Danilo Dante's profileAPRIAMO GLI OCCHIPhotosBlogLists Tools Help

Blog


    May 23

    CACCIA AL FALCONE

     
    In Italia secoli fa gli aristocratici andavano a caccia con il falcone, ma 1992 gli aristocratici, la classe politica emergente italiana, progettò la "la caccia al Falcone", la quale si realizzo con l'attentato del 23 maggio 1992 a Capaci ai danni del giudice Giovanni Falcone, come descritto nel video che segue: 
     
      
     
    Dal libro "Intoccabili" di Marco Travaglio e Saverio Lodato:
     
    ... Prima a Firenze e poi a Caltanissetta, i nomi di Berlusconi e Dell'Utri vengono iscritti nel registro degli indagati addirittura con l'ipotesi di concorso nelle stragi del 1992 (Capaci e via D'Amelio) e del '93 (Milano, Firenze, Roma). Sono le indagini sui cosidetti "mandanti esterni". ...
     
    ... L'indagine fiorentina, avviata nell luglio '96, ipotizza che Berlusconi, tramite le amicizie mafiose di Dell'Utri, abbia partecipato a un disegno finalizzato a una "campagna stragista continentale avente come obiettivo strategico (anche) quello di ottenere una revisione della normatica che invertisse la tendenza delle scelte dello Stato in tema di contrasto alla criminalità mafiosa". ...
     
    ... L'indagine si chiude il 7 agosto 1998 con la richiesta di archiviazine dei pm Gabriele Chelazzi e Giuseppe Nicolisi, accolta dal gip Giuseppe Soresina il 14 novembre dello stesso anno. Nel decreto di archiviazione, il gip osserva che il "progetto stragista" del '93, cioè lo sbarco della mafia nel Continente, appare omogeneo ad una utilizzazione politica esterna rispetto a Cosa Nostra, coincidente con la nascita di una nuova formazione politica [Forza Italia, N.d.A.], con la ricerca di nuovi riferimenti politici da parte di Cosa Nosta, con l'obiettica convergenza degli interessi politici di Cosa Nostra rispetto ad alcune qulificanti linee programmatiche della nuova formazione ...
     
    ... [Va] rivelato come l'ipotesi iniziale [l'accusa di concorso in strage, N.d.A.] abbia mantenuto e semmai incremntato la sua plausibilità [...] Ma gli elementi raccolti non sono idonei a sostenere l'accusa in giudizio e solo l'emergere di nuovi elementi potrà attribuire concretezza all'ipotesi.
     
    Nel frattempo si muove nella stessa impotesi d'accusa, per le stragi di Falcone e Brosellino, la Procura di Caltanissetta. Il 22 luglio 1998 il pm Paolo Giordano, Luca Tescaroli, Anna Palma e Nino Di Matteo iscrivono sul registro, ancora per  concorso in strage, Berlusconi e Dell'Utri. Qui le accuse provengono da Totò Cancemi, ma anche da altri pentiti come Siino, Cannella, Pennino, La Barbera, Brusca e Avola. La Procura chiederà l'archiviazione nel marzo 2001, dopo un duro scrontro fra Tescaroli e il procuratore capo Giovanni Tinebra: Tescaroli vorrebbe inserire gli elementi negativi comunque emersi a carico di Dell'Utri, il capo invece propendeva per una richiesta "morbida". Tescaroli lascerà Caltanissetta per trasferirsi a Roma, dicendo che nel capoluogo nisseno "non esistono più condizioni" per lavorare liberamnete. Dopo molti mesi di riflessione, il gip Giovanbattista Tona disporrà l'archiviazione il 3 maggio 2002. E solo dopo aver scritto che
     
         gli atti del fascicolo hanno ampiamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di contatto tra uomini appartenti a Cosa Nostra ed esponenti e gruppi societari controllati in vario modo dagli odierni indagini [Berlusconi e Dell'Utri, N.d.A.]. Ciò di per sé legittima l'ipotesi che, in considerazione del prestigio di Berlusconi de Dell'Utri, essi possono essere stati individuati degli uomini dell'organizzaione queli eventuali nuovi interlocutori [...]. [Ma] la friabilità del quadro indiziario impone l'archiviazione. 
     
