Commissione parlamentare antimafia della legislatura appena conclusa, se è vero - com’è vero - che essa nega ogni carattere strutturale del rapporto fra mafia e potere, riducendo Cosa nostra (testuale!) a fenomeno «legato a condizioni di incultura, di scarsa mobilitazione o tensione sociale, a momenti di crisi morale ed economica»; con il capolavoro finale del patetico tentativo (portato avanti, in verità, con una fragile dissociazione dell’opposizione) di scrollare dalle spalle del senatore Andreotti il macigno, confermato financo in Cassazione, delle sue collusioni con la mafia fino al 1980.

    In un simile contesto, si capisce meglio il riproporsi della "filosofia" del contrasto alla mafia come problema soltanto di "guardie e ladri", da delegare tutto a polizia e magistratura, il cui intervento viene perciò esaltato quando si arrestano esponenti di vertice o quadri intermedi dell’ala militare o immediati dintorni, mentre si accusano di indebito uso politico della giustizia (comunisti!) i magistrati che si permettono di indagare senza sconti anche sulle cosiddette "relazioni esterne", ossia sulle coperture, complicità e collusioni che sono la spina dorsale del potere mafioso. Al punto che se un magistrato dell’antimafia non viene aggredito o addirittura è sostenuto dai "soliti noti", c’è da chiedersi dove stia sbagliando... È di decisiva importanza, allora, dare segnali precisi di discontinuità, di inversione di tendenza. Molte le cose che si dovrebbero fare. Ne segnalo due, a mio avviso pregiudiziali.

    La prima riguarda la legislazione antimafia, oggi disseminata e dispersa in mille rivoli (codice penale, codice di procedura penale, norme di diritto amministrativo, ordinamento penitenziario, leggi più o meno speciali sui "pentiti", sul riciclaggio, sugli appalti, sulle misure di prevenzione personali e patrimoniali, sui beni confiscati e via seguitando), con sovrapposizioni, contraddizioni, stratificazioni ed incongruenze che spesso ostacolano, ritardano o rendono vischiosi gli interventi. È urgente predisporre un testo unico della legislazione antimafia, che faccia ordine e chiarezza, e al tempo stesso proponga i necessari aggiornamenti. Il ministro Mastella ha pubblicamente manifestato l’orientamento di creare un’apposita commissione. Per favore, che dalle dichiarazioni di intenti si passi - senza più attendere - alla traduzione in cifra operativa dei buoni propositi.

    L’altra misura urgente riguarda la gestione dei beni confiscati ai mafiosi. Nella passata legislatura le relative competenze (da un ufficio specializzato, che si occupava soltanto di questo) furono inopinatamente trasferite al Demanio, cioè un calderone enorme dove la specificità dei problemi derivanti dall’origine mafiosa dei beni non può non perdersi: per ragioni strutturali ed obiettive, ma con guasti ed inconvenienti a non finire che aumentano di giorno in giorno. Di qui la necessità di ripristinare un qualcosa - si chiami Agenzia o Alto Commissariato poco importa - che sia incaricato di occuparsi esclusivamente dei beni confiscati ai mafiosi, così da poter mirare gli interventi volta a volta necessari sulla specifica concretezza dei problemi, affinandone via via la conoscenza e specializzandosi sempre più nella risoluzione di essi. Si tratta di impedire che appassisca quel fiore all’occhiello che il nostro Paese può orgogliosamente esibire: il fiore dell’antimafia dei diritti, delle opportunità e del lavoro. Un fiore che profuma di coraggio e di riscatto, di lavoro pulito e di cittadinanza vera.

