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March 26 ONOREVOLI WANTEDPubblico una lettera scirtta da Marco Travaglio:
Nella campagna “Parlamento pulito”, intendo. Dopo tre mesi passati insieme a Peter Gomez ad analizzare i precedenti penali dei 900 e passa dipendenti appena eletti nel nuovo Parlamento per il nostro nuovo libro appena pubblicato da Editori Riuniti, “Onorevoli Wanted”, sono lieto di comunicarti che i pregiudicati hanno di nuovo raggiunto quota 25, eguagliando il record della passata legislatura. Considerando poi le altre categorie dei “diversamente onesti”, e cioè quelle degli indagati, degli imputati, dei condannati in primo o secondo grado, dei miracolati dalla prescrizione o dalle varie leggi-canaglia, siamo arrivati a 82: quasi il 10 per cento dell’intero Parlamento, una percentuale che nemmeno nei quartieri dello Zen di Palermo o di Scampia e Secondigliano a Napoli. Per l’esattezza: 25 condannati definitivi (compresi quelli che hanno patteggiato la pena), 10 prescritti, 8 condannati in primo grado, 17 imputati in primo grado, 19 indagati, 1 imputato in udienza preliminare, 1 prosciolto per immunità parlamentare, 1 colpevole assolto per legge.
L’hit parade dei partiti vede al primo posto Forza Italia (con 29 diversamente onesti), seguita da Alleanza nazionale (14), Udc (10), Lega Nord (8), Movimento per l’autonomia (1), Dc (1), Psi (1), Gruppo Misto (1: Andreotti). In tutto, il centrodestra è a quota 65. Il centrosinistra insegue a quota 17, ma ce la sta mettendo tutta: Margherita (6), Ds (6), Udeur (2), Rifondazione comunista (2), Rosa nel pugno (1). Interessante anche la classifica dei reati preferiti dai nostri dipendenti in Parlamento: 18 casi di corruzione; 16 di finanziamento illecito; 10 di truffa; 9 di abuso d’ufficio e di falso; 8 di associazione mafiosa; 7 di bancarotta fraudolenta e turbativa d’asta; 6 di associazione per delinquere, resistenza a pubblico ufficiale e falso in bilancio; 5 di attentato alla Costituzione, attentato all’unità dello Stato e formazione di struttura paramilitare fuorilegge; 4 di favoreggiamento, concussione e frode fiscale; 3 di diffamazione, abuso edilizio e lesioni personali; 2 di banda armata, corruzione giudiziaria, peculato, estorsione, rivelazione di segreti; 1 di omicidio, associazione sovversiva, istigazione a delinquere, favoreggiamento mafioso, aggiotaggio, percosse, violenza a corpo politico, incendio aggravato, calunnia, falsa testimonianza, voto di scambio, appropriazione indebita, violazione della privacy, oltraggio, fabbricazione di esplosivi, violazione diritti d’autore, frode in pubblico concorso e adulterazione di vini. Le storie e le sentenze dei nostri Magnifici Ottantadue (più i miracolati dal caso Parmalat: vedrai quante sorprese, di destra ma soprattutto di sinistra!) le trovi nel libro. Concludo con l’elenco dei 25 condannati definitivi, perché tu possa aggiornare la contabilità: 1. Berruti Massimo Maria (FI): favoreggiamento. 2. Biondi Alfredo (FI): evasione fiscale (reato poi depenalizzato). 3. Bonsignore Vito (Udc): corruzione. 4. Borghezio Mario (Lega Nord): incendio aggravato. 5. Bossi Umberto (Lega Nord): finanziamento illecito e istigazione a delinquere. 6. Cantoni Giampiero (FI): corruzione e bancarotta. 7. Carra Enzo (Margherita): falsa testimonianza. 8. Cirino Pomicino Paolo (Dc): corruzione e finanziamento illecito. 9. De Angelis Marcello (An): banda armata e associazione sovversiva. 10. D’Elia Sergio (Rosa nel pugno): banda armata e concorso in omicidio. 