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    June 27

    V-DAY AL PARLAMENTO EUROPEO

     
     
     
    Guardatelo e fatelo girare.
     
     
     
     
     
    Beppe Grillo manda il suo secondo messaggio dal suo blog, l'8 settembre 2007 bisogna esserci, tutti in piazza per protestare contro una classe politica che ha smesso da anni di occuparsi della cosa comune. Si fanno solo i loro affari, fanno leggi per non finire in galesra, entrambi gli schieramenti scalano banche. Politici che decidono di mandarti in pensione a 60 anni, quando loro ci vanno dopo 30 mesi e con una pensione che è più del doppio della tua.
    Mandiamoli a casa, organizziamo una Tangentopoli Popolare.
     
    Agli uomoni di buona volontà chiedo di partecipire al Vaffanculo Day!!!
    June 25

    ALLARME URAGANO: MASTELLA STA PER ABBATTERSI SULLA NOSTRA NAZIONE

     
     
    La temperatura del nostro pianeta si sta alzando e il numero e l'intensità degli uragani aumenta, un esempio fu Katrina nell'estate di tre anni fa negli Stati Uniti. Ma l'uragano che sta per abbattersi sull'Italia in questa estate ha ben altre origini, che sono: la mancanza di buon senso che hanno avuto qualche elettore quando ha votato per l'UDEUR, e la scelta (forse non volontaria, ma sotto ricatto politico) di nominare come Ministro della Giustizia Clemente Mastella e non un ex-magistrato come Antonio Di Pietro (forse si aveva paure che potesse migliorare il sitema giudiziario). Ora quel "criminale" del nostro "Ministro di Indulto e Ingiustizia " ha presentato una proposta di legge per riformare il sistema giudiziario, basata sui seguenti punti:
     
    - Legittima Difesa solo per la tutela della persona e non per beni e cose
    - Accorciamento dei tempi processuali
    - Riduzione dei margini di discrazionalità del giudice nell'applicazione delle pene
    - Concorso di reato solo se chi lo commette apporta un contributo reale alla realizzazioe del fatto
    - Rivisitazione dell'intero sistema sanzionatorio volta ad un maggiore ricorso a sanzioni interdittive, riparatorie e pecuniarie
     
     
     
    Questi punti sono approfonditi nel seguente articolo dell'ANSA del 20 giugno 2007:
     
     
    ECCO LA BOZZA DEL NUOVO CODICE PENALE
     
    LEGITTIMA DIFESA SOLO PER TUTELA PERSONA
    Chi, aggredito in un luogo isolato o nella propria abitazione, superi i limiti della legittima difesa in situazioni di pericolo per la vita, per l'integrità fisica, per la libertà personale e sessuale, non commette reato. E' una delle novità introdotte dalla bozza di riforma del codice penale presentata al ministro della Giustizia Clemente Mastella dalla commissione di tecnici - magistrati, legali e studiosi - incaricata di modificare la parte generale del codice Rocco. La bozza, dopo il vaglio del Guardasigilli, sara' presentata al Consiglio dei Ministri.

    Il progetto, che si compone di 57 norme, all'art. 15 introduce tra la "cosiddette cause soggettive di esclusione della responsabilità " "l'eccesso dei limiti della legittima difesa per grave turbamento psichico, timore o panico, in situazioni oggettive di rilevante pericolo per la vita, l'integrità fisica, per la libertà personale o per la libertà sessuale di un soggetto aggredito in luoghi isolati o chiusi o comunque di minorata difesa".

    "Si tratta certamente - spiega Piergiorgio Morosini, gup a Palermo e componente della commissione che ha iniziato i lavori a luglio del 2006 - di un allargamento delle maglie dell' istituto della legittima difesa ma, a differenza del passato, a vantaggio della persona e della vita e non della sfera  patrimoniale".  