    Un fiore che può indirizzare il futuro dei giovani verso una migliore qualità della vita. Un fiore che emana quel «fresco profumo di libertà che si contrappone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità» di cui parlò proprio Paolo Borsellino alla vigilia della sua morte. Un fiore coltivato da «Libera», l’organizzazione della società civile in cui tanta parte ha avuto Rita, la sorella di Paolo Borsellino. Un fiore che oggi va sostenuto e protetto, se non si vuole che il rigore e il volto pulito di tanti siciliani onesti, che alla memoria di Paolo Borsellino ispirano il loro quotidiano impegno, soccombano nella palude della serena convivenza con la mafia praticata dai "maestri" della duttilità. Quelli che i rapporti tra mafia e potere li risolvono come se si giocasse a Monopoli: se peschi un "Imprevisto", magari stai fermo per un po’; ma poi ricominci a giocare, con gli stessi terreni, le stesse case, gli stessi alberghi, le stesse stazioni, gli stessi soldi di prima; persino con la stessa pedina di prima. Non è precisamente per questi indecenti balletti che hanno sacrificato la loro vita Paolo Borsellino e tanti altri come lui."

     

    Riporto infine l'intervista che il sostituto procuratore Antonio Ingroia ha rilasciato questa mattina al "Caffè di Corradino Mineo" su RaiNews24:

    http://www.rainews24.rai.it/ran24/clips/video/caffe_19072007.wmv

    July 16

    ELEZIONI TRUCCATE


     
    Sono mesi che Silvio Berlusconi grida all'Italia intera che le elezioni sono truccate. Subito dopo il risultato elettorale, ha insistito per ricontare le schede, poi ha contestato che chi vince per 24.000 voti non può governare da solo, ma deve scegliere un'intesa con l'opposizione perché la maggioranza del governo è estremamente risicata. Ha provato di tutto, da quando si è insediato il governo Prodi, non ha smesso di fare richieste di nuove elezioni. Insomma, sembra un bambino che non vuole accettare di aver perso. Ma lui aveva ragione, le elezioni sono state truccate. Persino ha avuto al prova: sarebbe uscito un video dove dimostrerebbe che l'Unione ha truccato le elezioni degli italiani all'estero, con schede già precombilate.
     
    Ma chi meglio di lui poteva sapere che le elezioni sono state truccate?! Ne è stato l'autore! Non capisce come diavolo ha fatto a perdere le elezioni nonostante le avesse truccate.
     
     
    Vedete cosa scriveva Beppe Grillo dal suo blog quasi un mese prima delle elezioni politiche di arpile:
     
     
    24 Marzo 2006
    Il “Diario” di Enrico Deaglio è uscito oggi con un numero dedicato a possibili brogli elettorali dovuti allo scrutinio elettronico che sarà utilizzato per la prima volta in Italia nelle elezioni politiche grazie al decreto legge del 3 gennaio 2006.
    Le regioni interessate sono quattro: Lazio, Liguria, Puglia, Sardegna, per un totale di 12.680 sezioni e undici milioni di elettori.
    Lo scrutinio elettronico prevede che un operatore inserisca i dati su un computer in ogni sezione, i dati vengano copiati su una chiavetta usb, le chiavi siano inserite in un computer che le invia quindi al Ministero dell'Interno.
    Questa operazione, non necessaria e non richiesta da nessuno, costa 34 milioni di euro, è stata assegnata a trattativa privata per motivi di urgenza, “stante il brevissimo lasso di tempo disponibile” secondo Stanca, è stata vinta, tra le altre aziende, da Accenture, EDS e Telecom Italia.
    Deaglio fa notare che il figlio del ministro dell'Interno Pisanu è partner in Accenture e che EDS è la società coinvolta nei presunti brogli elettorali in Florida nell’elezione di Bush.
    Deaglio aggiunge che in caso di contestazioni ci vorrebbero mesi per confrontare il voto cartaceo con quello elettronico.
    Mesi di instabilità assoluta e con un Presidente della Repubblica in uscita.

    L’applicazione informatica usata per lo scrutinio elettronico è inoltre oggetto di contestazione da parte della Ales, un'azienda italiana che ne rivendica la paternità che a suo avviso le sarebbe stata sottratta dalla EDS e di cui pubblico la lettera che il suo amministratore mi ha inviato alcuni giorni fa insieme a
    un documento e un'intervista.