11. Dell’Utri Marcello (FI): false fatture, falso in bilancio e frode fiscale. 12. Del Pennino Antonio (FI): finanziamento illecito. 13. De Michelis Gianni (Psi): corruzione e finanziamento illecito. 14. Farina Daniele (Prc): fabbricazione, detenzione e porto abusivo di ordigni esplosivi, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali gravi e inosservanza degli ordini dell’autorità. 15. Jannuzzi Lino (FI): diffamazione aggravata. 16. La Malfa Giorgio (FI): finanziamento illecito. 17. Maroni Roberto (Lega Nord): resistenza a pubblico ufficiale. 18. Mauro Giovanni (FI): diffamazione aggravata. 19. Nania Domenico (An): lesioni volontarie personali. 20. Patriciello Aldo (Udc): finanziamento illecito. 21. Previti Cesare (FI): corruzione giudiziaria. 22. Sterpa Egidio (FI): finanziamento illecito. 23. Tomassini Antonio (FI): falso in atto pubblico. 24. Visco Vincenzo (Ds): abuso edilizio. 25. Vito Alfredo (FI): corruzione”. Marco Travaglio
ELENCO PARLAMENTARI CONDANNATI IN VIA DEFINITIVA
Massimo Maria Berruti (deputato di Forza Italia): 8 mesi definitivi per favoreggiamento nel processo tangenti Guardia di Finanza.
Alfredo Biondi (senatori di Forza Italia): 2 mesi patteggiati per evasione fiscale a Genova.
La sentenza di condanna a suo tempo resa dal tribunale di Genova nei confronti di Alfredo Biondi è stata revocata in data 28 settembre 2001 per intervenuta abrograzione del reato.
Vito Bonsignore (eurodeputaro dell'Unione di Centro): 2 anni definitivi per tentata corruzione appalto ospedale Asti.
Mario Borghezio (eurodeputato della Lega Nord): condannato in via definitiva per incendio aggravato da "finaità di discriminazione", per aver dato fuoco ai pagliericci di alcuni immigrati extracomunitari che dormivano sotto un ponte di Torino, a 2 mesi e 20 giorni di reclusione commutati in € 3.040 di multa.
Umberto Bossi (eurodeputato e segretarui della Lega Nord): 8 mesi definitivi per tangente Enimont.
Giampiero Cantoni (senatore di Forza Italia): come ex presidente della Bnl in quata Psi, inquisito e arrstato per corruzione, bancarotta fraudolenta e altri reati, ha patteggiato pene per circa 2 anni e risarcito 800 milioni.
Enzo Carra (deputato dell'Ulivo): 1 anno e 4 mesi definitivi per false dichiarazioni al pm su tangente Enimont.
Paolo Cirino Pomicino (deputato della Democrazia Cristiana - Partito Socialista): 1 anno e 8 mesi definitivi per finanziamento illecito tangente Enimont, 2 mesi patteggiati per corruzione per fondi neri Eni.
Marcello De Angelis (senatore di Alleanza Nazionale): condannato in via definitiva a 5 anni di carcere per banda armata e associazione sovversiva come elemento di spicco del gruppo neofascista Terza Posizione.
Sergio D'Elia (deputato della Rosa nel Pugno): condannato definitivamente a 25 anni per banda armata e concorso in omicidio per aver fatto parte del vertice di Prima Linea e aver partecipato alla progettazione dell'assalto al carcere fiorentino dlele Murate in cui, il 20 gennaio 1978, fu ucciso l'agente Fausto Dionisi. Appena eletto deputato, è stato subito nominato dall'Unione segretario della Camera.
Marcello Dell'Utri (sentaore di Forza Italia e membro della Consiglio d'Europa): condananto definitivamente a 2 anni per frode fiscale e false fatturazioni a Torino (false fatture Publitalia); ha patteggiato 6 mesi a Milano per altre vicende di false fatture Publitalia.
Antonio Del Pennino (senatore di Forza Italia): condannato per finanziamento illecito.