    SENTENZA IN 5 ANNI PENA PRESCRIZIONE
    Razionalizzare i tempi della giustizia introducendo, pena la prescrizione del reato, termini massimi per l'esercizio dell'azione penale e per l'emanazione delle sentenze. E' uno dei punti chiave del progetto di riforma del codice penale

    La normativa stabilisce termini massimi per l'esercizio dell'azione penale e per l'emissione della sentenza di primo grado che non potrà giungere oltre i 5 anni dalla richiesta di rinvio a giudizio. Due anni, invece, il termine massimo previsto per la pronuncia del dispositivo che conclude ogni eventuale successivo grado di giudizio. Quanto al termine massimo per l'esercizio dell'azione penale l'art. 44 della bozza prevede che  il reato si prescrive se trascorrono più di 12 anni tra la consumazione dello stesso e la richiesta di rinvio a giudizio nel caso di delitti puniti con pena non inferiore a 10 anni; più di 8 anni per i reati puniti con pena non inferiore a 5 anni; più di 7 per i reati puniti con pena inferiore a 5 anni.

    "Abbiamo cercato - spiega il gup di Palermo, Piergiorgio Morosini, componente della commissione - di assicurare tempi ragionevoli di durata del processo con le risorse che avevamo, senza aggravi per la giustizia. E il mezzo migliore ci sembrava l'introduzione della prescrizione dei reati per fasi.   Chiaramente, per processi particolarmente complessi, come i maxi dibattimenti di mafia, verranno introdotti sospensioni dei termini di prescrizione".

    SU PENA RIDOTTA DISCREZIONALITA' GIUDICE
    Eliminazione delle circostanze attenuanti generiche e obbligo per il giudice di indicare specificamente nelle motivazioni della sentenza i criteri  seguiti nella quantificazione della pena: sono alcune delle novità introdotte dalla bozza di riforma del codice penale.

    "Il fine - spiega il gup Piergiorgio Morosini, componente della commissione - è quello di ridurre i margini di discrezionalità nell'applicazione della pena di cui ora godono i giudici. D'altro canto, introducendo principi certi nella commisurazione delle pene volevamo evitare le cosiddette  condanne esemplari".

    Nella bozza di riforma, inoltre, viene abolito l'ergastolo, sostituito con la pena massima di 38 anni di carcere, e vengono introdotte pene prescrittive come le prestazioni volontarie di attività non retribuita a favore della collettività.

    CONCORSO IN REATO SOLO SE APPORTO REALE
    Concorre nel reato chi "apporta un contributo causale alla realizzazione del fatto". E' il nuovo testo della norma sul concorso di persone nel reato,  introdotto dall'articolo 21 della bozza di riforma del Codice Penale.

    Il legislatore richiede, dunque, per la sussistenza del concorso un contributo concreto. Una novità che potrebbe avere ripercussioni soprattutto sulla fattispecie del concorso in associazione mafiosa, finora mai tipizzata specificamente nel codice.

    "Nel caso del concorso esterno in associazione mafiosa - spiega il giudice Piergiorgio Morosini, che ha partecipato alla redazione della bozza - si richiede che venga apportato un contributo specifico all'associazione criminale. La norma  è frutto di una sintesi di quanto prevedeva il codice Zanardelli, in vigore prima del codice Rocco e, soprattutto, della sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione emessa nel 2005 al processo Mannino. I giudici indicarono proprio la concretezza del contributo arrecato alla mafia come discrimine per la prospettazione del concorso".

    RIVISTO INTERO SISTEMA SANZIONATORIO
    Il progetto di riforma della Commissione Pisapia rivede l' intero sistema sanzionatorio, con un maggiore ricorso a sanzioni interdittive, riparatorie e pecuniarie che vanno nella direzione auspicata anche dal Capodello Stato, Giorgio Napolitano, nel corso della sua visita a Rebibbia, all'inizio di maggio: il carcere deve essere considerato come 'extrema ratio' ed eventualità da riservare ai casi più gravi.

    La riforma del codice penale messa a punto dai 19 esperti della Commissione Pisapia fa cadere la distinzione tra delitti e contravvenzioni: resta come unica categoria quella dei reati. Fondamentale il principio di offensività: non sarà punibile un fatto se a seguito della sua commissione non c'é stata una effettiva lesione del bene o dell'interesse protetto dalla norma.

    Nella bozza Pisapia, inoltre, è stato definito con piùprecisione il dolo, così da evitare confusione con i reaticolposi.  Definizione più attenta anche della responsabilità penale, per esempio rispetto al concorso di persone, così da evitare discrezionalità interpretative del giudice.

    Cambia anche il sistema sanzionatorio: oltre al carcere, vengono previste anche le pene interdittive, prescrittive e la detenzione domiciliare. Nella sentenza di condanna, il giudice potrà disporre pene alternative al carcere (mentre nell'attuale sistema è il tribunale di sorveglianza a stabilirle).