    “ Gentile Beppe Grillo,
    mi chiamo Antonio Puddu, sono l’amministratore di una piccola società informatica con sede in Sardegna, la Ales s.r.l. Nel 2001 abbiamo ideato una soluzione innovativa per lo “scrutinio elettronico”, che nel 2004 è stato sperimentato con la nostra collaborazione in 1500 sezioni elettorali.
    Nel 2005 ci è stato “scippato” dalla EDS Italia S.p.A., una multinazionale alla quale avevamo venduto 2500 licenze per lasperimentazione del 2004.
    Un mese fa abbiamo citato EDS Italia in giudizio al tribunale di Roma, chiedendo risarcimento per i danni subiti dalla mia società che ammontano a oltre 9 milioni di euro, e abbiamo diffidato il Ministero dell’Interno e il Ministero dell’Innovazione dall’usare nella prossima sperimentazione un numero di licenze che superasse le 2500 da noi vendute. Infatti per la sperimentazione in occasione delle elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006 dovrebbero servirne circa 12.500. Distinti saluti”.

    Antonio Puddu.

    Non so voi, ma io sento uno strano odore nell'aria, di cosa sarà?
     
     
     
    31 Marzo 2006
     
    Se scrivo ancora dello scrutinio elettronico è perchè sono preoccupato, la cosa peggiore che possa capitare a un comico. Dopo la denuncia della scorsa settimana il ministro Pisanu si è mosso subito: ha annunciato che querelerà Diario e che istituirà, con apposito decreto, una commissione bipartisan “preposta alla verifica delle attività di scrutinio elettronico e di trasmissione telematica dei dati”.
    Ma a cosa serve il comitato se si tratta di semplice sperimentazione? A cosa serve se lo scrutinio cartaceo prevale su quello elettronico?

    Riporta Diario di oggi:
    “Mentre nelle due precedenti esperienze si trattava di una semplice sperimentazione, per le elezioni politiche di aprile si è fatto un ulteriore passo in avanti dando valore giuridico anche allo scrutinio informatizzato – si legge in un comunicato del ministero dell’Innovazione del 10 febbraio. La sperimentazione - precisa un comunicato del ministero dell’Interno del 24 marzo – si affiancherà alle tradizionali operazione cartacee che, ovviamente, manterranno la loro preminente validità giuridica”.
    E’ l’avverbio “preminente”, che mi fa sentire uno strano odore nell’aria.
    Preminente quando, in che situazione? In caso di contestazioni?
    Ma sappiamo benissimo cosa succederebbe in caso di contestazioni dello scrutinio di quattro regioni chiave come Liguria, Lazio, Sardegna e Puglia che contano 11 milioni di voti, regioni in bilico in cui pochi voti possono far vincere una o l’altra coalizione: succederebbe il caos.
    Da Diario: “Nel Lazio, per esempio, basta prendere un solo voto in più della coalizione avversaria per guadagnare i tre senatori concessi dal premio di maggioranza regionale”.

    Riporta ancora Diario:
    “Saltati i prefetti e reso meno determinante il Viminale, i dati elettorali di quattro regioni d’Italia saranno nelle mani del ministero (senza portafoglio) dell’Innovazione di Lucio Stanca, che in realtà è un dipartimento della presidenza del Consiglio. Insomma: saranno nelle mani di Silvio Berlusconi, che li comunicherà infine al Viminale”.

    Questo scrutinio elettronico puzza, con l’informatica e con Internet non ha nulla a che fare. Un ragazzo inserisce i dati in un computer e li controlla con il presidente di seggio, li copia su una chiavetta Usb, se la mette in tasca e la porta da un’altra parte dove c’è un altro computer, quasi sempre un edificio scolastico, da qui i dati con le linee sicure di Telecom Italia sono inviati a Roma.
    Ma questa è roba da paleolitico, da Gianni e Pinotto, da Stancosauro ed elefantino.
     
    Il numero di Diario scritto da Deaglio su possibili elezioni truccate del 24-3-2006:
     
    Il documento inviato dall'amministratore dell'Ales:
     
    Intervista all'amministratore dell'Ales:
     
    Il numero di Diario del 31-3-2006:
     
     
    E infine invito tutti a guardare gratuitamete il film-documentario: "UCCIDETE LA DEMOCREZIA!"
    E' molto bello ed estremamente interessate. Lo consiglio vivamente.
     