Gianni De Michelis (eurodeputato del Nuovo Psi): 1 anno e 6 meis patteggiati a Milano per corruzione per le tangenti autostradali del Veneto; 6 mesi patteggiati per finanziamento illecito Enimont.
Daniele Farina (deputato della Partito della Rifondazione Comunista): condannato per fabbricazione, detenzione e porto abusivo di ordigni esplosivi, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali gravi e inosservanza degli ordini dell'autorità.
Lino Jannuzzi (senatore di Forza Italia): condannato definitivamente a 2 anni e 4 mesi per diffamazioni varie, è stato graziato dal capo dello Stato proprio mentre stava per finire in carcere.
Giorgio La Malfa (deputato del Gruppo Misto): condanna definitiva a 6 mesi e 20 per finanziamento illecito Enimont.
Roberto Maroni (deputato della Lega Nord): condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale durante la perquisizione della polizia nella sede di via Bellerio a Milano.
Giovanni Mauro (senatore di Forza Italia): Condannato per diffamazione aggravata.
Domenico Nania (senatore di Alleanza Nazionale): condannato per lesioni volontarie personali.
Aldo Patriciello (eurodeputato dell'Unione di Centro): condannato per finanziamento illecito.
Cesare Previti (deputato di Forza Italia): condannato a 6 anni per corruzione giudiziaria.
Egidio Sterpa (senatore di Forza Italia): condananto a 6 mesi definitivi per tangente Enimont.
Antonio Tomasini (senatore di Forza Italia): medico chirurgo, condannato in via definitiva dalla Cassazione a 3 anni per falso.
Vincenzo Visco (deputato dell'Ulivo, sottosegretario all'economia e finanze): condannato definitivamente dalla Cassazione nel 2001 per abusivismo edilizio, per via di alcuni ampliamenti illeciti nella sua casa a Pantelleria: 10 giorni di arresto e 20 milioni di ammenda. Più l'ordine di riduzione in pristino dei luoghi. Cioè la demolizione delle opere abusive.
Alfredo Vito (deputato di Forza Italia): 2 anni patteggiati e 5 milardi restituiti per 22 episodi di corruzione a Napoli.
March 23 SE QUESTO E' UN UOMOSe questo è un uomo. Primo Levi se non si fosse suicidato nel 1987, sicuramente dopo aver visto i filmati quì sotto riporteti avrebbe esclamato: "Se questo è un uomo?! Se questo è un uomo che ha governato cinque anni il mio Paese?!" e sicuramente si sarebbe suicidato subito dopo.
Era qualche mese che non vedavamo Truffolo in TV, ma il 23 febbraio ha interrotto il suo digiuno da televisione: è andato da Giuliano Ferrara (riportato in una fotografia a dir poco oscena), ad Otto e Mezzo, su La7, a parlare della scorsa crisi di governo, nella quale il Premier Romano Prodi era stato costretto a rassegnare le dimissioni al capo dello stato, perchè al Senato la maggioranza non era riuscita a far passare il rifinanziamento dull'Afganistan. Berlusconi parlando della situzione, riferiva a Giuliano Ferrara e a Ritanna Armeni, che secondo lui il Presidente della Repubblica Italiana doveva accettare le dimissioni di Prodi perché con questo passo falso dell'attuale maggioranza l'immagine delll'Italia agli occhi del mondo viene danneggiata da questo passo falso.
Ma io invito a vedere che immagine ha dato Silvio Berlusconi al mondo intero: gurdate il video.
Divertente? Può darsi. Ma se pensiamo che questo lo ha visto il resto del mondo quando "La Casa della Libertà" governava con al comando il suo delfino, il Cavaliere del Lavoro Silvio Berlusconi, fa meno ridere, o per lo meno la ristata si trasforma in ghigno amaro pensando all'immagine che lui ha dato ad una nazione che ha eletto lui a guidarla.