    Un esempio: se un furto o uno scippo vengono commessi per la prima volta, il giudice può decidere, ad esempio, la permanenza domiciliare durante il fine settimana, oppure lavori socialmente utili per il risarcimento del danno, divieto di frequentazione in determinati luoghi, ecc.

    La previsione di un maggiore ricorso alle sanzioni alternative al carcere dovrebbe avere come effetto una riduzione del sovraffollamento negli istituti penitenziari, dove assistenti sociali e agenti penitenziari potranno lavorare con l' obiettivo di più sicurezza e più reinserimento sociale.

    Tra le novità della bozza Pisapia, infine, si torna al passato sulla legittima difesa, cancellando quella norma voluta dalla Lega Nord, la scorsa legislatura, sull' uso legittimo delle armi.
     
     
     
     
    Quanto riguarda il primo punto non ho nulla da replicare, anzi semmai avrei da fare un elogio, visto che fino a qualche hanno fa si veniva inquisti se si reagiva ad una violenza.
     
    Il secondo punto tratta l'accorciamento dei tempi processuali, del quale l'Italia ha un necessario bisogno, ma assolutamente non mi piace come viene affrontato: siccome in questa nazione non ci sono già abbastanza prescrizioni, soprattutto nei confronti di uomini potenti, si è voluto aggiungere altre possibilità per il perseguito di non incorrere in una pena. Avrebbero dovuto aggiungere sospensione dei termini di prescrizine non solo per processi estremamente complessi e lunghi come i maxi-dibarttimenti di mafia, ma anche per processi per reati finanziari, corruzione... insomma tutti quei reati che coinvolgono una grande percentuale di uomini politici e potenti della nostra nazione. Infatti mi sembra si stata fatta a posta per salvare il c..o a quelle persone, e il sospetto diviene più certo quando penso al fatto che la maggioranza ha steso questa bozza di legge con l'intesa dell'opposizione, il quale leader e non solo, avrebbe tutto l'interesse personale per votare si a questa proposta di legge.
     
    Il terzo punto è il più grave, perché oltre a inibire la propietà di intermpretazione della da parte dei giudici, la quale cosa mi lascia indifferente, hanno messo lì, tanto perché si annoiavano e non sapevano che scrivere l'abolizione dell'ergastolo! Sostituendo il carcere a vita con un pena massiama che non superi i 38 anni. Ora 38 anni sono molti, ma per chi si è macchiato di reati di mafia, boss di Cosa Nostra, N'drangheta, Camorra e Sacra Corona, se ancora vivi potrebbero uscrire! E' scadaloso! E' pericolosissimo, lo dice anche il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso (vi è un articolo che parla proprio di questo nell'intervento precedente intitolato "ALLARME MAFIA: NUOVA FAIDA ALL'ORIZZONTE, del 23/06/2007): se la legge passa si metterebbero in circolazioni uan grande quantità di mafiosi e scatenare anche uan sanguinosa guerra di mafia, alimentata dalla voglia di rivincita degli ex-ergastolani liberi.
     
    Il quarto punto dice che per essere condannati per concorso in un reato, come il concorso esterno in associazione mafiosa (per il quale sono stati perseguiti l'europarlamentare di FI e fondatoe del partito dello stesso partito, Marcello Dell'Utri e il leader di quel partito, l'ex-premier Silvio Berlusconi) è necessario che l'imputato abbia apportato un reale contributo alla realizzazione del fatto, e non basta che ci sia da parte dell'imputato una reale intenzione, e poi darebbe agli avvocati difensori del probabile reo un'appiglio in più dove attaaccarsi, in quanto potrebbe essere difficile dimostrare se l'azione compiuta possa aver apportato un reale contriboto al fatto.
     
    Il quarto punto prevede una rivisitaizone dell'intero sisteme sanzionantoriaio il quale non ho nulla da ridire al momento, ma fanno sempre in tempo a cambiare in peggio la proposta di legge quando andà discussa nelle camere.
     
     
    La riforma della giustizia, comunque non si ferma qua, non tratta faccende puramente riguardanti l'aspetto giudiziario, ma spazia anche nel campo dell'informazione: si vuole imbavaglire qualla rara, anzie direi uniche fonti di informazione ancora libere. Vogliono presentare una legge che impedisca ai gionalisti di pubblicare intercettazioni fino alla fine del processo. Questo perché hanno paura che qualcuno possa raccontare le schifezze che fanno.
     