    July 12

    PARLAMENTO PULITO: PROPOSTA DI LEGGE POPOLARE

     
     
     
     
     
     
     
    Dal blog di Beppe Grillo:
     

    Martedì ho depositato alla Cassazione a Roma una richiesta di legge popolare per un Parlamento Pulito insieme ai (meravigliosi) ragazzi del MeetUp di Roma.
    Dalla Gazzetta Ufficiale:

    “Ai sensi degli articoli 7 e 48 della legge 25 maggio 1970, n.
    352, si annuncia che la Cancelleria della Corte Suprema di
    Cassazione, in data 10 luglio 2007 ha raccolto a verbale e dato atto
    della dichiarazione resa da dieci cittadini italiani, muniti dei
    prescritti certificati di iscrizione nelle liste elettorali, di voler
    promuovere una proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo:
    "Riforma della legge elettorale della Camera e del Senato
    riguardante i criteri di candidabilita' ed eleggibilita', i casi di
    revoca e decadenza del mandato e le modalita' di espressione della
    preferenza da parte degli elettori".


    I tre punti della proposta sono:

    1- NO AI PARLAMENTARI CONDANNATI. No ai 25 parlamentari condannati in Parlamento - Nessun cittadino italiano può candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva, o in primo e secondo grado e in attesa di giudizio finale.

    2- DUE LEGISLATURE. No ai parlamentari di professione da 20 e 30 anni in Parlamento - Nessun cittadino italiano può essere eletto in parlamento per più di due legislature. La regola è valida retroattivamente.

    3- ELEZIONE DIRETTA. No ai parlamentari scelti dai segretari di partito - I candidati al parlamento devono essere votati dai cittadini con la preferenza diretta.


    La richiesta di legge popolare sarà accolta se vengono raggiunte almeno 50.000 firme autenticate.
    L’otto settembre in tutta Italia ci sarà la raccolta di firme organizzata dai gruppi dei Meetup di tutta Italia (cerca la tua città) e dalle associazioni che vorranno aderire.

    Non perdete questa occasione per ripulire il Parlamento.

    V-day
    V-day
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    July 11

    LA QUESTIONE MORALE

     
     
     
     
    Riporto la lettera di Piero Ricca:
     
    SITO BLOCCATO DALLA FINANZA (www.pieroricca.org)
    "Sono Piero Ricca.
    CARI AMICI, NON POSSO AGGIORNARE IL BLOG. Mi è stato chiuso con atto della procura di Roma, un “sequestro preventivo” notificatomi alle 14,00 di oggi da due agenti della guardia di finanza del “nucleo speciale contro le frodi telematiche”, venuti da Roma. Il sequestro proviene da una querela per diffamazione presentata da Emilio Fede nei miei confronti per la famosa contestazione al circolo della stampa. Con il medesimo provedimento hanno cancellato un mio post relativo alla vicenda Fede e i commenti in calce. Non hanno potuto, per motivi tecnici, togliere il video da youtube.
    Naturalmente farò immediata richiesta di dissequestro. Intanto posso solo scrivere queste righe in questa sede. Fra poco manderò un comunicato ai siti amici, e vi chiedo fin d’ora di farlo girare.
    Con Fede ce la vedremo in tribunale, magari davanti a uno dei magistrati diffamati e spiati negli anni del governo del suo datore di lavoro.
    E continueremo a criticare lui e i suoi simili sulla pubblica piazza, in nuove manifestazioni di dissenso.
    Nessuno riuscirà a sequestrare la libertà di espressione, mia e degli amici di Qui Milano Libera e del blog: questo è certo.
    Grazie a tutti." A presto, Piero.
     