Comunque vediamo il Cavaliere senza macchia e senza onta come ha fatto a diventare quel grand uomo che è diventato. Qualcuno lo accusa di aver preso i soldi dalla mafia, di averli riciclati, e di averli usati per fare i suoi e i loro interessi. Gente cattiva è quella che pensa certe cose! Il Cavaliere è un uomo che non ha niente da nascondere! Non centra niente lui con la mafia!
Ma vediamo cosa ne pensa pensa Paolo Borsellino:
Nel video qui sopra, il giudice Paolo Borsellino parla dei rapporti fra Silvio Belusconi e Vittorio Mangano, un boss di Cosa Nostra, ma per chi non credesse alla tesi esposta da Borsellino, che quindi Berlusconi con la mafia non centra niente, ascoltate questa intercettazione fra Berlusconi e Dell'Utri, nella quale Silvio Berlusconi racconta dell'attentato dinamitardo che ha subito sul portone della sua villa a Milano.
Questo video dimostra che Berlusconi frequentasse Vittorio Mangano, come per altro lui ha ammesso, ma non che facesse lo stalliere nella sua villa ad Arcore, ma che ben sapesse che quell'uomo fosse affiliato a Cosa Nostra perché non è rimasto sorpreso del tipo di messaggio che Mangano gli ha lasciato, tipico del liguaggio mafioso.
Concludo facedovi vedere ed ascoltare questo video, nella quale il gionalista Gianni Barbacetto elenca un giro di chiamate che avvengono nel periodo che ha anticipato la scesa in campo di Silvio Berlusconi sullo scacchiere politico. E' molto interessante perché il giornalista racconta come una serie di coincidenze hanno portato alla nascita di Forza Italia, e suggerisce la responsabilità che le mafie hanno avuto nel suo parto.
March 12 I CENTO PASSI
Tutti quelli che mi conoscono sanno che il mio orientamento politico è rivolto verso la destra, ma quella vera, non quella rappresentata dagli attuali esponenti che compongono "La Casa della Libertà" di fare i cazzi di (come direbbe Beppe Grillo) Truffolo, alias: Silvio Berlusconi, l'ottavo nano.
Ma nonostante la mia bilancia politica tenda a destra, la mia stima si estende anche a personaggi che appartengono alla Sinistra italiana, soprattutto se essi si sono opposti con coraggio contro la Mafia, ed è per questo che oggi omaggio Peppino Impastato. Non importa se tu sei di destra come Paolo Borsellino o di sinistra come Giuseppe Impastato, essi appartengono entrambi ad un solo partito: quello dell'antimafia! E ricordiamoci, gli uomini muoiono. Le idee Restano!
Giuseppe Impastato nacque a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa (il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista, lo zio e altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre era il capomafia Cesare Manzella, ucciso con una giulietta al tritolo nel 1963).
Ancora ragazzo rompe con il padre, che lo caccia via di casa, e avvia un'attività politico-culturale antimafiosa. Nel 1965 fonda il giornalino L'Idea socialista e aderisce al PSIUP. Dal 1968 in poi partecipa, con ruolo dirigente, alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell'aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati.
Nel 1975 costituisce il gruppo Musica e cultura, che svolge attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti, ecc.); nel 1976 fonda Radio Aut, radio libera autofinanziata, con cui denuncia i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, e in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell'aeroporto. Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici.
Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Viene assassinato nella notte tra l'8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia. Gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo al Consiglio comunale.
Stampa, forze dell'ordine e magistratura parlano di atto terroristico in cui l'attentatore sarebbe rimasto vittima e, dopo la scoperta di una lettera scritta molti mesi prima, del suicidio.
Grazie all'attività del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta Impastato, che rompono pubblicamente con la parentela mafiosa, dei compagni di militanza e del Centro siciliano di documentazione di Palermo, nato nel 1977 e che nel 1980 si sarebbe intitolato proprio a Giuseppe Impastato, viene individuata la matrice mafiosa del delitto e sulla base della documentazione raccolta e delle denunce presentate viene riaperta l'inchiesta giudiziaria.