    Ascoltate Antonio Di Pietro, il quale si sta battendo contro queste proposte di legge:
     
     
     
     
    Inoltre riporto la stessa lettera che è pubblicata sul blog di Beppe Grillo che Di Pietro ha scritto al comico:
     
    Caro Beppe,
    ti scrivo per denunciare il tentativo di imbavagliare l’informazione con la legge contro le intercettazioni in prossima votazione al Senato.
    L’Italia dei Valori proporrà degli emendamenti per cambiare la legge. Se non verranno accettati voteremo contro, anche se il Governo dovesse mettere la fiducia. I nostri emendamenti si propongono di eliminare le pesanti sanzioni, anche penali, ai giornalisti, che sono l’anello debole della catena, e di garantire la possibilità di accedere alle intercettazioni durante le indagini preliminari una volta messe a disposizione delle parti e riconosciute rilevanti ai fini penali.
    Con la nuova legge, a causa della durata dei processi, in Italia non si saprebbe mai nulla. Non saremmo venuti, ad esempio, a conoscenza dei colloqui tra Fazio e Fiorani, e Fazio sarebbe ancora Governatore della Banca d’Italia.
    I politici cercano di proteggere sé stessi, negando ai cittadini la possibilità di verificare la loro condotta “politica”, sottolineo “politica” e non penale. Le intercettazioni di D’Alema e Fassino, come quelle dei politici legati a Berlusconi, hanno infatti un significato “politico” e, per questo, non possono e non devono essere sottratte alla valutazione degli elettori. Trovo comunque deprimente che la politica si interessi di banche e non dei problemi dei cittadini.
    La stessa Corte Europea dei diritti dell’uomo ha dato pienamente ragione alla nostra decisione di non votare al Senato il testo sulle intercettazioni. Lo ha fatto con una recente sentenza che ha condannato la Francia per violazione della libertà di espressione in relazione ad una condanna dei tribunali francesi di due giornalisti per la pubblicazione di un libro sul sistema di intercettazioni illegali durante la presidenza Mitterrand.
    Se i giudici francesi avevano privilegiato il segreto istruttorio, la Corte Europea ha invece rafforzato il ruolo della stampa nella diffusione di fatti rilevanti, in particolare se coinvolgono politici.
    Se è legittimo, dice la Corte Europea, tutelare il segreto istruttorio, su questa esigenza prevale il diritto di informare. Inoltre, l’applicazione di una pena (anche se pecuniaria) e l’affermazione della responsabilità civile del giornalista hanno un chiaro effetto dissuasivo nell’esercizio della libertà di stampa.
    Ecco perché siamo impegnati a presidiare questa libertà nella commissione giustizia prima, in Senato poi, dove presenteremo emendamenti rigorosi per evitare che l’informazione sia imbavagliata.
    June 23

    ALLARME MAFIA: NUOVA FAIDA ALL'ORIZZIONTE

     
     
     
     
    E' alle porte un'altra guerra di mafia: dopo la "Pax Mafiosa" imposta dal capo si Cosa Nostra Bernerdo Provenzano durata quasi quindici anni. L'11 aprile 2006 "La Primula Rossa" viene arrestata dalla polizia, così interrompendo il lungo periodo si latitanza. Con l'uscita di scena di Provenzano si apreno le competizioni per predere il suo posto, primi su tutti Matteo Messina Denaro e Salvatore Lo Piccolo, concorrono per occupare il vuoto di potere creatosi dopo la cattua di "Binnu"; quest'ultimo al momento dell'erresto pronunciò ai poliziotti che lo catturarono le seguenti parole: "voi non sapete cosa avete fatto..." e sembra che avesse ragione...
    Totò Riina il "Padrino" che precedette Provenzano mise in atto una politica stragista volta a combattere frontalmente lo Stato italiano. Dopo il suo arresto, il nuovo "Padrino" preferì accordarsi con la contemporanea classe politica una pace, assicurando la cessazione delle faide interne, ma soprettutto gli attentati contro lo Stato. Ma ora che lui non c'è più probabilmente tale politica potrebbe saltare e causare una nuova faida interna,  ci sono tutti i presupposti perché ciò possa accadere. La mattina del 13 giuno 2006 è stato ucciso Nicolò Ingarao, Capomandamento di Porta Nuova: sembra che tale omicidio sia stato commissionato da Lo Piccolo, il quale sembra abbia intenzione di prendere il controllo di tutta Palermo.
     