     
    Ed ecco il viedo della della vicendanda incriniminata:
     
     
    July 08

    DIFFONDIAMO IL V-DAY

     
    Gli organizzatori del V-Day hanno lanciato una proposta per diffondere il V-Day: ogni qual volta che ci si trova in presenza di telecamere televisive o fotografi dei vari giornali, facciamo in modo che compaia il saluto del V-Day. In tale modo, i media che fanno di tutto per tenere all'oscuro la notizia dell'orgnanizzazione di questa manifestazione, ci aiuterenno incosapevolmente a diffondere il messaggio.
     
     
     
    July 02

    INFORMAZIONE IMBAVAGLIATA

     
    Il mio blog si intitola "Apriamo gli Occhi" perché mi sono reso conto che in Italia esiste una censura più spessa è più solida della cortina di ferro dell'Unione Sovietica. Non riusciamo a ricevere informazioni dall'estero, e non riusciamo nemmeno a sentire le informazioni che in nostri stessi concittadini forniscono all'interno del nostro Paese. Paese poi... sembriamo una repubblica delle banane! Ma che dico, ci sono Stati sud-americani più seri del nostro!
    In questo Paese l'infromazione libera è più unica che rara: quelli che dovrebbero parlare vengono zittiti e censurati, chi invece dovrebbe essere veramente censurato, anzi radiato dall'albo dei giornalisti. Invece quest'ultimi hanno la possibilità di parlare e scaricare merda dentro casa nostra attraverso la televisione. La riforma sull'informazione, che vorrebbe impedire la pubblicazione delle intercettazioni sui gionali fino alla fine dei processi, è una legge voluta sia da destra che da sinistra, e abbiamo pututo aver modo di accorcergi che ogni volta che una proposta di legge è stata votata sia dalla maggioranza che dall'opposizione, è passata una legge vergona, che nella maggioranza dei casi serviva a salvare il culo degli stessi che l'hanno votata, o dei loro "amici" (vedi indulto).
    Questa legge assolutamente non deve passare!
    Antonio Di Pietro che è in prima linea nel contrapporsi a questa proposta di legge ha organizzato il 25 giugno scorso un convegno per denunciare la sconparsa dell'infromazione:
     
     
     
     
     
    Riporto il video del convegno del 25 giugno 2007
     
     
     
     
     
    July 01

    PERCHE' E' IMPORTANTE PARTECIPARE AL V-DAY

     
    Il V-Day potrebbe essere una grossa opportunità per cambiare le cose in Italia, in meglio. Non è un'occasione  che capita spesso; bisogna essere presenti perché i politici, i giornalisti e tutto ciò che c'è di corrotto in questa nazione, possano capire che non ce la facciamo più! Ora basta! La pazienza è finita! Dobbiamo essere in tanti per far sì che lo sdegno gridato all'unisono da tutte le nostre voci, arrivi alle loro orecchie, tormentandoli e impedendogli di dormire sereni la notte. Diciamo loro BASTA e andate tutti a fanculo. Presentiamoci tutti davanti ai comuni delle nostre città e gridiamogli tutti in coro, fino a peredere la voce, VAFFANCULO!!!
     
    Riporto quì il video completo di Beppe Grillo al parlamento europeo, il quale spiega i perché che hanno portato all'organizzazione del V-Day.
     
     
     

    URAGANO MASTELLA/2

     
    Il Ministro di Indulto e Ingiustizia Clemente Mastella, è un uomo senza macchia ed è sempre coscente che qualunque cosa eglia faccia, non debba un giorno vergognarsi; lui non ha timore di rispondere a semplici domande, magari fatte da un suo cittadino, un uomo per il quale lui dovrebbe lavorare e il che ha il diritto ad essere informato riguardo a proposte di legge presentate suoi ministri. Perché mai non dovrebbe rispondere ad una domanda tipo questa: ma la legge sulle intercettazioni, da lei proposta, non è un modo per imbavagliare l'informazione? Perché il Sig. Ministro non dovrebbe rispondere? Lui non si vergogna di quello che fa, e quindi non ha problemi a rispondere! Chi dice il contrario è un sovversivo che intende calunniare quella brava persona di Don Clemente.
     
    Ma...
     
     
    [Qui Milano Libera] Incontro con Mastella
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