    Parole addirittura più pesanti ha usato la Corte d'Assise d'Appello di Caltanissetta, che il 23 giugno 2001 ha condannato 37 boss mafiosi per la strage di Capaci: in un capitolo intitolato esplicitamente I contatti tra Salvatore Riina e gli on. Dell'Utri e Berlusconi, i giudici scrivono che la mafia intrecciò con i due "un rapporto fruttuoso quanto meno sotto il profilo economico": talmente fruttuoso che poi, nel 1992 "il progetto politco di Cosa Nostra sul versante istituzionale mirava a realizzare nuovi equilibri e nuove alleanze con nuovi referenti della politica e dell'economia". Cioè a "indurre nella trattativa lo Stato ovvero a consentire un ricambio politico che, attraverso nuovi rapporti, assicurasse come nel passato le complicità di cui Cosa Nostra aveva Benificiato". ...
     
     
     
    Quello che emerge da queste parole, molteplici sono le indagini che hanno portato ad iscrivere sul registro degli indagati Silvio Berlusconi e Marcello dell'Utri come mandanti a volto coperto della Stage di Capaci e di altri numerosi attentati.
    Il solo fatto, che queste indagini siano state occultate dall'informazione, offende pesantemente la memoria di Giovanni Falcone, un uomo il quale, coscente del pericolo che correva nel perseguire la strada che aveva deciso di intraprendere, ha continuato a combattere quel cancro che noi chiamiamo "Mafia". E ciò l'ha fatto per l'amore che possedeva nei confronti dell'Italia e degli italiani. E noi italiani cosa abbiamo fatto per rigraziarlo? Molti lo hanno dimenticato o ignorato. Molti hanno votato per un parito che sicuramente ha avuto e tuttora ha, contatti con quello'organizzazione che Falcone ha cercato di estirpare dalla nostra società.
     
    L'unico modo per dimostrare la nostra gratitudie nei confronti di Giovani Falcone è continuare il lavoro che lui ha iniziato, ed essere coerenti sempre con la politica antimafiosa che decidiamo di abbracciare. Ricordiamo sempre il nome e le gesta di Giovanni Falcone, non solo, ma anche di quelli che hanno perso la vita quel tragioco 23 maggio: Francesca Morvillo (moglie del magistrato) e gli uomini della scorta Antonio Motinaro, Vito Schifani, Rocco Dicillo.
     
     
    Ricordiamo Sempre Falcone e ricordiamolo anche così:
     
      
     
      
     
    May 08

    UN GRANDE UOMO

     
    Oggi 8 maggio 2007 sono passati 44 anni da quel tragico giorno, nel quale, secondo le indagini svolte allora dai carabinieri, Giuseppe Impastato decise di suicidaresi: sbattendo la testa contro dei sassi, poi fascindosi tutto in torno con il tritolo, posizionandosi sulla ferrovia e infine collegando l'esplosivo con dei cavi alla batteria della sua macchina distante molti metri dalla zona dell'esplosione. Questa naturalmente è la vesioni fornita dai carabinieri all'epoca del fatto. La verità, che era davanti agli occhi di tutti, venne poi riconosciuta, e cioè che Tano Badalamenti, il boss di Cinisi aveva decretato di far uccide Peppino Impastato, perché Peppino aveve deciso di parlare e non di barricarsi dietro al muro di omertà. Aveva deciso di combattere la mafia con le poche armi di cui disponeva, incurante del rischio che ciò poteva comportare. Esempio per tutti noi, e per tutta la gente che ancora oggi vive e convive con le mafie.
     
    Ci sono due strade che un uomo può intraprendere: quella che lo porterà ad essere un Grande Uomo, strada impervia, pericolosa e che lo porterà quasi certamente ad una morte prematura; oppre può decidere di essere un Piccolo Uomo: decide di non vedere, di non sentire, di non parlare, perché il timore per la propria incolumità e per quella dei propri cari, spegne l'anima ribelle che spinge ad opporsi ad un cancro che divora la società e le vite di questo nostro Paese.
    Non ho mai avuto la fortuna di trovarmi veramente davanti a questa scelta, ed evidenzio la parola FORTUNA, perché ritengo sia un'occasione per misurare che tipo di uomini noi siamo. E' vero, scegliendo combattere, quasi disarmati, si va verso morte certa, ed è quello che è accaduto a Peppino Impastato. Ma non è così: Peppino Impastato non è morto, vive in eterno nei nostri ricordi, e ci infonda il coraggio di andare avanti nella lotta. Questo è l'unico modo per esseere immortali, per non morire veramente. Invece chi decide di divenire un Uomo Piccolo, morirà comunque, ma nessuno si ricorderà di lui. Morirà e scoparirà dalla storia, come non fosse mai esistito. Questa è la vera morte!