     
    Vediamo cosa scrive "La Sicilia", quotidiano locale:
     

    Agguato al boss emergente, aria di faida a Palermo

    PALERMO - E' stato ucciso stamani il sorvegliato speciale Nicolò Ingarao nei pressi di piazza Noce a Palermo. Il pregiudicato mafioso aveva appena firmato il registro dei sorvegliati al commissariato di zona quando i sicari si sono avvicinati gli hanno esploso contro almeno 4 colpi di pistola. Sul posto vi sono i carabinieri del comando provinciale che stanno eseguendo i primi rilievi.

    Nicolò Ingarao, 46 anni, è caduto colpito da numerosi proiettili sparati con una pistola dal sicario in via Pietro Geremia, una traversa della trafficata via Lancia di Brolo. In mano aveva un quotidiano e una bottiglia d'acqua. L'uomo non è morto subito ma è spirato dopo un tentativo di rianimazione da parte degli operatori sanitari di un'ambulanza. Nel luogo dell'agguato, a poca distanza dall'abitazione della vittima si è subito formato un gruppo di persone tra cui alcuni familiari di Ingarao che gridavano e piangevano.

    La zona è molto frequentata perché a poca distanza di via Lancia di Brolo dove ogni mattina le casalinghe vanno a fare la spesa nei numerosi negozi alimentari e dai rivenditori ambulanti. A un isolato dal luogo dell'omicidio c'è anche l'ospedale Aiuto Materno. Subito dopo gli spari, dai balconi delle abitazioni in via Geremia si sono affacciate delle persone, alcune delle quali hanno anche fotografato col videofonino la scena del delitto.

    Ingarao era uno dei boss emergenti che, secondo le ultime risultanze investigative, era ai vertici di Cosa nostra palermitana, uno dei boss mafiosi che controllano il territorio, specificatamente il mandamento di Porta nuova. Ingarao era stato condannato lo scorso febbraio dal gup a 9 anni di carcere per associazione mafiosa. Aveva ricevuto ordini di custodia cautelare in carcere nell' ottobre 2005 e nel giugno 2006 (operazione Gotha): in entrambe le occasioni era stato accusato di mafia ed estorsioni, chiamato in causa da dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia tra cui Francesco Famoso ed Emanuele Andronico.

    "C'è il rischio che al delitto Ingarao ne seguano altri nello stesso segno o come reazione dell'altra fazione", ha detto il procuratore di Palermo, Francesco Messineo. "Con la cattura di Provenzano - ha proseguito - poteva esserci o una continuità nella linea moderata o una fuga in avanti per tentare di modificare gli equilibri del territorio. E' presto per dire cosa accadrà ma siamo preoccupati".

    "Dietro il delitto Ingarao - ha aggiunto - potrebbe esserci la forte contrapposizione in corso fra il capo mafia detenuto Nino Rotolo e il boss latitante Salvatore Lo Piccolo legata al controllo del territorio di una zona della città, quella della Noce, appetibile in quanto ricca di attività commerciali. Ingarao potrebbe essere stato eliminato perchè ritenuto vicino a Rotolo".

    "Quello avvenuto alla Noce - ha aggiunto - è il primo innegabile omicidio di mafia di un personaggio di grosso calibro degli ultimi tempi". Messineo ha poi detto che "non dovrebbero esserci correlazioni tra l'omicidio di oggi e quello di Vassallo tre giorni fa a S. Giuseppe Jato".

    Messineo ha reso noto che "Ingarao era stato scarcerato nel novembre del 2006 per scadenza dei termini di custodia cautelare". Il capomafia di Porta nuova, ritenuto vicino al boss Nino Rotolo, detenuto, nel corso dell'operazione Gotha contro i fiancheggiatori di Provenzano era stato riarrestato "ma - ha spiegato Messineo - per la regola del divieto di contestazione a catena, era stato liberato in quanto i termini di carcerazione erano decorsi".