Il 9 maggio del 1979, il Centro siciliano di documentazione organizza, con Democrazia Proletaria, la prima manifestazione nazionale contro la mafia della storia d'Italia, a cui parteciparono 2000 persone provenienti da tutto il paese.
Nel maggio del 1984 l'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, sulla base delle indicazioni del Consigliere Istruttore Rocco Chinnici, che aveva avviato il lavoro del primo pool antimafia ed era stato assassinato nel luglio del 1983, emette una sentenza, firmata dal Consigliere Istruttore Antonino Caponnetto, in cui si riconosce la matrice mafiosa del delitto, attribuito però ad ignoti.
Il Centro Impastato pubblica nel 1986 la storia di vita della madre di Giuseppe Impastato, nel volume La mafia in casa mia, e il dossier Notissimi ignoti, indicando come mandante del delitto il boss Gaetano Badalamenti, nel frattempo condannato a 45 anni di reclusione per traffico di droga dalla Corte di New York, nel processo alla Pizza Connection.
Nel gennaio 1988, il Tribunale di Palermo invia una comunicazione giudiziaria a Badalamenti. Nel maggio del 1992 il Tribunale di Palermo decide l'archiviazione del caso Impastato, ribadendo la matrice mafiosa del delitto, ma escludendo la possibilità di individuare i colpevoli e ipotizzando la possibile responsabilità dei mafiosi di Cinisi alleati dei corleonesi.
Nel maggio del 1994 il Centro Impastato presenta un'istanza per la riapertura dell'inchiesta, accompagnata da una petizione popolare, chiedendo che venga interrogato sul delitto Impastato il nuovo collaboratore della giustizia Salvatore Palazzolo, affiliato alla mafia di Cinisi. Nel marzo del 1996 la madre, il fratello e il Centro Impastato presentano un esposto in cui chiedono di indagare su episodi non chiariti, riguardanti in particolare il comportamento dei carabinieri subito dopo il delitto.
Nel giugno del 1996, in seguito alle dichiarazioni di Palazzolo, che indica in Badalamenti il mandante dell'omicidio assieme al suo vice Vito Palazzolo, l'inchiesta viene formalmente riaperta. Nel novembre del 1997 viene emesso un ordine di cattura per Badalamenti, incriminato come mandante del delitto. Il 10 marzo 1999 si svolge l'udienza preliminare del processo contro Vito Palazzolo, mentre la posizione di Badalamenti viene stralciata.
I familiari, il Centro Impastato, Rifondazione comunista, il Comune di Cinisi e l'Ordine dei giornalisti chiedono di costituirsi parte civile e la loro richiesta viene accolta. Il 23 novembre 1999 Gaetano Badalamenti rinuncia all'udienza preliminare e chiede il giudizio immediato.
Nell'udienza del 26 gennaio 2000 la difesa di Vito Palazzolo chiede che si proceda con il rito abbreviato, mentre il processo contro Gaetano Badalamenti si svolgerà con il rito normale e in video-conferenza. Il 4 maggio, nel procedimento contro Palazzolo, e il 21 settembre, nel processo contro Badalamenti, vengono respinte le richieste di costituzione di parte civile del Centro Impastato, di Rifondazione comunista e dell'Ordine dei giornalisti.
Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si è costituito un Comitato sul caso Impastato e il 6 dicembre 2000 è stata approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini.
Il 5 marzo 2001 la Corte d'assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L'11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all'ergastolo.
PENSAIl Miglior Sanremo al quale ho avuto modo di assistere: finalemte hanno vinto le canzoni giuste, e mi riferisco in particolar modo a quella di Fabrizio Moro che ha scritto un testo di rara bellezza. Forse piano piano una cambiamento sta avvenendo, in passato ci saremmo sognati di acoltare al Festival di Sanremo una canzone del genere. Sono contento!
Ascoltatela
March 01 I RAGAZZI SONO IL FUTURO DELL'ANTIMAFIAChi ha paura muore ogni giorno. Chi non ha paura muore una sola volta. (Paolo Borsellino)
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