    13/06/2007

     

     

    Grasso: "Lo Piccolo vuole controllare la città"

    ROMA - "A prima vista e salvo più approfondite considerazioni, si potrebbe trattare di un omicidio preventivo, quello di Nicolò Ingarao, per mantenere la situazione di completo controllo della città da parte di Salvatore Lo Piccolo". Così Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, analizza il delitto compiuto stamani a Palermo.

    "Nell'operazione Gotha - afferma Grasso - in cui Ingarao era stato arrestato sulla base delle intercettazioni, era stato ancora una volta catturato proprio perché gli era stato affidato da Antonino Rotolo il compito di gestire in maniera operativa il mandamento di Porta nuova. Un'interpretazione di mandato di cattura a catena gli aveva però fatto riacquistare la libertà e pertanto costituiva nell'ambito dei rapporti interni una probabile minaccia per chi volesse conquistare e consolidare il dominio assoluto sulla città di Palermo".

    Il procuratore nazionale antimafia, che si trova in Cile per illustrare le esperienze italiane nella lotta alla criminalità, in base a un programma dell'Onu, analizza la situazione che si è venuta a creare a Palermo in seguito all'omicidio Ingarao.

    "Occorre attendere - aggiunge Grasso - per comprendere se i superstiti della ditta 'Rotolo & C.' abbiano la forza o meno di reagire. Certamente le modalità operative in tutti i loro particolari ci fanno ripiombare in un clima sotto il profilo dell' ordine pubblico che che da un lato era prevedibile dall'altro avremmo voluto completamente evitare".

    Grasso sottolinea un punto interessante che riguarda i nuovi assetti di Cosa nostra e la potenza dell'ala militare della mafia a Palermo: "Non sappiamo quanto il problema degli 'scappatì, i mafiosi emigrati per sfuggire alla caccia dei corleonesi, possa influenzare ancora una volta gli equilibri interni di Cosa nostra. E non si può, del resto pensare, a una Cosa nostra che al suo interno abbia definitivamente sotterrato le armi".


    13/06/2007

     

     

    Grasso: "Una guerra tra clan se si abolisce l'ergastolo"

    PALERMO - "Una guerra di mafia di proporzioni immani può avvenire se, ad esempio, si cominciano ad indebolire quelli che sono punti fermi della legislazione antimafia e si comincia a parlare di abolizione dell'ergastolo". Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, a Palermo per presentare i dati sull'economia illegale. "Se qualcuno di quelli che abbiamo all'ergastolo dovesse tornare - ha aggiunto - cioè con alcuni corleonesi di nuovo in campo, certamente la situazione potrebbe cambiare".

    "Anche la tanto ventilata revisione dei processi - ha aggiunto - per riportare il cosiddetto giusto processo ai tempi in cui si sono fatti i primi dibattimenti contro le cosche mafiose per le stragi, potrebbe essere uno spauracchio che dà effetti negativi". Rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se l'omicidio del boss Nicolò Ingarao, avvenuto a Palermo la scorsa settimana, potrebbe aprire una nuova guerra di mafia Grasso ha detto: "penso che, dai dati che abbiamo, si tratta di situazioni di assestamento piuttosto che di prodromi di una guerra di mafia".

    "Non voglio fare pubblicità progresso ma voglio dire che noi ci siamo. Penso che ci sia qualcuno attualmente latitante che corre dei pericoli, lo Stato naturalmente offre possibilità a chi corre rischi come quello della vita", ha aggiunto Grasso. "Non è un invito a collaborare - ha aggiunto - non ne ho mai fatti, però, sono stato sempre disponibile quando c'è stata anche la minima volontà di collaborazione".

    "La collaborazione - ha proseguito - è un trauma: come se io da domani facessi parte della mafia. Per loro passare dalla parte dello Stato comporta le stesse difficoltà. Per questo deve essere una soluzione maturata e spinta da esigenze di vita". Ai giornalisti che gli domandavano a chi si riferisse quando alludeva ai boss latitanti in pericolo di vita e se si trattasse del capomafia Gianni Nicchi, Grasso ha risposto: "non faccio nomi, chi deve saperlo lo sa".

    Sul tema del racket delle estorsioni, Grasso ha detto: "I tempi di risarcimento delle vittime delle estorsioni sono troppo lunghi, bisogna lavorare per accorciarli, soprattutto tenendo conto del fatto che siamo l'unico Paese ad avere una legge che prevede una riparazione per chi subisce il pizzo". "Molti imprenditori - ha aggiunto - a cui era stato chiesto cosa li avessi sorpresi di più spostando le loro attività economiche da Nord a Sud hanno risposto 'la lentezza della pubblica amministrazionè, non il racket".

    "Occorre - ha proseguito - fare in modo che tutto il contesto aiuti chi investa al Sud e deve avere un risarcimento". "Ad esempio - ha concluso - è giusto pubblicizzare i tanti casi positivi di chi ha il coraggio di denunciare". "Tra i costi imposti alle vittime del racket c'è da calcolare il cosiddetto costo della paura: alludo a ciò che si spende per proteggersi dalla criminalità". Il magistrato ha detto che "l'esperienza fatta da procuratore di Palermo mi ha insegnato che ogni volta che il cittadino si rivolge alle forze dell'ordine gli estorsori si arrestano". "Spesso - ha concluso - si considera il pizzo un costo di esercizio dell'attività e si tira a campare. In questo senso è necessario un cambiamento culturale".


    22/06/2007

     

    Se tutto ciò dovesse accadere, sinceramente ritengo che potrebbe essere sfruttata come un'opportunità dall'anti-mafia, perché ciò dimostrerebbe che la mafia esiste ancora forte quanto e più di prima, e potrebbe portare l'occhio dell'opinione pubblica sulla questione mafiosa, e di conseguenza la classe politica sarebbe costretta ad intervenire. L'ultima occasione che lo Stato italiano per risolvere il problema mafioso, fornita dal lavoro dei giuici Falcone e Borsellino è stata sprecata. Se avremmo ancora l'opportunità di mettere in condizione la politica di non aver altra scelta che occuparsi del problema mafioso, forse avremo l'occasione di sconfiggere una volta per tutte la mafia siciliana prima e poi tutte le altre mafie che agiscono indistrubate nel resto del mezzogiorno.

    June 17

    V-DAY

     

    8 Settembre 2007 - Vaffanculo Day

    http://www.beppegrillo.it/2007/06/vaffanculoday.html#comments

     

     
      
     

    Riporto il commento di un altro ragazzo:

    CRONACHE MARZIANE (ESTATE 2010)

    L'umanità guarda con stupore il civismo degli Italiani. Tutto è cominciato dopo l'8/9/2007, giorno del V-DAY organizzato da Beppe Grillo. Oggi, niente è più come prima.
    Qualche esempio?
    Il libro "LA CASTA" fa parte del programma di studio fin dalle elementari.
    Camera, Senato, Quirinale, UE, Comunità Montane, Provincie, Regioni ed altri Enti Locali sono stati diminuiti drasticamente, come consiglieri, personale, buste paga, uscite, parco macchine, benefit, beni immobili, affitti, uffici di rappresentanza, vitalizi, ecc.
    I Consiglieri Comunali e di quartiere non prendono più i gettoni di presenza, ma eseguono le mansioni con solo un rimborso spese.
    L'acqua non è più privatizzata.
    I reati di evasione fiscale, falso in bilancio, ecc. fanno finire i responsabili in carcere ed i loro beni confiscati.
    Le cosche mafiose e camorristiche sono fallite! Per forza, nessuno consuma più un grammo di droga.
    Gli ipermercati, i centri commerciali, le multisala, sono fallite!
    Gli italiani sono tornati a fare la spesa nel negozio sotto casa o si coltivano l'orto.
    La raccolta di pomodori in Puglia viene gestita da cooperative che vendono ai negozianti senza intermediari a far lievitare i prezzi.
    Schiavisti in galera a marcire.
    I bambini a scuola studiano, e i genitori hanno ricominciato a dargli qualche ceffone.
    Le TV? C'è un canale senza pubblicità e gli italiani guardano solo quello, e gli sponsor non hanno più un euro. E non ci sono più i partiti a rompere i coglioni!
    E non c'è più Bruno Vespa!!!
    E i vecchi politici? Nessuno è stato rieletto, non hanno arraffato la pensione, non sono stati sistemati in quegli enti succhia soldi che, per l'appunto, non esistono più.
    Oggi sono depressi, fanno la fila nelle ASL, i loro autisti guidano i pulmini del Comune, gli ex bodyguard sono in galera o al controllo marciapiedi davanti agli asili.
    La corruzione è sparita (non c'è un euro!)
    Il calcio è finito.
    Il mondo sta seguendo l'esempio!